Povero Sarri

sarri omofobia Nel calcio fai presto ad affibbiare etichette senza senso a gente che guadagna milioni di euro l’anno, per poi andare in tilt al primo “frocio” urlato da un allenatore a un suo collega col ciuffo ribelle.
Maurizio Sarri, scartato dal Berlusca per la panchina del Milan perché “comunista”, si avventurò in una intervista a tutto campo, nella quale anziché parlare di schemi, punizioni e calciatori, fu indotto da Andrea Scanzi (manco a dirlo) a raccontarci delle sue simpatie per Landini, del papà operaio, del nonno partigiano, delle sue letture impegnate a colpi di Bukowski, Fante, Vargas Llosa (i primi due li ho letti anch’io, a dimostrazione che di luoghi comuni si muore).

Da ieri sera Maurizio Sarri è precipitato nell’inferno del razzismo, del sessismo, del “reazionarismo”, del pubblico ludibrio, della gogna mediatica, perché nel finale concitato di Napoli-Inter di coppa Italia, irritato da chissà cosa, avrebbe dato del “frocio e finocchio” a Roberto Mancini, subito corso in sala stampa a raccontarlo per dire che Sarri “non dovrebbe allenare più”.

Scanzi e Mancini, due col ciuffo da intellettuali modaioli (parlo per invidia) che hanno dondolato a turno l’altalena di un uomo “normale”, coi suoi pregi e i suoi difetti, con “l’ignoranza” molto diffusa in un mondo che ti fa passare dall’anonimato alla ricchezza senza sottoporti a lezioni o esami di bon ton, galateo o politicamente corretto.

Scanzi si affannò a farne una icona del “calcio operaio”, ossimoro postmoderno per definire uno dei pochi che non trovi nel tempo libero a sperperare i soldi “sudati” sul campo; Mancini, di contro, lo scaraventa nella melma, portandolo senza troppa fatica dalla parte sbagliata dei dibattiti contemporanei su razzismo e omofobia, quasi fosse un “maitre a penser” e non un bravo allenatore di provincia.
Lui è Maurizio Sarri: mai stato Proudhon, tanto meno Jack lo Squartatore o un cacciatore di omosessuali; uno di provincia, si, con un linguaggio spesso borderline, a volte molto oltre la linea.
Deve imparare a controllarsi e a non “bestemmiare” a favore di telecamera, come un Borriello qualsiasi, perché l’ipertecnologia non ti perdona nulla, anche quando la Coppa Italia la trasmette l’inguardabile e antidiluviana mamma Rai.

In fondo, però, in un mondo ipocrita come quello del calcio la colpa è un po’ sua che c’è cascato: non poteva dire a Scanzi di leggere solo la Gazzetta dello Sport, riservandosi Bukowsky per una privatissima serata davanti al camino con sigaro e whisky irlandese?
Adesso lapidatelo, suvvia.

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