Le magie del compagno Vendola: ha abolito il vitalizio per tutti tranne che per se stesso

Di Redazione, il - # - 1 commento

VendolaCompagni sì, ma con i soldi dei contribuenti. Si potrebbe riassumere così il comportamento di Nichi Vendola, ex governatore della Regione Puglia, che durante il suo mandato ha abolito i vitalizi agli ex consiglieri e agli ex governatori. A tutti tranne che a lui, ovviamente, come ci racconta il quotidiano Libero.

di Franco Bechis

Quando l’amministrazione del consiglio regionale della Puglia il 18 settembre scorso deliberò di fare decorrere retroattivamente dal primo di settembre un vitalizio di 5.618,73 euro per Nichi Vendola, presidente uscente della Regione, mise nero su bianco una piccola bugia. Perché nella delibera fu scritto che si dava «atto che la spesa rinvenienta dal presente provvedimento è ricompresa nell’impegno già assunto con determinazione n. 7 del 22.1.2015». Quel riferimento così neutro e burocratico era ai fondi reali che il 22 gennaio precedente erano stati stanziati dal consiglio regionale per pagare i vitalizi dei suoi ex consiglieri fino al 31 dicembre 2015: in tutto 13.452.550 euro. Era una somma importante, che si pensava fosse sufficiente anche perché dal 2012 lo stesso Vendola aveva annunciato ai quattro venti di avere abolito il diritto al vitalizio per i consiglieri regionali. Vero, ma un particolare era stato nascosto: abolito per tutti meno che per lo stesso Vendola e per i suoi compagni di avventura nella Regione Puglia fino alle elezioni del 2015.

Sarà Michele Emiliano e chiunque sia stato eletto allora con lui a non prendere più il vitalizio, e nemmeno l’assegno di fine mandato, una generosissima liquidazione che veniva data ai consiglieri regionali e che valeva circa il doppio di quella corrisposta ai parlamentari nazionali. Vendola è stato il terzultimo vitalizio del 2015 in Regione Puglia. Lo stesso giorno in cui è stato concesso a lui, ne è stato deliberato un altro, assai discusso, per un ex, Aurelio Gianfreda (vitalizio da 4.422,14 euro al mese). Sette giorni dopo il fortunato di turno è stato Giovanni Copertino (10.071,80 euro mensili di vitalizio). Il 12 ottobre è arrivata l’ultima richiesta dell’anno: quella dell’ex Giovanni Brigante (vitalizio da 4.322,14 euro mensili).

Ma quegli assegni, compreso quello di Vendola, sono stati erogati senza avere più la necessaria copertura sul capitolo dedicato. C’è stata una tale e imprevista corsa estiva al vitalizio, che i fondi accantonati sono finiti davvero in poche settimane. Il motivo è semplice: per Vendola e compagni sono restate in vigore tutte le leggi più favorevoli esistenti sui vitalizi al momento del loro ingresso in consiglio regionale. Quindi non solo hanno avuto diritto a quell’assegno, ma pure a prenderlo in età assai inferiore a quella che oggi la legge prevede per tutti gli altri politici nazionali e regionali.

Al massimo avrebbero rischiato una decurtazione dell’assegno rispetto ai massimi, o comunque avrebbero ottenuto la cifra agognata versando un’integrazione contributiva. Vendola non aveva diritto ad andare in pensione a 57 anni come è accaduto con i contributi versati, che non sarebbero stati sufficienti. E infatti, sapendolo bene, il leader di Sel ha versato nelle casse della Regio-ne Puglia il 15 luglio scorso l’integrazione contributiva necessaria di 9.508,68 euro. Un piccolo sforzo, che per altro non ha mandato in bolletta l’ ex presidente della Regione Puglia. Appena 6 giorni dopo infatti la Regione Puglia gli ha versato un bonifico sul suo conto corrente bancario di 199.818 euro, così come richiesto dallo stesso Vendola.

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  • Rosengarten

    Salve. Vendola fa la figura del dilettante rispetto ad altri famosi personaggi della sinistra. L’ex leader del Movimento studentesco Mario Capanna, che l’unica cosa fatta in tutta la sua vita politica è stata quella di tirare un paio di uova marce verso le signore che uscivano dalla Scala di Milano per imbrattarne cappotti e pellicce, percepisce 9725 € netti, che a Natale con la 13a diventano 19.450 €, di cui 5000 € per i suoi 5 anni da consigliere assenteista della Regione Lombardia, e 4725 € per i suoi 4 anni da deputato di cui non è rimasta alcuna traccia. Chissà che ne pensano quei compagni operai suoi coetanei per i quali lui si “batteva” che pure loro adesso stanno in pensione, Capanna ci sta da tanti anni, ma dopo 40 anni passati alla catena di montaggio vivono con 1175 € al mese. A chi è convenuta la lotta proletaria? La condizione di chi è cambiata in meglio? Oltre che per i fatti della Scala, le cronache ricordano Mario Capanna per essere stato il segretario del Movimento Studentesco e poi, da grande, di un movimento, Democrazia Proletaria, contiguo e sostenitore delle Brigate Rosse, nonché per essersi infilato sistematicamente in tutte le manifestazioni di piazza dell’epoca. Ecco, questa è stata la vita di “duro lavoro” condotta da Capanna che dovrebbe giustificare una pensione di 9725 €. Il quale Capanna, peraltro, ormai da anni s’è ritirato nel suo ranch alla texana dalle parti di Città di Castello, dove si diletta, e guadagna benissimo, con coltivazioni bio-agricole delle quali è convinto sostenitore. E ci credo! Alla domanda se ritenga giusti e giustificati questi privilegi della casta politica, Capanna ha avuto la faccia tosta di affermare: “Diciamo che mi ribello a quel giornalismo che si affretta ad assecondare le stupiderie collettive per cui il problema sembra la pensione di due-tremila persone. Per quanto concerne i politici, penso che sarebbe intelligente se tutti la smettessero con certe battagliuzze di retroguardia (9725 € ad uno che non ha mai lavorato è battagliuzza di retroguardia?) Anzi, credo che bisognerebbe pagare i politici addirittura di più, a patto che si comportino in modo onesto, ponendosi davvero al servizio della gente”. Si come NON ha fatto lui. Meglio ancora ha fatto il suo successore alla segreteria di DP (guarda caso il simmetrico di PD), il compagno Russo Spena che di pensioni ne percepisce addirittura tre : quella da ex (extra)parlamentare, da 4725 €, una da ex consigliere regionale da 3000 €, ed una da ex professore di 3250 €, per un totale di 10.975 €. Chissà i sacrifici per arrivare alla fine del mese. Rosengarten




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