Ridate al “Pirata” il suo Giro d’Italia

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Un paio di pagine sui giornali sportivi, mezza paginetta su tutti gli altri.

La notizia che la camorra avrebbe alterato i test ematici di Marco Pantani per lucrare sulle scommesse contro di lui trova uno spazietto davvero esiguo sulla stampa nazionale.
Eppure quando il Pirata inciampò sui test a sorpresa di Madonna di Campiglio vi abbiamo visti tutti, con gli occhi iniettati di sangue e la bavetta alla bocca, pronti a crocifiggere il mito, l’icona dello sport italiano, il giustiziere di Francia, il camoscio delle Alpi e dei Pirenei.
La camorra, come in una sceneggiata napoletana di quart’ordine, ordina a un medico di scambiare le provette e da quel momento comincia il calvario di un ragazzo fragile, schiacciato da un macigno troppo grande da sopportare.
I censori sono bravi ad approfittarsi dei deboli, anche in uno sport di fatica come il ciclismo sempre nell’occhio del ciclone per casi di doping, mentre i forti restano nell’empìreo: Armstrong scrive libri e partecipa a gare ad inviti milionarie, Mercx rimarrà per tutti “il cannibale”, gli spagnoli di Puerto gironzolano fra gare e ospitate televisive, campioni oltre ogni legittimo sospetto.
Marco fu stritolato, forse perché aveva le orecchie a sventola, faceva le piadine in Romagna con la fidanzata stronza e i poveri genitori, cadeva come uno sfigato qualsiasi al cospetto di un gatto nero che gli attraversava la strada.

Un debole il Pirata, con due polmoni d’acciaio, un talento cristallino, una sfrontatezza che solo gli scalatori folli possono avere, quel pizzico di trash che ne faceva un personaggio a tutto tondo, amato dalla gente.
Tutti bravi a tirarlo giù dall’Alpe d’Huez o dal Mortirolo; tutti bravi a darsi di gomito quando la “dama bianca”, quella che si tira col naso e non l’amante misteriosa di Fausto Coppi, ne polverizza il morale distrutto dalla vergogna di Madonna di Campiglio.
Bravi, bene, bis.
Troppo sporco il ciclismo per non sospettare del Pirata e del suo ematocrito troppo alto. Eppure anche i pennivendoli più moralisti continuano a mettere in cima alle loro classifiche dei “migliori del mondo” noti cocainomani pallonari, senza che questo ne scalfisca la memoria. Marco Pantani non meritava prove di appelli o dubbi: tropo povero, troppo understatement intorno a lui, troppe orchestrine di Raul Casadei come colonna sonora.
Oggi la mamma del Pirata è l’unica che può prendersi una rivincita vera. L’aveva detto che quel figlio glielo avevano ammazzato, ne era certa e non per “cuore di mamma”,ma solo perché conosceva Marco, i suoi limiti e le sue debolezze.
Lo sport italiano, quello degli scandali, dei preventivi gonfiati, dei fiumi di denaro, dei troppi silenzi e delle tante omissioni, avrebbe una unica possibilità per riprendersi un briciolo di dignità: restituisca a Pantani quel maledetto Giro d’Italia. Riporti le lancette a quella mattina di Madonna di Campiglio, quando qualcuno scommetteva contro il Pirata e ne firmava la condanna a morte.
Ridate a Marco il suo Giro e rimettetelo in sella alla sua bicicletta: via la bandana, due scatti feroci e non ce n’è più per nessuno.

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