Siamo i più corrotti d’Europa, peggio di noi solo la Bulgaria

corruzioneSecondo Trasparency International, l’Italia è il sessantunesimo paese al mondo per corruzione percepita: in Europa solo la Bulgaria fa peggio di noi. Grecia e Romania ci sono davanti, al cinquantottesimo posto. Ne ha parlato Il Tempo.

Diminuisce, sia pur di poco, la percezione della corruzione in Italia, che risulta però il secondo membro Ue più corrotto dopo la Bulgaria. Nel rapporto 2015 di Transparency International, il Paese risulta sessantunesimo per corruzione percepita in una lista che vede al vertice le nazioni considerate più sane, con un punteggio di 44 punti, in miglioramento rispetto ai 43 punti del 2014. Nel 2014 la penisola si era piazzata al sessantanovesimo posto su 175. Non c’è comunque molto di cui rallegrarsi. In una scala da zero (“molto corrotto”) a cento (“molto pulito”), con 44 punti l’Italia si trova comunque nella parte sinistra della classifica per punteggio, ovvero tra quei paesi dove “la corruzione tra istituzioni pubblici e dipendenti è ancora comune”. E nella classifica dal paese meno corrotto al più corrotto, ci piazziamo significativamente dietro la maggior parte dei membri dell’Ocse, condividendo la sessantunesima posizione con Lesotho, Montenegro, Senegal e Sud Africa. Nella Ue fa peggio solo la Bulgaria (che l’anno scorso condivideva la stessa posizione dell’Italia), mentre Grecia e Romania ci superano al cinquantottesimo posto, salendo entrambe di ben undici posizioni. E tra le nazioni che ci battono in trasparenza figurano Botswana (ventottesima), Ruanda (quarantaquattresima) e Ghana (cinquantaseiesima).

Danimarca più trasparente I paesi del Nord Europa sono i più trasparenti del mondo mentre tra i paesi più corrotti continuano a figurare nazioni attanagliate da conflitti e violenza, a dimostrazione di quanto i fenomeni siano strettamente correlati. È quanto risulta dall’edizione 2015 del ‘Corruption Perception Index’ di Transparency International. “Le proporzioni del fenomeno sono enormi”, sottolinea l’organizzazione”, il 68% dei paesi del mondo ha seri problemi di corruzione e metà del G20 è tra loro”. Classifica alla mano, i dieci paesi meno corrotti sono Danimarca, Finlandia, Svezia, Nuova Zelanda, Olanda, Norvegia, Svizzera, Singapore, Canada e Germania, decima a pari merito con la Gran Bretagna. La nazione più corrotta, secondo il rapporto, è invece la Somalia, a pari merito con la Corea del Nord. Seguono, risalendo dal penultimo posto, Afghanistan, Sudan, Sud Sudan, Angola, Libia, Iraq, Venezuela a Guinea-Bissau. Tra le grandi economie del G20, dopo Canada, Germania e Regno Unito) troviamo gli Usa (sedicesimi), il Giappone (diciottesimo), la Francia (ventitreesima) e la Corea del Sud (trentasettesima). L’Italia, da parte sua, si trova a condividere il sessantunesimo posto con il Sud Africa. Ancora più in basso Brasile e India (settantaseiesimi) e Russia (alla posizione numero 119). Guadagna posizioni la Cina, che l’anno scorso era centesima e oggi è ottantatreesima
“Cinque dei paesi con il punteggio più basso figurano inoltre tra i dieci mosti meno pacifici del mondo”, si legge ancora nel rapporto, “in Afghanistan, milioni di dollari destinati alla ricostruzione sono stati, scrivono, sprecati o rubati”. “Anche quando non sussistono conflitti aperti, i livelli di ineguaglianza e povertà in questi paesi sono devastanti”, prosegue lo studio, “in Angola il 70% della popolazione vive con due dollari al giorno o meno e un bambino su sei muore prima di compiere cinque anni”. Complessivamente i paesi poveri, sottolinea Transparency International, perdono mille miliardi di dollari all’anno a causa della corruzione. Il primato del Nord Europa non deve però ingannare: “Solo perchè un paese abbia una pubblica amministrazione onesta non significa che non sia coinvolto in episodi di corruzione altrove”. “Prendete la Svezia, ad esempio”, sottolinea l’organizzazione, “è terza in classifica ma la compagnia finno-svedese TeliaSonera, controllata al 37% dallo Stato svedese, sta subendo l’accusa di aver pagato milioni di dollari in tangenti per assicurarsi affari in Uzbekistan, che occupa la posizione numero 153”. Tra le nazioni che hanno guadagnato posizioni in termini di trasparenza, l’organizzazione cita Grecia, Senegal e Regno Unito tra i paesi che hanno registrato i maggiori miglioramenti negli ultimi tre anni. Il deterioramento più grave, prosegue lo studio, si e’ registrato invece in Australia, Brasile, Libia, Spagna e Turchia. Ragionando in termini di macro aree, Transparency International ha notato “due tendenze notevoli nelle Americhe: la scoperta di grandi reti di corruzione e la mobilitazione di massa dei cittadini contro la corruzione”, mentre la regione del Pacifico asiatico sembra in “stallo”. Si parla invece di “stagnazione” per l’Europa e l’Asia centrale, sebbene “un pugno di paesi sia migliorato”. Le regioni più problematiche si confermano, poi, Medio Oriente e Nord Africa (“i devastanti conflitti in corso fanno si’ che il rafforzamento delle istituzioni e dello Stato sia passato in secondo piano”) e l’Africa subsahariana, dove quaranta paesi su quarantasei denotano un “grave problema di corruzione”.

