Non abbiamo bisogno del Financial Times per giudicare Renzi incapace

Investors in the UK are keeping a sharp eye on the FTSE Index, after day when the London Stockmarket recorded it's worst showing since December 1996.   *  Despite an effort by George Bush to halt the slide of the Dollar, the US currency continues to slide, sparking fears of a recession that could effect markets worldwide.

Il 4 novembre del 2011 in Italia era festa e si celebrava la giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate. A Londra invece era un venerdì feriale qualsiasi, uno di quelli in cui negli uffici si disbrigano le ultime pratiche, si chiudono i conti, si riordinano cassetti e scrivanie e si ci si appresta a partire per il week end. Questo per molti, ma non per tutti. Perchè nella redazione londinese del Financial Times, qualcuno, un ristretto ed affiatato manipolo di esperti e consumati giornalisti, stava scrivendo un editoriale sull’Italia. All’epoca, il FT era ancora un autorevole organo economico-finanziario della sinistra liberal anglo-sassone-americana, molto diffuso ed ascoltato nel mondo, che il gruppo Pearson non aveva ancora deciso di cedere insieme a mezzo The Economist ai giapponesi di Nikkei per 1,3 miliardi di euro, come fece puntualmente quattro anni dopo.

Quell’editoriale fece scalpore soprattutto per il titolo inedito ed inusuale sbattuto in prima pagina: “In God’s name, go!“, cioè : “In nome di Dio, vattene!”. Il destinatario dell’esortazione era Silvio Berlusconi nella sua qualità di Presidente del Consiglio italiano. L’occhiello al titolo recitava in grassetto :”Solo un cambio di leadership può far recuperare all’Italia la sua credibilità”. Naturalmente, l’inglese FT, uno dei pochi organi di stampa ad essere filo-europeista all’ombra del Big Ben, se ne fregava dell’Italia, dei suoi problemi e delle sue sorti: “‘so latini che s’ammazzino pure…”. Ma invece si preoccupava, e molto, che il nostro Paese facesse da zavorra all’Europa, come già stava succedendo con la Grecia, e che nell’andare a fondo trascinasse con se l’euro, la Comunità, l’Eurozone e gli interessi di Sua Maestà Britannica la Regina. Dopo avere paragonato Berlusconi a Papandreu, l’FT si è addentrò in una analisi economica che più strampalata e superficiale non poteva essere, alla faccia della sua proverbiale autorevolezza, addossando al nostro premier tutte le responsabilità dell’esplosione dello spread sino a ridosso dei 500 punti.
E’ storia recente, bastò poco a scoprire che invece si trattò di una truffa euro-franco-tedesca per scaricare le perdite accumulate con i derivati infetti sulle vittime sacrificali individuate nei PIIGS, acronimo di Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia e Spagna, usato in Europa del Nord come un epiteto col doppio senso di pigs, cioè maiali in inglese. Per loro noi siamo dei maiali. Secondo loro, Berlusconi era un incapace, quindi era ora che se ne andasse per il bene dell’Europa e del mondo. Non hanno menzionato l’Italia tra i beneficiari della defenestrazione del nostro premier, ma non fu una dimenticanza: infatti. non era previsto che il nuovo premier, il prof Monti, fatto passare sotto l’arco di trionfo dalle osannanti truppe europee e teutoniche con ordini impartiti telefonicamente al Colle, tutelasse anche gli interessi del Bel Paese, oltre a quelli euro-mondiali. Però del FT si può dire di tutto, tranne che non sia un giornale fatto di gente di parte, ma intellettualmente onesta. Infatti gli bastarono una decina di giorni per capire l’antifona suonata del prof varesino tanto da titolare, sempre in prima pagina: “Se Monti è questo, chiediamo scusa a Berlusconi”.
