Renzi prepara per l’amico imprenditore una maxi-consulenza. Costo: 150 milioni di euro

renzi carraiMatteo Renzi starebbe preparando un decreto per appaltare la gestione della sicurezza telematica di Palazzo Chigi all’imprenditore Marco Carrai, lo stesso che pagava al premier la casa in affitto a Firenze, un favore che il premier aveva già ricambiato inserendo nella legge di stabilità un emendamento che favoriva Carrai nella gestione dell’aeroporto di Firenze. Adesso Renzi regala all’amico questa maxi-commessa: ne ha parlato su Il Tempo Francesca Musacchio.

di Francesca Musacchio

Il decreto ancora non c’è, ma il trucchetto invece è pronto. Basta fare leva sui pericoli del web e il gioco è fatto. Del resto tra terroristi, hacker e truffe online non bisogna neanche sforzarsi troppo per destinare i 150 milioni di euro previsti nella Legge di Stabilità per la cybersecurity e allocati alla presidenza del Consiglio: basta una «super consulenza» o una «consulenza rafforzata». Marco Carrai, l’imprenditore fedelissimo di Matteo Renzi, non sarà mai uno 007 (tecnicamente non è possibile, lo sanno tutti), tantomeno i dipendenti della sua «Cys4», l’azienda che si occupa di sicurezza informatica. Il modo per entrare a Palazzo Chigi e gestire l’importante cifra che suscita gli appetiti di molti, però, si può trovare magari creando specifici obiettivi da mettere nel decreto, che non facciano nascere «attriti» con le attuali agenzie di intelligence o con le forze dell’ordine.

Un esempio potrebbe essere una «struttura di raccordo» ad alto livello sul tema. Una sorta di Unità per eventuali crisi cibernetiche proprio all’interno di Palazzo Chigi, da far gestire agli amici. Una soluzione del genere salverebbe capre e cavoli, certo. Il rischio di creare il solito carrozzone inutile, però, è dietro l’angolo. Ecco perché il decreto ancora non è pronto.Il nome di Marco Carrai circola negli ambienti legati alle spie e nessuno si turba sentendolo accostare alle parole cybersecurity e Palazzo Chigi. «Vero è però – spiegano le fonti – che non potrà far parte degli apparati di sicurezza». Tuttavia il percorso che ha condotto a questo punto della storia può vantare una strategia alle spalle di tutto rispetto e partita un anno fa, quando l’imprenditore toscano ha fondato la «Cys4». Da tempo il governo sta ragionando su una struttura che possa occuparsi prevalentemente di cybersecurity.

Le collaborazioni con privati che forze dell’ordine e servizi segreti hanno avuto (o continuano ad avere) è possibile solo nella fornitura di apparecchiature o consulenze, mai in ambito di indagini. Si pensi alla Hacking Team, l’azienda milanese che produceva software spia per l’intelligence e le forze dell’ordine. Anche in quel caso si forniva uno strumento che poi, però, in fase operativa era ad uso esclusivo di chi conduceva le indagini o i monitoraggi. Anche in questo caso, quindi, il desiderio di Marco Carrai di vestire i panni di uno 007, rimarrà inesaudito. Niente garanzie funzionali e niente approdo al Dipartimento delle informazioni per la sicurezza.

La Rete, però, è pericolosa e per arginare i rischi correlati occorre la mano degli esperti. In questo momento, poi, i terroristi dell’Isis hanno fatto del web terreno di battaglia. E dunque serve un potenziamento nella lotta agli hacker, di qualsiasi natura essi siano. Ecco servito il decreto che per Carrai e Renzi conclude l’affaire. E se il fedelissimo del presidente del Consiglio non diventerà una spia, potrà sempre contare sui soldi di una maxi consulenza.

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