Obama: vuol sostituire subito Scalia per forgiare la società Usa dei prossimi 30 anni

Di Rosengarten, il - # - Replica

unnamedL’improvvisa morte del giurista 79enne Antonin Scalia, avvenuta nel sonno dopo una battuta di caccia nel suo ranch nel Texas, ha scatenato uno tsunami politico che ha letteralmente spaccato in due il Paese. Con un nome che tradisce evidenti origini italiane, Scalia era il più popolare dei nove giudici della Corte Suprema di Giustizia degli Stati Uniti. La sua nomina fu decisa da Ronald Reagan nel 1986, primo giudice italo-americano ad entrare nel novero dei giudici di quella Corte. Nato a Trenton-New Jersey, ma cresciuto a New York nel Queens, Scalia aveva affrontato una carriera di apprezzato legale e di studioso di diritto, tanto da ricevere una cattedra alla Chicago University. Fu proprio Reagan che aveva un’enorme stima in lui, a recuperare Scalia alla carriera giudiziaria, dapprima come giudice di Corte d’Appello, poi alla Corte Suprema, dove ben presto si eresse a paladino di un’interpretazione letterale della Costituzione, secondo lo spirito invocato dalla Federalist Society, un’associazione che raccoglie i giuristi conservatori, per la quale la Costituzione si legge e si applica, non si interpreta alla luce dei mutamenti della società. Piuttosto la si cambia o la si emenda, non che la si stravolge arbitrariamente.

Scalia era un super-conservatore doc, dotato della granitica rettitudine morale che una ferrea educazione cattolica gli aveva impresso. Padre di nove figli, qualche mese fa si dissociò dalla sentenza che ha legalizzato i matrimoni gay dicendo dei suoi colleghi giudici che “avevano preso una posizione sbagliata nella guerra culturale”, che avrebbe aperto il vaso di Pandora di ogni depravazione e dei relativi effetti disastrosi sulla morale comune ed il concetto di sessualità, che senza più freni inibitori rischiano di andare fuori controllo per lasciare spazio a “bigamia, incesto, prostituzione, masturbazione, fornicazione, bestialità ed oscenità di ogni tipo”. Quando scoppiò il caso delle presunte discriminazioni nell’accesso all’Università del Texas, Scalia si dichiarò assolutamente contrario al principio delle quote, quello per cui molti dei più bravi devono lasciare il posto a favore di presunti soggetti disagiati e meno preparati, inseriti in liste di tutela, dichiarando provocatoriamente che “gli studenti afroamericani avrebbero potuto trovare molto più agevole e meno stressante per loro iscriversi e frequentare atenei non così prestigiosi”.

Per comprendere perchè la battaglia politica che la scomparsa di Scalia ha scatenato sia così veemente e rischi di tramutarsi in una rissa istituzionale tanto da contendere la ribalta alle primarie presidenziali, occorre sottolineare come la Corte Suprema da sempre svolga un ruolo centrale ed eserciti un’azione continua e determinante nel tracciare precisi indirizzi di sviluppo della società, della politica, dell’economia, della finanza, della formazione, delle politiche di immigrazione degli Stati Uniti. La CS si avvale di nove giudici, ognuno dei quali è nominato a vita dal presidente degli Stati Uniti, purchè la sua nomina sia ratificata dal Senato che può esercitare il potere di veto. Quindi, tranne rarissimi casi di dimissioni o di procedure di impeachment per la loro destituzione, i giudici di Corte Suprema sono come i diamanti che durano per tutta la vita.

Nella sua composizione attuale, nella CS ci sono quattro giudici di nomina Dem, due nominati da Clinton e due da Obama, e quattro di area GOP, due nominati da George W. Bush e due da Reagan. Il nono era Scalia, il terzo nominee di Reagan, per cui la CS aveva una maggioranza repubblicana di 5 voti a 4, che ora rischia di essere stravolta in questo delicato passaggio della storia mondiale e americana, qualora Obama l’avesse vinta nella sua pretesa, ieri fortemente ribadita in un discorso dalla California, di voler nominare subito un sostituto del giudice Scalia. In tutta la storia degli Yankees è successo solo 5 volte che un presidente abbia sostituito un giudice di CS durante l’ultimo anno del suo mandato, peraltro già rinnovato una volta nel caso di Obama. Ma non è mai successo che un presidente cogliesse la macabra opportunità offerta dalla morte di un giudice per sovvertire a proprio favore gli orientamenti della Corte Suprema, come accadrebbe se lo scomparso Scalia fosse sostituito da uno dei candidati tutti di area Dem inclusi in una lista che ha preso a circolare nei corridoi del Congresso e poi su tutti i media nazionali.