Un anno dopo, correva il 10 dicembre del 2012, anche un altro quotidiano della sinistra liberal inglese, il The Telegraph si immerse in una analisi, molto più cauta di quella condotta dal FT, della situazione italiana e dell’azione del suo governo tecnico, concludendo che l’Italia stava in crisi per colpa del fatto che s’era ritrovata in una moneta sbagliata, tanto che nemmeno Mario Monti avrebbe potuto fare molto, per quanto egli potesse essere ritenuto un gentleman di stampo europeo, perchè “lui è un sacerdote del Progetto Eu ed un personaggio chiave dell’appartenenza italiana a quel progetto”. Come a dire che Monti era completamente fuori strada se pensava di curare l’Italia continuando a somministrarle massicce dosi di Euro, che era proprio la causa del suo malore.  Tesi che due mesi dopo, era il gennaio 2013, farà propria anche il FT che ritorna sull’argomento Italia con un articolo del suo editorialista Wolfgang Münchau dal titolo emblematico: “Monti non è l’uomo giusto per guidare l’Italia”. Grazie, ma noi lo avevamo sempre saputo, non ci sono occorsi quasi due anni per accorgercene.
L’unico serio organo di informazione finanziaria a continuare a persistere nella considerazione di Monti rimase il più autorevole di tutti, il WSJ (Wall Street Journal), che però alla fine si dovette arrendere, quando l’11 aprile del 2012 dovette titolare in prima pagina: “Su Monti ci siamo sbagliati, ce ne scusiamo con i lettori”. Insomma, gli angloamericani e gli europei del nord hanno tessuto per mesi e mesi gli elogi di un collaborazionista cui si riconoscevano qualità di amministratore “serio e rigoroso” solo perchè sostenuto da una sinistra, il PD, che godeva fama, senza prova alcuna, di essere filo-europeista, onesta, disinteressata e pragmatica a scatala chiusa, senza alcun fondamento a dimostrare l’attendibilità di questi giudizi. Ma si sa che per chi li comanda, dei collaborazionisti contano i fatti, non la loro statura morale o la loro onestà personale. Monti e la sinistra europeista, di QUESTA Europa, ci hanno rovinato, hanno semidistrutto il nostro sistema produttivo, hanno riportanto indietro di 60 anni i consumi e l’occupazione, di 40 la produzione, di oltre 80 anni l’edilizia, hanno reso poveri il 20 % degli italiani ed hanno quasi cancellato la classe media, ma stampa, media ed ambienti, certi ambienti, di tutto il mondo cercavano di convincerci che la cura da cavallo ci avrebbe fatto rinascere più sani, vigorosi e vispi di prima, salvo poi dirci, di fronte ad un’ineludibile evidenza, scusateci tanto, c’eravamo sbagliati.
Adesso hanno rifatto lo stesso. Renzi di qua, Renzi di là, l’unico che sa e può fare le riforme. Ma quali riforme? Ai tedeschi, ai francesi ed a tutti gli europei Renzi va benissimo, perchè sanno che con lui l’Italia resta succube ed innocua. Manco se lo filano, non c’è straccio di consesso europeo in cui il nostro premier venga coinvolto neanche alla lontana, nemmeno dei clandestini ci parlano con lui. Quando immigrati e profughi fasulli si fermavano in Italia la parola d’ordine di Bruxelles era :”Accoglienza!”. Adesso che stanno straripando dappertutto ci impongono di chiudere le porte e di respingere. La politica estera questo governo non sa neanche cosa sia, del terrorismo dobbiamo ricordarcene nelle nostre preghiere perchè qualcuno ci salvi. Tutte le presunte riforme sono delle menzogne sostenute dal sistema solo per “non dare il Paese alla destra”. Renzi governa gli italiani come fossero suoi clienti da fidelizzare coi punti come al supermercato. L’Italia è l’unico Paese che non cresce in Europa, l’occupazione è un gioco delle tre carte, perchè con la connivenza dell’Inps e del fido Boeri fanno passare per nuovi posti di lavoro la mera stabilizzazione di precari che comunque già lavoravano, e di nuove opportunità di lavoro neanche l’ombra.
