La rivincita di Viktor Orbán: ha avuto ragione sulla chiusura delle frontiere

Di Redazione, il - # - 5 commenti

OrbanI nostri tg e la nostra stampa hanno ritratto per mesi Orbán cone un razzista xenofobo intollerante che con la sua politica minacciava l’integrità dell’Unione Europea. A conti fatti invece sulla politica anti-immigrazione ha avuto ragione lui, come ci spiega Il Foglio.

Esattamente un anno fa il primo ministro ungherese Viktor Orbán era un paria in Europa. Nazionalista, xenofobo, in odore di autoritarismo, Orbán sembrava un errore di sistema del grande progetto europeo. Ma il 2015 appena concluso è stato l’anno della rivalsa per il premier di Budapest, come ha scritto il sito Euobserver. Le priorità da lui imposte hanno dominato l’agenda europea, alcune delle sue parole chiave sono diventate parte integrante del discorso pubblico, e alcuni leader europei, pur senza ammetterlo, hanno adottato almeno in parte la sua linea.

Nel gennaio del 2015, in un discorso tenuto all’indomani degli attacchi terroristici contro la redazione di Charlie Hebdo, Orbán fu il primo a ricordare che l’immigrazione sarebbe stata la prossima grande sfida per l’Europa, capace di mettere in pericolo l’esistenza stessa dell’Unione, e chiese con forza la chiusura delle frontiere esterne dell’Ue. Allora, con la crisi dei migranti ancora lontana, la maggior parte degli europei rispose con scetticismo; oggi non la chiusura, ma il rafforzamento delle frontiere esterne è sulla bocca di tutti i leader. Il primo ministro ungherese è stato inoltre il primo a ordinare la costruzione di un valico di filo spinato per fermare le masse migratorie; pochi mesi dopo, scrive l’Economist, l’Europa sta per avere più barriere fisiche ai suoi confini di quante ne avesse durante la Guerra fredda. Nel suo discorso di fine anno la cancelliera tedesca Angela Merkel ha invitato i concittadini a vedere l’immigrazione come un’opportunità, ma la retorica incendiaria dell’ungherese, anche a causa delle carenze dei leader europei, quest’anno si è presa la sua rivincita.

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  • Giovanni Bravin

    Orban accusato ingiustamente a priori.
    Tutti zitti invece, sulla Merkel che decise SI all’ingresso dei soli siriani, mettendo in pratica una vera e propria discriminazione tra profughi di seria A e B.
    Si chiama RAZZISMO, ma tutti zitti!
    La Francia adottava DUE misure: intransigenza sui confini verso l’Italia, ma nessuna lungo altre frontiere, ad esempio Germania o Spagna. A Calais i CRS francesi facevano scendere i clandestini nascosti nei camion diretti in GB e li disperdevano nelle campagne del Pas de Calais. Clandestini erano, e clandestini rimanevano, senza alcun interrogatorio su quale frontiera avessero usato. Da anni l’Italia chiede una seria ed univoca politica estera EU.
    Senza ottenere risposte né durante il semestre italiano di presidenza EU, né con l’italiana Mogherini dall’altisonante titolo “Politica Estera e Sicurezza Comune”.
    La inconsistenza della nostra PESC è data dalla chiusura e controlli alle frontiere, effettuata a piacimento da diverse nazioni EU:

  • monica cappellini

    Merkel? una illusa
    vediamo di non perdere la vita per questa dama di picche

  • Dejan Giga

    Non voglio scrivere tanto.Sono bravi lavoratori,disciplinati,civili,sano tanto,inteligenti,produtivi,pero sempre nella storia europea sopratutto, quando sono stati protagonisti in prima linea,anno sbagliato clamorosamente.EU,che cosa e questo?

  • giuseppe

    In Europa ci vogliono piu Viktor Orban e meno: Renzi, Juncker, Merkel, Hollande!

  • Paolo

    Bhè era ovvio che Orban venisse osteggiato dalla comunità europea, mondialista ed asservita ai poteri forti; ha OSATO dire di no, ha osato esercitare quell’ autorità come capo e rappresentante di uno stato che la UE sta cercando in ogni modo di contrastare in tutti i paesi membri…

    Solo che con questa faccenda dell’ immigrazione, la comunità europea ha finalmente fatto vedere quanto fragili siano le fondamenta di questa costruzione politica artificiosa, portata avanti oltretutto nel peggiore dei modi.

    Di fatto, viviamo su una polveriera.




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