Scambio di favori Renzi-Verdini: ad Ala 3 vicepresidenti di Commissione

renzi verdiniContinua la love story politica tra Matteo Renzi e Denis Verdini: dopo che l’ex coordinatore del Pdl ha assicurato al premier i voti necessari per approvare la riforma costituzionale, l’ex sindaco di Firenze ha ricambiato il favore destinando al gruppo parlamentare di Verdini tre vicepresidenze di Commissione al Senato. Ne ha parlato Sergio Rame su Il Giornale.

di Sergio Rame

I verdiniani incassano tre vicepresidenze di Commissione a palazzo Madama.

Pietro Langella è stato nominato “vice” alla Bilancio, Giuseppe Compagnone alla Difesa e Eva Longo alle Finanze. Tutti sono stati eletti in quota maggioranza. “Abbiamo ottenuto tre vicepresidenze – esulta il capogruppo al Senato, Lucio Barani – tutte molto votate”. La mossa di Matteo Renzi, come fa giustamente notare il capogruppo dei senatori azzurri Paolo Romani, sancisce l’ingresso di Ala in maggioranza. “Non avevamo dubbi al riguardo – commenta – oggi c’è stata una ratifica formale”. In realtà l’accordo raggiunto sulle vicepresidenze in commissione fa più male al Pd che alle opposizioni.

Ieri il voto degli uomini di Denis Verdini al Senato, decisivo ai fini del raggiungimento della maggioranza assoluta. Oggi la elezione di tre vice presidenti delle commissioni al Senato appartenenti al gruppo Ala. Sono tre, infatti, le vicepresidenze di commissione assegnate al Senato, in quota di maggioranza, al gruppo Ala. I verdiniani Eva Longo, Pietro Langella e Giuseppe Compagnone sono infatti stati eletti vicepresidenti, rispettivamente, delle commissioni Finanze, Bilancio e Difesa. Un’elezione che, per le opposizioni, certifica di fatto l’ingresso di Ala nella maggioranza. Ben diversa invece, la motivazione fornita dal capogruppo di Ala Lucio Barani: “Con una decisione anti-democratica siamo stati esclusi” da un accordo sulle vicepresidenze in quota opposizione “dalle altre minoranza. La maggioranza ha sanato questa decisione”.

La decisione di Renzi ha fatto infuriare la minoranza dem. “Forse è il caso che Renzi ci dica se esiste una nuova maggioranza politica che sostiene il governo e che comprende anche Verdini – ha detto Roberto Speranza -e è così si deve aprire un dibattito pubblico e in parlamento”. Pier Luigi Bersani ha subito rincarato la dose: “Non accetterei mai uno snaturamento del Pd così evidente e palese. Il Pd non può diventare l’indistinto dove tutto si ammucchia. Queste pensate tattiche e trasformistiche sono destinate a essere spazzate via”. Il deputato di Sinistra Italiana Alfredo D’Attorre sfida i parlamentari del Pd che nelle settimane scorse hanno ripetutamente ribadito l’incompatibilità di Verdini con il progetto del Partito Democratico: “E invece Verdini viene ricompensato della sua ‘affiliazione’ al progetto Renzi-Boschi con l’assegnazione di tre poltrone al Senato e l’ingresso ufficiale in maggioranza”.

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