Quella vena autorazzista nel film di Checco Zalone

Di Andrea Lignini, il - # - 12 commenti

Checco-Zalone-675-630x343Grazie agli incassi dell’Epifania, “Quo Vado?” potrebbe arrivare ai 40 milioni di euro a una sola settimana dall’uscita. Il film ieri ha infatti incassato ben 5.8 milioni di euro, con una media ancora altissima di oltre cinquemila euro, salendo quindi a 37.2 milioni di euro in sei giorni (ovvero oltre cinque milioni di spettatori). Il film di Checco Zalone sembra davvero inarrestabile, e potrebbe arrivare ai cinquanta milioni già durante il weekend.

L’Italia, una repubblica fondata sul mito del posto fisso. Perlomeno quella di Checco, trentottenne che vive con Mammà (altro pilastro su cui si regge il film di Zalone oltre a Al Bano e Romina e, appunto, Sanremo). Un film politico, molto più di quanto possa sembrare una comicità semplice ed efficace che, dal basso e con un qualunquismo neanche tanto nascosto, mira a colpire esclusivamente verso il basso.

Uno spaccato triste e desolante, quello di un paese che ruota attorno alla provincialità, al mito del posto fisso e al penoso tentativo di denigrare il lavoro dei molti impiegati statali. E’ davvero curioso il tempismo con il quale vengano affrontate certe tematiche, dopo i successi del governo Monti e una implacabile spending review, esce un film come questo…

In un Italia disastrata dalla “crisi” dove in un anno chiudono oltre 29.000 attività commerciali cosa è saggio fare? Aumentare l’ironia di classe, l’odio e l’invidia nei confronti degli impiegati pubblici che, è bene ricordarlo, non pagano le tasse, non consumano, non apportano nessun beneficio alla disastrata economia italiana. Sono visti solo come un inutile costo da tagliare.

Si badi bene: chi scrive non è un “posto fisso”, ma appartiene alla generazione dei 30enni dai contratti atipici, da un futuro incerto, da una presa a male costante. Siamo davvero alla fine del mondo se una P.Iva deve difendere gli impiegati statali eppure, in questa Italia al contrario, succede anche questo.

Qualcuno si è mai domandato quale sia l’impatto economico dei “posti fissi” sull’economia italiana? No, perché queste persone consumano. Pagano un mutuo, fanno la spesa, contribuiscono a tenere in piedi un sistema morente. Dipingerli come fancazzisti privilegiati e corrotti, sembra un tantino ingiusto. Era proprio necessario tanto autorazzismo esterofilo? Complimenti Checco, complimenti davvero.

@KappaRar

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  • riudecols

    Secondo il mio giudizio il film mette in evidenza un buon 50% degli impiegati al “posto fisso” qualunque esso sia:regione,comune, (provincia),poste,uscìeri ed impiegati dei tribunali etc.etc.

  • Federico

    Non ho visto il film ma sta di fatto che le poche persone che ho sentito che lo criticavano e alle quali non è piaciuto, sono anche le poche persone intelligenti che conosco.
    Non andrò a vederlo.

    • Mirko

      Sono un pubblico impiegato, lavoro in un settore che soffre una carenza di organico del 30% (quindi altri che fancazzista, sono sommerso di pratiche), il mio contratto di lavoro (come quello di tutti i pubblici impiegati) è scaduto e non rinnovato da oltre 6 anni (i prezzi al consumo,le tasse ed i se Vizi invece sono cresciuti e non poco) lo scorso anno, a causa di scelte politiche territoriali, il mio stipendio è stato tagliato di ben 200€ nette (da 1.500€ mensili, sono passato a 1.300€), ho 1 laurea, 2 master e sto prendendo la seconda laurea specialistica. In qualità di pubblico impiegato, pago le tasse (siamo in pochi a farlo ormai, noi siamo tra i pochi rimasti) ben il 40% del mio stipendio viene prelevato dalla tassazione, si avete capito bene parliamo del 40%, poi vado al cinema e mi devo sorbire un film come quello di Zone…..? Demagogico, banale, strumentale che favorisce solo i luoghi comuni e l’odio fra lavoratori, disiformando e facendo solo il gioco di quei governanti che vedono il pubblico impiego come la vacca da mungere. NOI EROGHIAMO SERVIZI AI CITTADINI, eliminare noi, privatizzatevi non assumerci (dal 2011 hanno bloccato tutte le nuove assunzioni, limitando fortemente anche il turnover) significa ELIMINARE I SERVIZI ALL’UTENZA!!!! SVEJAAAAA Gente siamo in dittatura e questo è un film di propaganda governativa!!!!!

      • Piero

        Tutto vero, ma… anche una mia parente impiegata pubblica non sapendo come passare il tempo ha preso una seconda laurea…

      • Enrico

        @Mirko

        scusa se mi permetto, se però anche tu ne esci con cose tipo “siamo tra i pochi rimasti a pagare le tasse”, ti metti sul piano di quelli che “impiegati pubblici fancazzisti”, e forse nella propaganda, seppur dall’altro versante, ci sei cascato !
        Cerchiamo di “volare alto” !

