Nelle carte di Mafia Capitale spunta il nome della Boschi: era in contatto con Buzzi

Foto Fabio Cimaglia / LaPresse.31-03-2014 Roma.Politica.Conferenza stampa al termine del Consiglio dei Ministri n°10.Nella foto Maria Elena Boschi..Photo Fabio Cimaglia / LaPresse.31-03-2014 Rome (Italy).Press conference after the Council of Ministers No. 10.In the photo Maria Elena Boschi

Non c’è solo lo scandalo Banca Etruria per Maria Elena Boschi. Dalle carte sull’inchiesta di Mafia Capitale emergono suoi rapporti con il ras delle coop Salvatore Buzzi, il quale ha donato anche 15 mila euro alla fondazione di Matteo Renzi. Lo racconta molto bene il quotidiano romano Il Tempo

di Ivan Cimarrusti

«Abbiamo consegnato alla Boschi la lettera per Matteo». Sono le 22:05 del 7 novembre 2014, giorno della cena elettorale del presidente del Consiglio Matteo Renzi. Il ras delle coop di Mafia Capitale, Salvatore Buzzi, ha partecipato a quella raccolta fondi. Ne parla con una sua amica e racconta dei presunti rapporti che avrebbe avuto con il ministro per le riforme costituzionali e per i rapporti con il Parlamento. La telefonata è contenuta nell’incartamento giudiziario della Procura della Repubblica di Roma, depositato al maxi processo contro la presunta cupola mafiosa capitolina.

Gli atti, dunque, svelano retroscena finora inediti. Tutti legati a quella cena di novembre del 2014 per finanziare il Partito democratico e Matteo Renzi. Un particolare di cui parla anche con Michele Nacamulli, esponente romano del Pd: «Se becchi Renzi gli ricordi che abbiamo finanziato la Leopolda e oggi gli abbiamo dato 15mila euro. Potevamo dirlo alla Boschi cazzo». «Ok», risponde Nacamulli, «la Boschi è qui». C’è da dire che, stando a fonti difensive, i tabulati telefonici nasconderebbero anche altre conversazioni avute tra il ministro Boschi e Buzzi. Conversazioni che non hanno alcun profilo penale ma che si riferiscono a un periodo precedente alla cena di novembre. Tra settembre e ottobre, infatti, Buzzi sembra dialogare col ministro per avere informazioni sulla cena. È pronto a partecipare versando un proprio contributo. D’altronde l’imprenditore era stato per anni il fiore all’occhiello delle coop vicine alla vecchia sinistra di Roma. E con l’arrivo di Renzi intendeva riposizionarsi politicamente e, magari, fare un salto di qualità.

L’obiettivo era di arrivare a incassare appalti sempre più ampi per ingrassare le casse delle cooperative legate a doppio filo al presunto boss, Massimo Carminati. Nei suoi interrogatori, infatti, Buzzi ha precisato che finanziando le campagne elettorali «ti fai un’assicurazione sulla vita, sul futuro». «Ma perché – ha aggiunto – me chiama Renzi a cena, 15mila euro a Renzi (…) ci hanno chiamato i finanziatori». Dai tabulati telefonici, però, risulterebbero suoi contatti direttamente con la Boschi. Un’ennesima grana per il ministro, dopo lo scandalo della Banca Etruria. Stando a quanto emerso, alla cena di autofinanziamento del Partito democratico Buzzi avrebbe pagato la somma pattuita versando il denaro che sarebbe finito nelle casse della Fondazione Open, gestita dall’intimo amico del premier, l’imprenditore Marco Carrai, recentemente tra i papabili a gestire la cybersecurity italiana. D’altronde, nella stessa Fondazione Open risulta esserci la stessa Boschi. Le intercettazioni del 6 novembre 2014 sull’utenza di Buzzi confermano il pagamento per la cena elettorale. Al telefono ci sono il ras delle coop e il suo stretto collaboratore Carlo Guarany. I due discutono della cena e decidono di informarsi meglio con Lionello Cosentino, ex segretario del Pd di Roma che a dicembre 2014 è stato commissariato da Matteo Orfini. I giorni successivi alla cena Buzzi continua a discutere della candidatura di Renzi con l’allora direttore generale di Ama, Giovanni Fiscon. Racconta di aver fatto due versamenti (uno da 15mila euro per la cena e un altro da 5mila per la Leopolda).

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1 Comment

  • Rosengarten

    Rosengarten Reply

    29 gennaio 2016 at 12:07 pm

    Salve. Mi sento di spezzare una lancia per la Boschi. “Poverina, mica si voleva immischiare nel malaffare”. Le hanno detto che lei deve riformare tutto perchè in Italia nulla funziona e lei, scoppiata mafia capitale, s’è messa in testa, per deformazione professionale, di “riformare” la mafia perchè se a Roma è scoppiato il caso evidentemente non funzionava bene. Nessuno le ha ancora spiegato che la mafia invece funziona benissimo, ed anzi con il governo Renzi si sente più tranquilla e protetta, visto che il premier ha adottato i suoi stessi schemi e le sue stesse procedure, eliminazione “fisica” degli avversari per occupare tutte le posizioni di potere del Paese, alla stessa stregua con la quale la mafia occupa e controlla il territorio. Territorio o poltrone, pizzo o tasse inique, al di là delle differenze terminologiche lo schema è esattamente lo stesso. Meditate gente, questo è il governo dei “democratici”. Rosengarten

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