L’Europa fa sempre più schifo: colpa dei benpensanti

Di Emanuele Ricucci, il - # - Replica

tweet boldrini coloniaIn un post su Il Giornale Off, Emanuele Ricucci lo dice senza mezzi termini: questa Europa è sempre più degradata, e la colpa è anche inutile dire di chi sia. I soliti benpensanti non si rendono conto dei danni che stanno producendo con la loro ideologia e i fatti di Colonia ne sono soltanto l’ultima prova.

di Emanuele Ricucci

Colonia? Era solo questione di tempo…

Colonia, una storia moderna. Anzi, modernissima ed antica allo stesso tempo. Antica, perché le lande d’Europa hanno già assistito alla calata dei barbari. Modernissima, perché completamente figlia di quest’epoca disgraziata ed annichilita. Le assomiglia moltissimo, se la osservate da vicino ne riconoscerete tutti i tratti. Antica, perché alla mente ritorna, soprattutto, l’eco delle “marocchinate”, dei marocchini agli ordini del generale Alphone Juin, che fecero strage di stupri e violenze contro uomini, bambini, anziani e donne in un centro Italia che provava a difendersi dal dramma della guerra ma che, invece, ne subì le più tragiche conseguenze. Modernissima, per i tratti, per i contorni disumanizzanti, quasi folli che assume, tipici di questo sistema materialistico; Colonia, una storia prevedibile ed evitabile che, in realtà, non poteva neanche essere immaginata.

Ma Colonia è un episodio, un segnale della fine, un buco nero di un mondo zoppo e morente, alla rovescia, proprio ad un anno da Charlie Hebdo e a qualche mese dal Bataclan, tra Arabia ed Iran ai ferri corti e gli esperimenti nucleari koreani, tra il crollo della borsa cinese e Schengen schifato da Paesi “liberalissimi”. Segnali.

Colonia è un risultato passeggero, nel cinismo globale, ormai incastrati in una marea fangosa di bulimia di informazione, si passerà oltre, alla prossima notizia, anche stavolta, con freddezza, come uno stupro.

Quel che resta saldamente, e che preoccupa, sono le gesta e le forti contraddizioni dei paladini del bel pensare moderno – e loro portavoce – regnanti sui troni europei, guardiani di quell’integrazione che quasi diventa sostituzione. “Indiretti” responsabili di un Occidente, soprattutto versante europeo, adolescente, viziato, maleducato, sciocchino, incapace di maturare, rappresentanti di una terra ormai di nessuno, costretti ad ideologizzare e relativizzare qualsiasi cosa si muova, sempre nella stessa direzione. Per Dinah Riese, giornalista del tedesco Die Tageszeitung, la violenza contro le donne a Colonia non c’entra niente con l’immigrazione ed addirittura “le molestie sessuali su vasta scala non sono una novità […] per certi maschi tedeschi, il carnevale o l’Oktoberfest non sono divertenti senza qualche palpatina”. Per Laura Boldrini, nel messaggio lanciato sui social, chi ha sbagliato paghi, in virtù delle “conquiste della civiltà giuridica”. Punto. Lei è dalla parte delle donne e nel testo ufficiale si evita ben volentieri e volutamente di dare un nome alle cose, agli aggressori, di chiamarli con il loro nome. Per Gad Lerner, il più tollerante tra i mastri dell’intellighenzia sinistra, la condanna è leggermente più marcata, se non altro più lucida, e che “spetti alle istituzioni, prima ancora che ai volontari dell’accoglienza, farsi severe portavoce del valore della libertà della donna, mai del tutto acquisito neanche nel nostro vecchio continente”. “Stento a credere che tra gli aggressori ci possano essere migranti e rifugiati, gente che ha alle spalle storie molto dolorose. Chi affronta la morte rischiando la vita sui barconi o attraversando il deserto non rischia la libertà per una cosa simile”, queste invece le parole, piene di grazie, della “santissima” Dacia Maraini.

Dire tutto per non dire niente, o poco. L’importante è non dire chi sia il colpevole, non rimanere attaccati alla brutale realtà, contestualizzando i fatti per farne i conti, non ammettere il fallimento del multiculturalismo, non rendersi conto delle derive folli dei “nuovi modelli”. Dai parolieri dell’era postideologica arriva la condanna, sì, all’acqua di…Colonia, seppur non proprio da tutti questa volta, per fortuna: dove sono i cortei, le marce compatte, braccio sotto braccio, di sdegno delle belle menti? Non si sentono piangere, non si vedono fissare un angolo silenziosamente, ansimare di dolore durante le dichiarazioni pubbliche post accaduto. Non si sente il tonfo dei “buoni per davvero” del mondo omologato cadere a terra, svenuti. Non si sente gridare alla fine, alla barbarie, al dramma più epocale nella storia del femminismo e dell’umanità.

Glissare.

Un augurio, duplice, e una constatazione.

L’augurio: il ritorno all’umanità. La constatazione: il doppiopetto stretto, stretto. La prima una necessità comune, urgente, la seconda una conseguenza bestiale. Il ritorno all’umanità, ad una dimensione di vita, senza troppi sofismi, prossima a noi, in cui vadano ristabilendosi regole e ruoli, certezze e riferimenti, confini fisici e spirituali; se non ci fosse il doppiopetto stretto, stretto dei “buoni per davvero”, feudatari del pensare omologato, del pensiero unico, grandi alchimisti universali della “correttezza”, prestigiatori della civiltà. Illusionisti, strateghi, burloni. Per questi, tutto è relativo e da relativizzare agli occhi di un mondo ormai moderno, non più seguace di ogni gettito interiore, spirituale, ideale, di ogni flusso di coscienza ma diretto verso la massificazione e la convenienza delle azioni e dei pensieri, metro secondo cui si misura, oggigiorno, l’intelligenza dei popoli e dei loro uomini. Conveniva che Colonia accadesse? Beh, certamente non conveniva a nessuno, specie ai paladini dell’integrazione, profeti del multiculturalismo, gli stessi che, in due parole, hanno fatto ammalare l’Europa di Alzheimer, velocizzandone di molto lo svilimento, l’annichilimento.

Poi, l’altro augurio. Se così dev’essere, che tramonti, si spenga pure l’Occidente insipido, ipocrita; vigliacco e guerrafondaio, che ha rinnegato la propria identità, che sputato sulla linearità della propria storia, che ha calpestato la purezza delle proprie culture genitrici. Che tramonti, questo Occidente, così da esser pronti a generarne un altro, velocemente, senza sprecare neanche una vita, un’altra ancora. Che prendano forma le parole di Oswald Spengler, questo forse il più grande augurio da fare a questa marmaglia di coinquilini ai lavori forzati a cui siamo ridotti ad essere oggi: “Questo è il senso di ogni tramonto nella storia, il senso del compimento interno ed esterno, dell’esaurimento che attende ogni civiltà vivente. Di tali tramonti, quello dai tratti più distinti, il «tramonto del mondo antico», lo abbiamo dinanzi agli occhi, mentre già oggi cominciamo a sentire in noi e intorno a noi i primi sintomi di un fenomeno del tutto simile quanto a decorso e a durata, il quale si manifesterà nei primi secoli del prossimo millennio, il «tramonto dell’Occidente»”

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