Islam: a Firenze sermoni in italiano. E perché no la Costituzione in arabo?

Di Rosengarten, il - # - Replica
nardellaIl Comune di Firenze e la locale comunità musulmana hanno sottoscritto un accordo che hanno pomposamente battezzato “Patto di Cittadinanza”, in base al quale nei riti islamici i sermoni saranno tenuti anche in italiano. L’intesa è stata siglata a Palazzo Vecchio dal sindaco della città gigliata Dario Nardella  e dall’imam del capoluogo regionale della Toscana Izzedin Elzir. Per tradurre in pratica l’accordo, giovani arabi che masticano anche un po’ d’italiano svolgeranno il “servizio” di traduzione in simultanea durante le cerimonie religiose. Per Nardella “si tratta di un patto significativo, il primo del suo genere siglato in Italia, perchè la tolleranza, la richiesta del mero rispetto delle leggi non basta: con l’intesa, ribadiamo  di sentirci  cittadini a tutti gli effetti, in base al principio del condividere i valori della nostra costituzione italiana, e vivere il principio costituzionale delle libertà religiose, con i diritti e doveri previsti”. Sì sindaco, noi ci sentiamo cittadini così, ma il problema sono loro, cioè se anche loro si sentono e fanno “così”, una realtà dalla quale siamo purtroppo, e nostro malgrado, ancora molto distanti.
Dichiarazioni assai meno fumose quelle dell’imam Elzir: “Il patto è un atto di responsabilità di fronte alla situazione che viviamo, dopo le tragedie di Parigi: non per dimostrare ai nostri concittadini che siamo buoni (che ci pare impresa in questo momento assai ardua, ndr), ma perchè crediamo veramente di essere cittadini di questo Paese. Vogliamo tranquillizzare i nostri concittadini: abbiamo esigenza di parlare l’italiano: qui c’è la nostra lingua, la nostra cultura, la nostra Carta”.
Sin qui la cronaca. La nostra prima reazione a questa notizia è il chiederci “cui prodest?”, cioè questa fanfaronata strombazzata ai quattro venti a cosa serva ed a chi giovi. Non è l’introduzione concordata tra cristiani e musulmani per il controllo di stampo poliziesco su quello che avviene o si trama nelle moschee o nelle riunioni di preghiera dei gruppi islamici, come misura atta a prevenire di atti di terrore. Primo perchè sarebbe una misura discriminatoria e politicamente scorretta, quindi non applicabile. Secondo perchè sarebbe inutile, perchè se dei fondamentalisti ovunque annidati volessero fare un attentato lo fanno e basta, non è che si mettono a tradurre in italiano i dettagli dell’azione per farceli sapere in anticipo nei TG di metà serata il giorno prima. E poi ormai si è purtroppo dimostrato che dalla Boston Marathon sino agli accadimenti di Francia, Indonesia, Turchia e Tunisia, per stare ai fatti più recenti, che ormai è esploso il fenomeno dei “cani sciolti” o dei “lupi solitari”, cioè di soggetti di fede musulmana che non sono fomentati, aizzati o prezzolati da nessuno, ma che per un maliteso fervore religioso che si trasforma facilmente in incontrollato fanatismo distruttivo, decidono di dare vita ad attentati “fai da te” fornendo un loro personalissimo contributo all’esportazione spazio-temporale della Jihad, operando in autonomia al di fuori di qualsiasi organizzazione oltranzista o schema organizzativo.
I due imam fiorentini, Nardella per il PD ed Elzir per l’Islam, si sono compiaciuti nel sottolineare gli aspetti culturali e sociali di questa iniziativa, nel quadro di una italianizzazione della comunità islamica, operazione che però, a ben guardare, implica solo il linguaggio usato, non la sostanza di quello che si dice. Perchè se veramente questo accordo preludesse ad una accelerazione sulla strada dell’integrazione, cioè del rispetto dei nuovi arrivati per tutto ciò che trovano presso chi li ospita, l’imam Elzir non si sarebbe precipitato a sottoscrivere un accordo per raccontare il Corano in italiano, ma piuttosto in questa fase storica avrebbe privilegiato lo studio della nostra Costituzione, in arabo per gli ultimi arrivati, ma anche per quelli che già parlano la nostra lingua perchè ben comprendano la nostra Carta.
Perchè è chi arriva che deve adeguarsi ed informarsi su ciò che trova, sulle leggi da rispettare nel penale e nel civile, sugli usi, sui costumi, sulle tradizioni, sui valori fondanti ed i canoni della nostra civiltà. Qui bisogna accettare che le donne siano libere, che possano lavorare, che possano frequentare chiunque vogliano, che possano vestirsi e truccarsi come loro pare, assecondando le loro scelte ed i loro desideri, non quelli dei loro imam o imposti da brutali “consigli di famiglia” spesso conclusi nel sangue. Se la cosa non aggrada, la soluzione c’è ed è semplice:aria, sbolognare.
Invece, con l’accordo di Firenze, la locale comunità islamica non assume alcun impegno per integrarsi pacificamente ed adeguarsi alla nostra civiltà, ma avrà il vantaggio di fare proselitismo per la loro religione annunciando il Corano in italiano, nonchè la possibilità di farci la cortesia di parteciparci nella nostra lingua il loro cordoglio, la loro vicinanza, la loro presa di istanza e la loro solidarietà ad ogni nuova strage di cristiani, di turisti, di civili da parte di attentatori islamici imbevuti d’odio anti-occidentale in ogni parte del mondo. Il terrorismo non è un problema di linguaggio, ma è una questione ideologica alimentata da mentalità deviate, da sotto-cultura e da una civiltà, quella islamica, fondata sull’odio, la crudeltà, la distruzione degli infedeli. Se veramente esistessero degli islamici che volessero arrivare alla pacifica coesistenza col resto del mondo, essi isolerebbero e depotenzierebbero tutti i santuari sunniti dallo Yemen alla Saudi Arabia, dall’Afghanistan all’Iraq, invece che sottoscrivere un accordo di promozione islamica col sindaco di Firenze. Ma a chi vogliono prendere in giro? Mica in Italia siamo tutti del PD.
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