Referendum, strada in salita per Renzi. Il comitato del no: “Siamo al 70%”

renzi verdiniLa riforma costituzionale fortemente voluta da Matteo Renzi rischia di saltare seriamente al referendum: in una conferenza stampa, il neo-costituito comitato del no alla riforma rivela che un recente sondaggio darebbe al momento il No al 70%. Ne ha parlato Il Tempo.

Accende i motori il Comitato per il no al referendum costituzionale promosso dal centrodestra. E lo fa in una conferenza stampa, convocata ieri, nel primo pomeriggio, presso la Sala Nassiriya del Senato. Al tavolo dei relatori, tutti i capigruppo del centrodestra alle Camere, Brunetta e Romani per Forza Italia, Fedriga e Centinaio per la Lega, Rampelli per Fratelli d’Italia. E poi Annibale Marini e Alfonso Quaranta, presidenti emeriti della Corte Costituzionale, che guideranno il Comitato.

Le ragioni del no sono spiegate in dieci punti, tra cui c’è la constatazione che, con la riforma, si arriverebbe nei fatti ad un premierato assoluto. E poi «saltano pesi e contrappesi». Le prospettive del referendum, secondo Brunetta, capogruppo degli azzurri alla Camera, sono ottime. «Stando ai sondaggi –spiega- il no ha circa il 70% se si contano i voti del centrodestra, della sinistra e di una componente del PD».

Sulla data della consultazione, Brunetta tiene il punto fermo su ottobre, mettendo l’altolà del centrodestra su qualsiasi anticipo. Quanto alla compresenza di più comitati per il no, osserva: «L’importante è l’obiettivo finale. Alla faccia di chi ridicolizzava questa convergenza sul no ricordo che i costituenti erano di destra e di sinistra e hanno prodotto un sì di sintesi, quindi ci potrà ben essere un no di sintesi che viene dalle varie aree culturali».Paolo Romani, numero uno di Forza Italia di Palazzo Madama, spiega come la riforma sia frutto di «una mediazione a ribasso all’interno dello stesso partito democratico sull’articolo 57», che concerne l’elettività del Senato, «che darà al legislatore un problema data la mancanza di chiarezza». E punta il dito contro l’atteggiamento di Renzi il quale ha fatto sì che la campagna referendaria non sarà sui contenuti ma sul premier stesso. «Sarà quindi- osserva Romani- un referendum sul governo Renzi. Oggi è l’ultimo giorno in cui parleremo dei contenuti della riforma». Concetto agganciato anche da Massimiliano Fedriga, Capogruppo della Lega Nord alla Camera, che identifica nel referendum «una battaglia per scardinare le riforme e anche per scardinare il governo stesso. È il momento di tornare ad una situazione normale con governi scelti dalla volontà popolare». Fabio Rampelli, presidente dei deputati di Fratelli d’Italia, punta il dito contro l’«anomalia di una riforma», e fa notare: «Siamo di fronte ad un atto incompiuto, imparziale, inconcludente».

A smontare il contenuto della riforma pensa il giurista Annibale Marini, partendo dal mantra renziano dei minori costi: «Non ci sarà alcun risparmio», spiega Marini, sottolineando lo sconcerto di fronte al fatto che «il modo di risparmiare sia la soppressione di un organo costituzionale. In ogni caso – prosegue – l’organo non è soppresso, si sa solo che non è legislativo, ma nemmeno amministrativo». E poi denuncia: «La governabilità ha un senso se c’è democrazia, quando è disgiunta da questa, è una governabilità con deficit di democrazia». Che, quella del referendum, sia una sfida totalizzante per il centrodestra e Forza Italia in particolare, lo dimostra l’ampia rappresentanza azzurra in sala. Si affacciano i big Giovanni Toti, presidente della Liguria, e Maria Stella Gelmini, vice capogruppo alla Camera. Presenti in sala anche il Vice Presidente del Senato Gasparri e quello della Camera Baldelli. Altero Matteoli e gli altri senatori Minzolini, Caliendo, Marin e Mandelli. Intanto ieri hanno preso il via, con rispettive conferenze stampa, gli altri due comitati per il no, quello dei Popolari, promosso dal centrista Mario Mauro, e quello lanciato da Sinistra Italiana e Sel.

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1 Comment

  • Giovanni Bravin Reply

    22 gennaio 2016 at 1:25 pm

    SE ci sarà il referendum sulle riforme costituzionali, voterò NO, anche se dovessero essere migliorative.
    NON accetto che qualcuno modifichi la Costituzione Italiana, quando sappiamo che le ultime TRE elezioni sono state fatte con una legge INCOSTITUZIONALE e pertanto anche il Presidente della Repubblica, che dovrebbe essere il garante della Costituzione, è stato NOMINATO da un Parlamento INCOSTITUZIONALE!

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