Il ministro venezuelano: “Manca il dentifricio? Colpa della pubblicità Colgate”

supermercato venezuelaIl Venezuela è in crisi umanitaria, oltre che economica: mancano quasi tutti i generi di prima necessità. Tra questi, oltre a cibo e medicinali, nel paese c’è penuria di dentifricio e il ministro della sanità ha una spiegazione tutta sua: è colpa della pubblicità della Colgate. Ne ha parlato Paolo Manzo sul Fatto Quotidiano.

di Paolo Manzo

Manca il dentifricio nei supermercati statali a prezzi controllati, gli unici dove con uno stipendio minimo di 9.648,18 bolivares si può fare la spesa in Venezuela. Il motivo lo spiega la ministro della Sanità, Luisana Melo: “Il popolo si lava troppo i denti, addirittura tre volte al giorno. Una è più che sufficiente – continua Melo – Ricordate la pubblicità del Colgate? quella che diceva che prima di andare a letto ‘chiqui, chiqui, chiqui’?” e fa il gesto di lavarsi i denti. “Bene, quella è stata una campagna pubblicitaria che ha fatto parte integrante della guerra economica”. Insomma è a causa degli spot Colgate che farebbero parte di una non meglio precisata “guerra economica” se oggi i venezuelani non trovano il dentifricio sugli scaffali.

E proprio a causa della penuria di beni di largo consumo, da qualche giorno nel paese sudamericano la Guardia Nazionale Bolivariana (GNB) è tornata a piantonare gli ingressi dei supermercati statali dove manca oramai di tutto, dal latte alla farina di mais, dal pollo allo zucchero, dagli assorbenti alla carta igienica. Paradossale se si pensa che il Venezuela è il Paese con le maggiori riserve petrolifere al mondo.

La presenza massiccia degli uomini e delle donne in armi nell’ultimo fine settimana è però servita a poco e, anzi, ha causato una rivolta popolare nel principale Abastos Bicentenario – la rete statale di supermercati nati dall’espropriazione della catena Cada y Exito – di Maracaibo, quello “delle Forze Armate”. Qui dalla notte di venerdì c’erano già in coda centinaia di persone, quelle con la carta d’identità che finisce con i numeri 0,1, 2, 3 e 4, gli unici che da quando è iniziato il razionamento alimentare possono far shopping di sabato (gli altri, dal 5 al 9, aspettano la domenica). Loro obiettivo comprare carne di pollo a prezzi calmierati, visto che un ingente carico di cosce, petti ed ali sarebbe arrivato di lì a poco, una rarità di questi tempi nei supermercati statali.

Una volta arrivato il pollo, tuttavia, gli agenti della GNB fanno entrare un centinaio di persone da una porta laterale – loro parenti o ‘soci in affari’ secondo alcuni testimoni oculari – scatenando l’ira del migliaio di persone, donne ed anziani in maggioranza, tutti in fila da ore.

“Ladri, corrotti”, inizia a gridare la gente rivolgendosi alla Guardia Nazionale Bolivariana. In un attimo si arriva allo scontro fisico, un signore anziano viene travolto. Una donna inizia a registrare tutto con il cellulare e viene aggredita dalle ‘forze dell’ordine’. “Ladri e corrotti”, continuano ad urlare inferociti in molti. Si scatena il caos mentre all’interno dell’Abastos Bicentenario il centinaio di parenti ed amici della GNB fanno razzia di pollo, carta igienica e dentifricio.

Il video finisce su Youtube e lo rilancia la televisione colombiana Ntn24. Passano poche ore ed un ministro di Nicolàs Maduro annuncia una quarantina di arresti di alti funzionari della rete statale di supermercati Abastos Bicentenarios per corruzione, perché facevano sparire la merce contribuendo ad inasprire la “guerra economica”.

In tutto questo il presidente Nicolás Maduro per far fronte all’emergenza alimentare ha chiesto aiuto alla Fao, che paradossalmente la scorsa estate l’aveva premiato per la sua “lotta contro la fame in Venezuela”. Richiesta accolta subito e così, oggi 1 febbraio, la neoministra per l’agricoltura urbana Lorena Freitez – la stessa che di recente ha spiegato così la scarsità ne supermercati statali ‘gli scaffali sono vuoti perché la rivoluzione ha finalmente riempito i frigoriferi’ – incontrerà i funzionari dell’Onu per ricevere aiuti finanziari e tecnologici. Il suo obiettivo è di creare nelle principali città venezuelane una rete di orti urbani, come a Cuba.

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