I consumi non crescono, le pmi non le pagano, le grandi infrastrutture ed i grandi cantieri non partono, il credito non si dà se non agli amici-clienti sul territorio, il conflitto di interessi con Renzi è diventato il Concorso di Interessi tra politica, malaffare e parentopoli varie e la sinistra si è rivelata per quello che è sempre stata, la madre di tutte le corruzioni. Hanno fatto dimettere Lupi, ma la Boschi ed i sottosegretari rimangono ai loro posti. Berlusconi è stato condannato per aver condizionato un solo voto al Senato quando persino Prodi sapeva che ormai non aveva più la maggioranza, ma adesso nessuno dice nulla dei 200 voti virtuali da nessuno espressi che il PD e Renzi utilizzano per il loro strapotere nel Paese grazie ad una legge truffa, e nessuno dice niente sulle campagne acquisti in Senato. In quale Paese democratico e libertario un governo si regge grazie ai voti che gli elettori avevano affidato a parlamentari perchè si battessero CONTRO il governo di sinistra ed invece gli fanno da stampella?
All’ultimo governo Berlusconi, da Repubblica al Corriere, dal Messaggero al Fatto Quotidiano, tutti i media ed i grandi pensatori di questo Paese a teorizzare che in una democrazia garantista la maggioranza avrebbe dovuto concedere con generosità i “contrappesi istituzionali”, cioè non monopolizzare tutte le cariche istituzionali dello Stato per garantire il potere di controllo della minoranza. Adesso Renzi ed il PD se le sono prese tutte le cariche che contano, dalla Presidenza della Repubblica alle Camere, dalle Authorities, alla stampa, alla Rai, alle banche, alla magistratura, alla Corte Costituzionale, alla CdP, al Cipe, al parco consulenti ammanigliati. Noi andiamo a fondo, ma al punto uno dell’agenda del premier ci sono le unioni civili, per trasformare la civiltà che illuminò il mondo per oltre due millenni in una comunità primordiale, gli esseri umani in animali che si accoppiano tra loro con chi capita, dove capita, con i figli ridotti a pacchetti tutto compreso che se li prende chi vuole.
Ed ancora una volta arriva il FT, è cronaca di oggi, a chiederci scusa per essersi sbagliato. A dirci che Renzi fa casino, che le sue misure sono vacue e contraddittorie, che invece di fare emergere l’economia sommersa l’aiuta a rimanere nell’ombra, e parliamo di almeno 300 miliardi di euro, mica di bruscolini. A spiegarci che con la sua politica in Europa Renzi anzichè trovare convenienti sinergie per rilanciare il Paese si pone su posizioni antagoniste, insostenibili ed autolesionistiche a tutto svantaggio dell’Italia. Ringraziamo il Financial Times, ma dobbiamo ribadire che queste cose noi le sappiamo benissimo senza che ce le vengano a raccontare loro. Speriamo che finalmente lo capiscano anche gli italiani, ammesso che Renzi non elimini pure le elezioni perché col consenso che ritiene di avere sono inutili, senza che nessuno abbia nulla da ridire in merito.
Rosengarten

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Romana, 19enne, studentessa al Department of Economics presso Primaria Università Usa, ama la discomusic, la storia, la natura selvaggia, gli animali e la finanza etica, ma soprattutto viaggiare. Abituata a lottare contro due fratelli più grandi per trovare uno suo proprio spazio vitale, formazione cattolica, schierata a destra, idealista si contrappone al dissoluto materialismo dilagante di una sinistra immorale, rozza e corrotta. Nel tempo libero si diletta in cucina. Tanti, troppi amici, poco tempo da dedicare a loro.

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1 Comment

  • Paolo Reply

    2 febbraio 2016 at 5:15 pm

    Articolo eccellente, come sempre.

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