      • roberto cucchedda

        cIAO miRKO CON LA K MI DISPIACE CHE TU FACCIA PARTE DI QUEL CARROZZZZONE MA PENSO CHE TU INVECE DI PRENDERTELA CON CHECCO ZALONE DOVRESTI GUARDDARTI UN po IN GIRO TIPO :COMUNI con 3000 ABITANTI 4 PERSONE UFF. ANAGRAFE GUARDA ANCHE NEI MINISTERI EX PROVINCE REGIONI ENTI CHE NEANCHE CHI CI LAVORA sa A COSA SERVONO (ESISTE ANCORA QUELLO DEL PONTE DI messina) parlamento presidenza della repubblica (la corona inglese spende di meno ) parlamenteri senatori porta borse aiuti degli aiuti profff. analfabeti che vorrebbero l’ aumento inf.nel privato sono quasi sfrutt. nel pubbli.(asl)se la godono mi dispiace Mirko con la cappa tu sarai anche quello che fà parte di quei tanti imp. pubbl. che lavorano bene e forse sono anche sotto pagati mi dispiace per questo ma le tue ire dovrebbero essere indirizzate verso quelle persine sopra indicate ciao !!

        • Federico

          Non ho mai letto un commento più sgrammaticato del tuo. Ma la colpa è sicuramente dei “profff (con tre f) analfabeti che vorrebbero l’aumento”, non certo tua! Tu hai sempre studiato e lavorato molto. Fai bene a criticare Mirko che invece non ha mai lavorato né studiato, visto che ha solo due lauree.

      • aeon

        Sottoscrivo ciò che scrive Mirko. Anch’io spremuto per bene e sottopagato, oltre che tassato alla fonte; ma tanto un comodo capro espiatorio ai signori italiani fa sempre comodo… Però la ruota gira: oggi noi, domani voi, e mentre i veri responsabili se la ridono l’Italia scompare, pezzo dopo pezzo, servizio dopo servizio, diritto dopo diritto. Quando sarà finita la guerra tra poveri forse ve ne ricorderete.

      • AridateceSpartaco

        Grazie Mirko per quanto scrivi, condivido fino alle virgole e vivo una situazione molto simile alla tua, in un ente pubblico dove molta gente lavora quanto e perfino più che in molto privato (parole di un privato che ci ha visti al lavoro).
        Se cominciassimo a rispondere a tono a tutti i bastardi ignoranti e arroganti, spesso ladri impuniti, che ci trattano come parassiti e pezze da piedi, invece di stare zitti, piagnucolare o addirittura dare ragione a quei furfanti come troppi di noi fanno per viltà, idiozia o convenienza, forse un po’ di cose cambierebbero.

  • gavino

    Sante parole!
    Appena ho sentito che il tema trattato in ‘quo vado’ era il mito del posto fisso mi son rifiutato di andarlo a vedere.
    Mi son rotto di questi ‘artisti’ (?)al soldo di chi vuole definitivamente disintegrarci. Non hanno certo bisogno dei miei soldi.
    Ho 44 anni, sono disoccupato (commerciante fallito), quindi appartengo a quella generazione letteralmente incenerita da 30 anni di politiche sciagurate. Ambisco al posto fisso e non me ne faccio un colpa.
    Sarò ‘manchevole’, ma mi si perdoni se ‘prenderla dietro’ non lo trovo così divertente.

  • Mirko

    Il tempo per lo studio, lo sottraggo al mio tempo privato, non certo al lavoro. La verità è che negli anni, i vari partiti politici, hanno fatto del pubblico impiego il principale, se non il solo, ammortizzatore sociale del nostro paese, attraverso politiche di tipo consociativo e clientelare. Il mal costume ha introdotto nel pubblico, almeno fino alla fine degli anni 90. Gli amici degli amici, in una sorta di clientela stampo anti Roma, o parlando di periodi più vicini a noi, in classico stile democristiano! Quello che dà fastidio è la generalizzazione di un intera categoria di lavoratori, già fortemente vessati, tartassati, spremuti e derisi!!!! Si punissero, licenziassero o perseguissero coloro che commettono reati o che vanno a lavoro per rubare lo stipendio, scaricando sul collega il lavoro da loro non svolto. Basta generalizzazioni, solo nel mio Ufficio, a causa della grande crisi,ci sono colleghi Psicologi, Ingegneri, Avvocati che non riuscendo a lavorare con il titolo di studio conseguito, si sono buttati sui concorsi pubblici, ed oggi si trovano ad essere impiegati con mansioni molto lontane dalle nozioni acquisite. Nel pubblico impiego ci sono grandi risorse umane e professionali, il problema non sono i dipendenti ma i politici che dettano le linee guida e i dirigenti da loro nominati ( ecco le nomine politiche degli alti dirigenti andrebbero eliminate sostituite con concorsi per titoli ed esami) che le sviluppano, dando corpo a politiche più attente alle necessità dei loro ” padroni ” che alle esigenze dei cittadini. Un saluto e buona Domenica

    • Frank

      Caro Mirko, le generalizzazioni sono sempre ingiuste e non ho dubbi a credere nella tua dedizione al lavoro. Ho personalmente verificato in più occasione come certi pubblici uffici e strutture sanitarie, siano letteralmente sommersi da indicibili moli di lavoro che gli addetti si ingegnano a smaltire con professionalità e dedizione, vorrai tuttavia convenire che nell’ambito della pubblica professione, siamo quotidianamente bombardati da notizie di malversazioni di gente che percepisce lo stipendio, si fa bollare il cartellino da altri e se ne va a curare i propri affari privati. E impossibile non domandarsi come mai i loro colleghi (anche se probi) non rilevino e denuncino la loro assenza. Certo il “farsi gli affari propri” è una peculiare caratteristica italica, ma non per questo meno colpevole.




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