Perché Yahoo! è in crisi

Di Redazione, il - # - Replica

yahooQuello che fino a poco tempo fa era il secondo motore di ricerca più usato al mondo nonché uno dei simboli della New Economy oggi è in crisi: come ha fatto Yahoo! a passare da gigante a morente? Ce lo spiega Andrea Telara su Panorama.

di Andrea Telara

Voci di un massiccio taglio al personale, ricavi e margini di redditività in calo e azionisti che bersagliano di critiche il ceo, cioè l’amministratore delegato Marissa Mayer. Sono tutti gli elementi che fanno da cornice alla crisi di Yahoo!, una delle società un tempo regine delle dot.com statunitensi, le aziende con un business legato a internet i cui ricavi crescevano come un fiume in piena alle soglie dell’anno 2000. In questi giorni, stanno diventando più insistenti le voci che il gruppo californiano stia per dare inizio a una consistente riduzione del proprio organico, per una quota fino al 10% della forza lavoro, entro la fine di gennaio.

Il business di Yahoo!, infatti, oggi non va certo a gonfie vele. Dopo che la società statunitense si è affidata alle cure della Mayer, classe 1975, grande esperta di informatica proveniente dalla concorrente Google, non c’è stato alcun reale progresso. Il fatturato è rimasto fermo al palo poco sopra i 4 miliardi di dollari, nonostante siano stati spesi ben 7 miliardi di dollari in ricerca e sviluppo e in acquisizioni. Anzi, a ben guardare c’è stato un calo di ben il 9% dei ricavi ex-tac (traffic acquisition cost), cioè al netto dei costi per l’acquisizione di traffico. Per non parlare poi dell’Ebitda, il margine operativo lordo, che si è contratto del 40% circa in meno di un lustro.

Il guaio è che da tempo Yahoo! fatica ad avere appeal tra gli utenti della rete, superata da altri colossi come Google o i grandi social network e va alla disperata ricerca di nuove idee, non senza incappare in qualche flop. E’ di pochi giorni fa, per esempio, la notizia della chiusura di Screen, il portale video che Yahoo! aveva messo in rete meno di tre anni or sono, proprio per rilanciarsi. I “web-spettatori”, infatti, non hanno mai superato la soglia dei 15-20 milioni, praticamente una bazzecola se rapportati agli oltre 850 milioni di aficionandos di Youtube in tutto il mondo.

Come se non bastasse, agli inizi di dicembre la gestione-Mayer è stata bersagliata di critiche anche per il cambio di rotta sullo scorporo della quota in Alibaba, il grande portale di commercio elettronico cinese, di cui Yahoo! detiene il 15% delle azioni. Mayer puntava a scindere questa quota dalle altre attività del gruppo per ottenere così un risparmio fiscale per diversi miliardi di euro. L’operazione è stata però accantonata perché aveva bisogno di un benestare delle autorità statunitensi che non è arrivato.

Con questo scenario di fondo, ben si capisce perché le azioni di Yahoo! abbiano perso oltre il 40% nell’ultimo anno mentre l’indice dei titoli tecnologici americani (il Nasdaq Composite) è rimasto più o meno invariato. E si capisce anche perché alcuni azionisti oggi oggi puntino il dito contro la gestione di Marissa Mayer. Lo ha fatto per esempio la società di investimenti newyorkese Starboard Value, che ha una quota dello 0,8% nel capitale e che, pochi giorni fa, ha inviato una lettera ai vertici di Yahoo! chiedendo un cambio di strategie e anche di persone, senza fare direttamente il nome della Mayer. “I ricavi e i flussi di cassa continuano a declinare e gli investitori hanno perso la loro fiducia nel consiglio di amministrazione”, hanno scritto gli esponenti di Starboard, che si sono aggiunti così alle critiche espresse in passato da altri azionisti come le società di gestione SpringOwl Asset Management e Canyon Capital Advisors.

Mentre la poltrona del ceo è in bilico, ci sono però diverse case d’affari che scommettono ancora sul titolo di Yahoo!. Su 43 analisti che lo seguono al Nasdaq, infatti, ben 24 consigliano di comprarlo. La ragione è che ora la società californiana viene vista come papabile preda da parte di un compratore. Robert Peck, analista della casa di investimenti SunTrust, in una intervista a Cnbc, ha detto per esempio che l’ipotesi di una vendita potrebbe avverarsi già nei prossimi 6 o 12 mesi, indicando anche i potenziali compratori: un grande gruppo di provate equity internazionale oppure dei partner strategici come Verizon, At&t, Disney, Comcast o Newscorp. Per questo, Peck ritiene che il titolo di Yahoo! abbia oggi appeal speculativo e possa crescere fino a una quotazione di 45 dollari, dai 30 dollari attuali.

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