Lettera a Chiara Ferraro: “Ti auguro di arrivare almeno davanti a uno degli altri candidati”

Di Andrea Asole, il - # - Replica

chiara_ferraro_350x450Cara Chiara,

io e te non ci conosciamo, ma proveniamo molto probabilmente da due mondi culturali e valoriali differenti. Confesso: fino a questa mattina, quando ho letto sul Corriere della Sera la tua candidatura alle primarie del Pd di Roma non sapevo neppure che tu esistessi. Nel leggere della tua candidatura e, soprattuto, di come è maturata, ho pensato due cose. La prima: cacchio, è stata coraggiosa. La seconda: ma tu guarda questi qua che non si vergognano a usarla come mascotte.

Ho letto nel suddetto articolo che la tua voleva essere una “candidatura simbolica”, per dimostrare che le difficoltà oggettive che la vita ti ha posto non sono una buona scusa per fregarsene del resto. Hai avuto tanto coraggio, anche molto più del mio. Ho letto la dichiarazione di tuo padre e ho capito quanto fosse giustamente orgoglioso di te: “si sente una principessa”, ha detto. Bene, io ti chiedo, da persona che non abita a Roma e che non voterà per il Pd neppure morto: da principessa trasformati in Giovanna D’Arco o in Margaret Thatcher (perdonami l’averla nominata, sono pur sempre un cattivone di destra). Dai loro battaglia fino alla fine.

Gli altri candidati e la segreteria regionale del Lazio del Partito Democratico, a mio avviso, ti hanno ammesso per un semplice motivo: usarti come mascotte. Sarò maligno, non lo escludo, ma come diceva qualcuno che in politica ci ha resistito una vita a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca. Spero per te di sbagliarmi, ma ho la netta impressione che faranno passare la tua candidatura con questo messaggio: “vedete, noi rispettiamo le diversità, facciamo partecipare tutti”. Cacchio, no! A parte un oggettivo handicap, dal tuo gesto si capisce chiaramente che a te per far politica non manca nulla, che hai di diverso? Hai raccolto mille firme (ok, non sono le 2500 richieste, ma le hai prese da perfetta sconosciuta e senza nessun apparato o amici degli amici dietro) e sei andata a sbattere i pugni dai loro dirigenti (ho letto anche che già 3 anni fa eri nella civica di Marino).

A questo punto giocati la tua partita, parla della tua visione di Roma e non concentrarti solo su alcune tematiche, attaccali a muso duro, sii spregiudicata: insomma, dai loro del filo da torcere. Non permettere a questi signori di usare il tuo nome come quello di una mascotte: tu non sei una mascotte, sei una politica. Se accetterai un ruolo subalterno, avrai perso la tua battaglia: mi pare di aver capito che sei scesa in campo per dimostrare che anche le persone affette da autismo possano far politica come le altre, e allora che sia così.

Ti auguro di dare loro una lezione memorabile: tu non sei il loro fantoccio, ma un loro avversario. Spero tu possa arrivare almeno davanti a uno degli altri cinque candidati, in modo che la prossima volta ci pensino bene a considerare le persone per strumentalizzarle. Sei una competitor, non un loro strumento: so che lo dimostrerai.

Con stima.

Andrea

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