La Cina inizia ufficialmente a frenare: crescita più bassa degli ultimi 25 anni

cina esportazioni economiaDa quando Deng Xiaoping aprì la Cina al libero mercato, la sua crescita era stata inarrestabile, quasi sempre a doppia cifra. quest’anno la crescità economica del gigante cinese è stata molto inferiore rispetto al solito: +5,9%: il dragone inizia a frenare? Il sospetto pare confermato dal recente crollo delle borse di Hong Kong e Shangai, quando è scoppiata la bolla speculativa. I dettagli sono riportati da Elena del Maso su Milano Finanza.

di Elena del Maso

Shanghai festeggia i dati sul pil cinese, con acquisti sostenuti dal team di società pubbliche che hanno l’obbligo di comprare titoli in borsa quando quest’ultima mostra segni di cedimento (l’effetto di vede perché l’andamento degli scambi si apppiatisce per ore). Alle8 ora italiana, Shanghai saliva del 3,2% a 3.0006, l’Hang Seng era in rialzo dell’1,5%. A Tokyo il Nikkei ha chiuso in rialzo dello 0,6%, a 17.048 punti.

Intanto il petrolio recupera lo 0,48% a 29,57 dollari il barile Wti americano. La Cina è cresciuta del 6,8% nel quarto trimestre, ai minimi dal 2009 e invece del 6,9% in tutto il 2015, al più basso ritmo annuale da un quarto di secolo a questa parte. Nel 2014 il pil era invece salito del 7,3%.

La produzione industriale è aumentata del 5,9% nel mese di dicembre, rispetto a un anno prima, in rallentamento rispetto al 6,2% del mese di novembre. Gli investimenti fissi nelle zone non rurali sono saliti del 10%% lo scorso anno, a fronte di un incremento del 10,2% per i primi 11 mesi dell’anno. Le vendite al dettaglio, una delle voci più brillanti dell’economia cinese, sono cresciute dell’11,1% a dicembre rispetto all’anno precedente, lo 0,1% in meno se confrontate col dato di novembre (11,2%).

I leader cinesi hanno tenuto una riunione di politica economica ieri i funzionari più elevati in grado. Mentre il tono dei resoconti dei media di stato erano di netto ottimismo, il presidente Xi Jinping ha esortato i funzionari “a stabilizzare la crescita a breve termine.” Premier Li Keqiang, invece, ha parlato di “una crescente pressione al ribasso” per l’economia, complicata da una domanda globale in rallentamento.

“L’economia reale non si è mossa molto bene”, ha commentato l’economista di Nomura Yang Zhao. “Stiamo per avere un mare mosso davanti a noi.” Con un debito crescente, troppo abitazioni invendute e sovracapacità produttiva, gli economisti – e anche funzionari cinesi – stanno riflettendo su un anno più difficile.

I mercati azionari hanno già inciampato nel 2016, cancellando i guadagni che derivavano da una ripresa instabile dopo il crash dell’estate scorsa. E gli strumenti che il governo ha tradizionalmente utilizzato per rilanciare la crescita, sostengono gli economisti, ovvero la spesa in infrastrutture, il credito facile e le esportazioni, appaiono sempre più inefficaci.

Restano alla base i dubbi sull’affidabilità dei dati economici ufficiali rilasciati dalla Cina. “Il tasso di crescita relativo al 2015 solleva molte domande piuttosto che fornire piena rassicurazione sulla vera dinamica di crescita dell’economia”, ha commentato Eswar Prasad, professore di politica commerciale alla Cornell University ed ex capo della divisione cinese del Fondo Monetario Internazionale.

I timori rallentamento slancio in Cina e la gestione di Pechino l’economia si sono combinati con preoccupazioni per precipitare del petrolio e delle materie prime a tirare giù i mercati azionari globali nervosi dall’inizio del 2016.

A preoccupare gli osservatori internazionali è anche il debito che continua a crescere anche se l’economia rallenta. I gruppi statali hanno visto i profitti scendere del 9,5% anno su anno nei primi 11 mesi del 2015, mentre il loro debito è aumentato del 18,2 (dati Research Corp.). L’indebitamento totale è pari quasi il 260% della produzione economica annuale, riporta Ubs, dal 160% del 2007. Mentre il rapporto ufficiale di crediti in sofferenza nelle banche cinesi è rimasto basso, solo all’1,6% alla fine del terzo trimestre. Gli analisti e economisti hanno detto che il ritmo è in ripresa e molti debiti sono nascosti nei libri contabili dei soggetti non bancari che erogano prestiti.

Secondo Alessandro Balsotti, senior portfolio manager di Jci Capital Limited, società indipendente specializzata in asset management, advisory e capital markets, i listini cinesi sono da osservare con assoluta attenzione, a causa di questa “scatola nera, sempre più frequentemente indecifrabile”, che si unisce “alla consueta diffidenza per i dati economici ufficiali,. Il mercato non sa cosa aspettarsi da un’economia pivotale per le sorti dei mercati e da chi la governa (o cerca di farlo)”.

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