La stepchild adoption è un grimaldello per arrivare alle adozioni gay

Di Pietro Torri, il - # - Replica

coppia-gay_AFFIDAMENTOA nove anni esatti, il Governo Prodi presentò il disegno di leggeII sui DICO l’8 febbraio 2007, l’Italia sta finalmente regolamentando la questione delle coppie di fatto, con particolare attenzione a quelle omosessuali. Se prendiamo in considerazione la Francia del “marriage pour tous” vediamo che si sta parlando di numeri assolutamente irrisori. In tre anni, dal 2013 al 2015, ci sono stati meno di 26000 matrimoni di coppie omosessuali, circa il 3,6% del totale, ed in Italia i matrimoni nel loro complesso sono in numero minore di circa il 25%, ma, se due persone dello stesso sesso voglio dare il crisma della legalità alla loro unione, non si vede perché negargli questa possibilità.

Il vero problema sorge con il “famigerato” articolo V che modifica l’art. 44 della legge 4 maggio 1983, relativa alle adozioni. Questo è il vero scoglio su cui si scontrano le forze politiche ma, in realtà, la step child adoption è un falso problema. Facciamo qualche considerazione giusto per capire quante persone potrebbero essere interessate da questo caso, cioè dal fatto che il figlio naturale di una persona omosessuale possa essere adottato dal proprio compagno. Nella legislazione italiana sono vietati le adozioni e le inseminazioni artificiali per i singoli e oltre a questo è vietata la pratica dell’utero in affitto, anche per le coppie regolarmente sposate.

A maggior ragione verrebbero vietate sia l’inseminazione artificiale che l’adozione per le coppie omosessuali, perché il decreto Cirinnà, che vuole regolarizzare questo tipo di unioni, non contempla assolutamente questi casi. Visto che l’adozione e la maternità surrogata sono vietati, e i bambini non nascono per sporazione, c’è un’unica condizione in cui una coppia omosessuale, che rispetti la legge, possa avere un figlio. Ossia che tale figlio sia nato da una precedente relazione eterosessuale di uno dei due componenti della nuova coppia formatasi. Il che vuole dire che avrebbe comunque un padre e una madre.

I difensori del provvedimento affermano che questo serve a tutelare il diritto del bambino a poter continuare a godere dell’affetto del secondo genitore, nel caso gli venisse a mancare quello del genitore biologico parte della coppia omosessuale. Facciamo due conti. In quanti casi ci può essere la Step child adoption? Ci deve essere una coppia eterosessuale al cui interno nasce, o viene adottato, un bambino. Poi questa coppia si deve separare. Poi il coniuge con cui vive il bambino si deve innamorare di una persona dello stesso sesso. Poi il rapporto deve diventare così stabile e forte da spingere i due partner omosessuali a unirsi di fronte alla legge. Poi il compagno del genitore naturale deve decidere di voler adottare il figlio dell’altro partner e, contestualmente, l’altro genitore naturale di questo bambino deve dare il proprio assenso all’adozione, e quindi alla perdita della propria potestà. E tutto questo non sarebbe sufficiente a privare il minore dell’affetto parentale, perché il caso si verificherebbe solo con la morte del genitore a cui è affidato il bambino e, contestualmente, dovrebbe morire anche l’altro genitore naturale.

È praticamente impossibile che l’onorevole Cirinnà non si sia accorta che stiamo parlando di numeri assolutamente irrisori. La realtà è che quella che viene presentata come una battaglia di principio, sembra essere un grimaldello per poi ottenere, passo dopo passo, le adozioni per le coppie omosessuali. Inizialmente si rende adottabile il figlio del partner, poi si renderanno adottabili i bambini, a seguire si arriverà all’inseminazione artificiale per le coppie lesbiche e, dulcis in fundo, alla fine di questo percorso si permetterà alle coppie gay di farsi confezionare un bel pargolo affittando l’utero di qualche povera crista bisognosa di denaro. Tutto questo fra gli applausi scroscianti della sinistra perché, per certe persone, è degradante per una donna vendere per qualche ora il proprio corpo prostituendosi mentre affittare l’utero per nove mesi a ricchi signori, quali Elthon John, è assolutamente una cosa meritevole.

In realtà nel PD si stanno manifestando i primi ripensamenti. La senatrice Anna Finocchiaro ha annunciato una mozione per la messa al bando “universale” dell’utero in affitto: “Affinché il Senato impegni il Governo ad una iniziativa per la messa al bando a livello internazionale, della pratica dell’utero in affitto in ogni Paese del mondo, in nome della dignità della persona umana e dei diritti del bambino” e lo stesso Renzi ha affermato che “La stragrande maggioranza degli italiani – pare di capire anche in Parlamento – condanna con forza pratiche come l’utero in affitto che rendono una donna oggetto di mercimonio: pensare che si possa comprare o vendere considerando la maternità o la paternità un diritto da soddisfare pagando mi sembra ingiusto. In italia tutto ciò è vietato, ma altrove è consentito: rilanciare questa sfida culturale è una battaglia politica che non solo le donne hanno il dovere di fare”.

La direzione presa sembra essere quella giusta, ma non bastano generiche dichiarazioni di intenti. La step child adoption dovrebbe essere consentita solo se contestualmente venisse considerato reato l’adozione o la pratica dell’intero in affitto attuate all’estero. In questi casi basterebbe una condanna pecuniaria per i genitori adottivi, impedire il riconoscimento dei minori, la potestà genitoriale e considerare i minori stessi come adottabili. Non ci sarebbe nessun problema ad adottare un simile provvedimento perché si applica anche per altri reati. Basti pensare che per la Cassazione “È configurabile il delitto di bigamia nei confronti di persona che abbia contratto matrimonio all’estero con cittadino straniero, non rilevando, in contrario, la nazionalità del coniuge, né l’ignoranza della legge extrapenale, integrativa del precetto penale, che regola la validità del matrimonio”.

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