La famiglia: tutti la vogliono e nessuno se la piglia

Vedo che nella folmario-adinolfila di candidati a sindaco di Roma c’è anche lui: Adinolfi (Mario).

Giornalista giocatore di Poker, già del Pp, del Pd, del centrosinistra, più o meno cattolico, eccetera. Nato nel ’71 ha tutto sommato un pedegree conforme all’antropologia renziana: giovane Dc quando la Dc non aveva più senso, poi scivolato dentro la grande pancia della sinistra, poi riemerso qua e là dimostrando grande capacità di galleggiamento conforme alla sua fisionomia e stazza fisica.

Il suo faccione occupa tutto il manifesto (che anzi sembra troppo angusto per contenerla tutta). Nella foto è impegnato in una conversazione sul cellulare (con chi?!). Si candida in rappresentanza del Popolo della Famiglia, nuova formazione che a suo dire si strutturerà come il movimento 5stelle.

L’insieme fa pensare a una scimmiottatura di Giulio Ferrara. Adinolfi fisicamente potrebbe esserne il figlio e anche l’Elefantino, vittima di conversione tardiva, aveva lanciato nel 2008 una propria candidatura a premier con una lista contro l’aborto. E quindi il mio cervello scivola pigramente su Sant’Agostino: era lui che scriveva “ben vengano i convertiti ma non pretendano di guidare la processione”? Non poteva immaginare, il povero Agostino…

Comunque, tornando ad Adinolfi. Popolo della vita: ottima seppur scontata scelta di marketing. Non è necessario essere, come lui, un esperto blogger né uno speculatore del web come fu Casaleggio per identificare quali sono le parole più “taggate”. Non tutti certo fanno politica con questo “strumento d’analisi” (anche se il Casaleggio di cui sopra – per suo stesso vanto – ci ha costruito un partito di successo e tutta la sua comunicazione) ma non è che sia difficile capire come funziona. Vedi le parole che gli utenti usano più di frequente, le fai tue e fai finta che quello che pensano loro te lo sei inventato tu e sei il loro portavoce: loro rileggono nelle tue dichiarazioni le loro stesse parole e dicono (idioti) “cavolo ma io la penso proprio come lui! Ora lo voto!”.

Casaleggio, ammettiamolo, ci ha lavorato un po’ di più.

Adinolfi non si è sforzato così tanto: c’è stata la forzatura renziana sui matrimoni gay, c’è stata la grande reazione e la mobilitazione del family day e lui butta la rete per raccogliere almeno un po’ del materiale che si è smosso dal fondo.

Adinolfi – non per farmi gli affari suoi – ha famiglia? Ci ha sicuramente provato, il che è meritevole. Si è sposato e ha avuto una figlia. Due volte, credo. Il che non significa che sappia quali siano i problemi di chi ha una famiglia numerosa (diciamo dai tre figli in su) ma, per carità, riconosciamogli le buone intenzioni.

Leggo alcune sue dichiarazioni in cui promette di dare battaglia alla cultura “gender”. Altra cosa di cui si parla ma non è che sia molto chiaro di cosa realmente sia: è la magia dell’inglese, che ormai viene usato come il latino di Don Abbondio per NON far capire al popolo che cosa gli stanno combinando. Monti ne faceva infatti un uso smodato, ma Renzi lo ha superato di due spanne.

Adinolfi si riferisce alla tendenza attualmente in voga nelle scuole pubbliche italiane di indottrinare i nostri figli sin da bambini ala confusione e ambivalenza dei “ruoli” sessuali. Spiegare ad esempio a bambini di sette anni che baciarsi tra maschi o tra femmine è normale. Così, quando saranno adolescenti, di sperimentazione in sperimentazione forse decideranno quali sono le loro “preferenze”, oppure scopriranno la comodità di restare ambivalenti. Questo, per la cronaca, non è un allarme, è quello che già stanno facendo.

Quindi, se Adinolfi fosse davvero il capopolo della rivolta contro questa manipolazione aberrante dei nostri bambini, sarebbe il benvenuto.

Mi chiedo, però, se anche su questo abbia fatto un approfondimento o stia solo cavalcando un’ondina…

Gli consiglierei, a fin di bene, il libro di un filosofo dal nome curioso: Ivan Illich (non è parente di Lenin). Un personaggio di cui vale la pena conoscere almeno la vita “religiosa”. Il libro si chiama Gender, edito in Italia nel 2013 da Neri Pozza.

AVVERTENZA: una delle tesi del libro è che la società occidentale sia andata a scatafascio (tra le altre ragioni) quando per le esigenze dell’industrializzazione sono stati indebolite le differenze tra uomini e donne nel mondo del lavoro. Quindi si tratta, a tutti gli effetti, di un libro “sessista” e dunque “proibito”.

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2 Comments

  • Giorgio Reply

    16 aprile 2016 at 8:49 am

    D’accordo con de Angelis

  • Fuoco dr.Francesco Reply

    2 giugno 2016 at 11:35 am

    Sarebbe un buon sindaco.

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