La burocrazia spreca ogni anno 120 miliardi di euro

Di Redazione, il - # - Replica

burocrazia I dati sono impietosi: la Pubblica Amministrazione ogni anno riesce a sprecare 120 miliardi di euro; la cattiva spesa della burocrazia ha un impatto sul nostro paese molto peggiore rispetto a quello dell’evasione fiscale. La stima è della CGIA di Mestre, e ce ne parla Gianni Di Capua su Il Tempo.

di Gianni Di Capua

Impossibile, però, spiega il coordinatore dell’ufficio studi della Cgia Paolo Zabeo sommare gli effetti economici di queste diverse voci perché le inefficienze sono tratte da fonti statistiche diverse e in alcuni casi i costi si sovrappongono. Tuttavia, queste avvertenze non pregiudicano la correttezza del ragionamento: «È possibile affermare con buona approssimazione – prosegue Zabeo – che gli effetti economici derivanti dall’inefficienza della nostra Pubblica amministrazione siano superiori al mancato gettito riconducibile all’evasione fiscale che, a seconda delle fonti, sottrae alle casse dello Stato tra i 90 e i 120 miliardi di euro ogni anno. È altresì verosimile ritenere che se recuperassimo una buona parte dei soldi evasi al fisco, la nostra macchina pubblica funzionerebbe meglio e costerebbe meno. Analogamente, è altrettanto plausibile ipotizzare che se si riuscisse a tagliare sensibilmente la spesa pubblica, permettendo così la riduzione di pari importo anche del peso fiscale, molto probabilmente l’evasione sarebbe più contenuta, visto che molti esperti sostengono che la fedeltà fiscale di un Paese è direttamente proporzionale al livello di pressione fiscale a cui sono sottoposti i propri contribuenti».

Al netto degli interessi sul debito, nel 2016 la spesa pubblica in Italia dovrebbe tendere a circa 770 miliardi di euro e, come ricordano molti esperti, il tema della sua riqualificazione continuerà a rimanere centrale. Infatti, nonostante l’impegno e gli sforzi profusi in questi ultimi anni, i risultati giunti dalla spending review sono stati molto modesti. «Secondo una recentissima analisi elaborata da due economisti italiani occupati presso la Direzione Generale Affari Economici e Finanziari dell’Ue – conclude il coordinatore dell’ufficio studi – per diminuire in misura strutturale il carico fiscale italiano e allinearlo alla media dei Paesi dell’Area dell’euro sarebbe necessario ridurre la spesa pubblica di almeno 24 miliardi di euro. Un obbiettivo che, alla luce dei tagli di spesa previsti dalle ultime leggi di Stabilità, non ci sembra raggiungibile in tempi ragionevolmente brevi».

«Le imprese italiane – conclude il segretario della Cgia Renato Mason – essendo prevalentemente di piccolissima dimensione, hanno bisogno di un servizio pubblico efficiente, economicamente vantaggioso e di alta qualità, in cui le decisioni vengano prese senza ritardi e vi sia certezza per quanto riguarda le leggi e la durata delle procedure. Se, invece, la farraginosità della nostra legislazione continuerà a lasciare una grande discrezione interpretativa ai dirigenti e ai funzionari pubblici, è evidente che anche la riforma della Pubblica amministrazione messa in atto dal Governo Renzi potrebbe non sortire gli effetti sperati».

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