L’Europa non si beve le balle di Renzi e considera l’Italia a rischio

renziLa Commissione Europea tiene ancora sott’occhio Renzi: nel rapporto della Commissione Europea si evidenzia come l’Italia nel breve periodo non corra rischi ma che invece nel lungo periodo preoccupa la situazione del debito. Ne ha parlato Daniele Di Mario su Il Tempo.

di Daniele Di Mario

La situazione economico-finanziaria italiana resta a rischio. Nel rapporto della Commissione europea sulla sostenibilità dei conti pubblici, il nostro Paese rimane sorvegliato speciale per quanto riguarda l’indebitamento sul lungo periodo e per quanto concerne il sistema creditizio. Per Bruxelles, le Finanze pubbliche italiane non rischiano però una particolare pressione nel breve termine. Per l’Italia – scrive la Commissione Ue – «nel complesso, non sembrano esserci rischi a breve termine di stress di bilancio», ma «la quota di sofferenze nel settore bancario potrebbe rappresentare una fonte importante di rischi di passività a breve termine». Preoccupano invece il debito lordo e netto e le necessità di rifinanziamento. Il rapporto non impensierisce però il Ministero dell’Economia, secondo cui la Commissione Ue «conferma che i conti pubblici italiani non presentano rischi a breve termine e sono in assoluto i più sostenibili di tutti nel lungo termine». Da via XX Settembre si fa notare come «il pesante debito pubblico rende il Paese più esposto in caso di choc esterni. Per questo il governo ha programmato il debito in discesa nel 2016 per la prima volta dopo 8 anni consecutivi di incremento».

ECONOMIA VULNERABILE
L’indebitamento dovrebbe toccare l’apice nel 2015 al 133% del Pil, per poi calare al 130% nel 2017. Nonostante la diminuzione attesa, il debito resta la «principale fonte di vulnerabilità dell’economia italiana», perché «limita la capacità del Paese a rispondere agli choc economici e lo lascia esposto al rialzo dei tassi d’interesse dei titoli di Stato, mentre la capacità di incrementare gli investimenti pubblici è limitata dal conto degli interessi, al 4,3% del Pil nel 2015». Possibili choc economici possono poi mettere a repentaglio il percorso di rientro del debito: per gli economisti dell’Ue c’è l’11% di possibilità che il debito del 2020 sia superiore a quello del 2015. Il debito italiano non è l’unico elemento di «alto rischio» nella Ue. Sono undici le economie degli Stati membri che la Commissione ritiene di fronte a «rischi potenziali per la sostenibilità delle finanze pubbliche elevati» da qui a dieci anni: Belgio, Spagna, Francia, Croazia, Portogallo, Romania, Slovenia, Finlandia, Irlanda e Regno Unito.

SOFFERENZE E DEFICIT
Indebitarsi sul mercato, per il Tesoro, nonostante l’alto livello di stock pregresso, non rappresenta un problema significativo. Non preoccupa neppure la Commissione Ue, viste le caratteristiche di durata dei titoli di Stato e la ripartizione dei creditori tra domestici ed esteri. Bruxelles riflette poi su quale sarebbe l’avanzo primario di bilancio da mantenere per far scendere in fretta il debito: «Il debito italiano scenderebbe in modo più sostanziale» che nelle previsioni attuali «sino a quasi il 100% del Pil nel 2026», solo con un avanzo primario «significativamente più alto» di 1,3 punti rispetto alla previsione del 2,5% per il 2017, e precisamente pari «al 3,8% del Pil tra il 2017 e il 2026».

BANCHE
Quanto al sistema creditizio, proprio le sofferenze vengono viste come un fattore di tensione nel breve periodo. La trattative Roma-Ue va avanti da tempo ed è giunta alla stretta finale.

PENSIONI
La Commissione Ue riconosce i grandi sacrifici chiesti agli italiani per mettere in sicurezza il sistema previdenziale. «Non ci sembrano essere rischi di sostenibilità» dei conti pubblici «nel lungo periodo, supponendo la piena attuazione delle riforme pensionistiche adottate in passato e a condizione del mantenimento della bilancia strutturale primaria al livello previsto dalla Commissione per il 2017 (2,5% del Pil) ben oltre quell’anno».

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