Se lo facesse, Obama si renderebbe protagonista dell’ennesima nefandezza di una lunga serie con cui ha farcito il suo mandato presidenziale, con la quale imprimerebbe con un marchio a fuoco indelebile la sua infamante impronta politica, l’Obamismo, sullo sviluppo della società americana per i prossimi 20 o 30 anni. Un periodo questo che corrisponde all’attesa di vita del “giovane” candidato Dem eventualmente chiamato a sostituire il repubblicano Scalia. Impronta indelebile perchè la composizione della Corte Suprema che fosse determinata da una decisione di Obama sopravviverebbe all’uscita di scena dell’attuale presidente, anche nel caso assai probabile del suo avvicendamento con un candidato repubblicano. Quindi, Obama sta tramando per far sì che si tramandi la sua visione politica statalista-clientelare tramite gli atteggiamenti di una Corte Suprema controllata dai Dem, perchè questa segua una politica di sostegno ad un nuovo governo democratico che consenta di concludere la missione di sfascio del Paese avviata e portata già a buon punto da Obama, od eventualmente intervenga a contrastare ogni decisione non in linea con la filosofia obamiana del prossimo esecutivo in materia di riforme e, finalmente, di un new deal delle politiche di sviluppo economico-sociale e di politica estera.

E qui saremmo ad un comportamento costituzionalmente veramente scorretto e molto più che borderline del presidente uscente, perchè questo suo colpo di mano arriverebbe in un momento molto particolare, cioè alla vigilia della cosiddetta “Rule of Law”. Con questa sigla si indica la campagna che gli Stati dell’Unione a guida repubblicana, che sono 38 su 50, hanno in programma di scatenare all’interno della Corte Suprema per cancellare, disinnescare o comunque rendere meno dannose una serie di leggi varate da Obama, ma ritenute dannose o controproducenti dai repubblicani. Chiaro che il fulcro di questa iniziativa sarebbe stato il defunto Scalia, per cui adesso nel GOP devono riordìnare le idee e mettere a punto strategie di attacco alternative. Una breve pausa di riflessione che però in nessun modo prelude alla rinuncia dello smantellamento dello statalismo imperante. Nel corso del suo mandato, Obama ha distrutto la middle-class, la classe media statunitense dei piccoli imprenditori, dei laureati, degli insegnanti, dei professionisti e dei negozianti al dettaglio; in compenso ha creato un esercito di 50 milioni di giovani “nullafacenti” sfaccendati per scelta, mantenuti alle spalle di chi lavora; ha cercato di introdurre la Obamacare per assistere i più bisognosi creando un sistema di sprechi e di inefficienze che ha finito per penalizzare tutti, persino coloro che si sarebbero voluti tutelare.

Solo l’intervento responsabile della componente GOP del Congresso ha evitato che Obama trascinasse nel baratro di un default finanziario gli Usa, dapprima intervenendo sul debt ceiling, poi sul fiscal cliff che avrebbe comportato la decurtazione del 20 % degli stipendi di decine di milioni di dipendenti della PA e, per trascinamento, dei redditi della stragrande maggioranza dei cittadini americani. O vogliamo parlare di politica estera? Dopo Obama non c’è più alcuna politica estera degli Usa. Tutti vedono le conseguenze delle scelte di Obama sulla primavera araba, la demenzialità del sostegno offerto ai regimi dei Muslim Brothers, ad esempio in Egitto ed in Siria, che sono divenuti i catalizzatori dello sviluppo del fondamentalismo islamico. O vogliamo parlare di Afghanistan, Iraq ed Iran e del supporto indirettamente offerto al terrorismo integralista in tutta la regione mediorientale, della distruzione del regime di Gheddafi che ha regalato il Nord Africa ai fondamentalisti islamici o del fatto che Obama e Kerry, e la Clinton prima di questi, sono alleati degli sciiti contro i sunniti del Califfato dell’Isis, e dei sunniti sauditi contro gli sciiti nello Yemen? O vogliamo parlare di politica di immigrazione ormai sfuggita ad ogni controllo e che negli ultimi sette anni ha visto un tasso di incremento dei clandestini islamici di almeno tre volte superiore a quello di ogni altra etnia?

Ora che il GOP si ripromette di avviare una campagna di risanamento politico e sociale per rimuovere le macerie e rimettere insieme i cocci di 8 anni di politica obamiana dissennata ed autolesionistica degli interessi degli Usa e dell’Occidente, ecco il colpo di coda di Obama col suo disperato tentativo di sopravvivere alla storia. Ovviamente tutti gli esponenti politici del GOP sono insorti contro la possibilità che sia questo presidente, non quello che sta per essere eletto, a nominare il successore di Scalia. Ora Obama nella sua narcisistica smania di protagonismo perde un po’ di vista la realtà. Dopo le ultime trionfali (per i repubblicani) elezioni di Midterm 2014, forse non si è accorto che il GOP controlla il Senato con 54 senatori contro 46, avendone strappati 9 ai Dem; controlla la Camera con 247 seggi contro 188; che governa in 38 stati su 50; che ha la maggioranza assoluta complessivamente in 68 Camere legislative su 98 distribuite sull’intero territorio dell’Unione. Come pensa allora il presidente che la sua arrogante decisione di eleggere adesso il nono giudice di Corte Suprema possa passare senza che i repubblicani gliela blocchino?

O vuole infliggere l’ennesima umiliazione al popolo americano facendo scoppiare un dissidio istituzionale in cui il Congresso impone la camicia di forza ad un presidente ormai fuori di senno? E’ questa l’immagine della più grande potenza del mondo che il presidente afroamericano vuol offrire all’opinione pubblica internazionale? Noi speriamo proprio di no, l’America non meriterebbe questo, ma ormai, da lui, ce le possiamo aspettare tutte. Se lo facesse ci dispiacerebbe molto, ma non ci sorprenderebbe più di tanto.

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