Nigeria e Sud Africa non migliorano L’Africa Subsahariana continua a presentare una diffusione della corruzione “preoccupante”, con le maggiori economie, quali la Nigeria e il Sud Africa, che non danno segnali di miglioramento. E’ quanto emerge dall’edizione 2015 del “Corruption Perceptions Index” elaborato da Transparency International. “L’Africa subsahariana ha affrontato innumerevoli minacce nel 2015, dall’epidemia di ebola alla crescita del terrorismo”, si legge nello studio”, vediamo sempre più la corruzione esacerbare le cause delle crisi e minare la capacità di risposta”. Il rapporto di quest’anno “presenta un quadro preoccupante, con 40 paesi su 46 che mostrano un serio problema di corruzione e nessun miglioramento per i pesi massimi economici Nigeria e Sud Africa”. In particolare Abuja mantiene la posizione numero 136 con un punteggio che scende di un grado a quota 26, mentre Città del Capo, pur salendo dalla sessantasettesima alla sessantunesima posizione, resta inchiodata a 44 punti (stesso punteggio e stessa posizione dell’Italia, va sottolineato).
“Il progresso è possibile”, avverte lo studio, che sottolinea il miglioramento “significativo” del Senegal, che sale dalla sessantanovesima alla sessantunesima posizione, al pari con Italia e Sud Africa, e del Botswana, nazione meno corrotta di tutta l’Africa, che sale dal trentunesimo al ventottesimo posto, ai pari del Portogallo e meglio di Polonia (trentesima) e Spagna (trentaseiesima). “La corruzione, però, continua a negare ai cittadini giustizia e sicurezza”, scrive ancora l’organizzazione, “mentre una Somalia devastata dai conflitti finisce di nuovo in fondo alla classifica, molti paesi sono piagati dalla mancata applicazione della legge”, ospitando la polizia e i tribunali “maggiormente interessati da tangenti”. “In molti paesi, tra i quali Angola, Burundi e Uganda, assistiamo a una mancata persecuzione degli ufficiali pubblici da una parte e l’intimidazione dei cittadini che si ergono contro la corruzione dall’altra”, si legge nello studio. L’Angola, in particolare, segnala un notevole deterioramento, scendendo dalla centosessantunesima alla centosessantatreesima posizione (su 167 posti; nel 2014 erano 175) e un punteggio sceso a 15 punti dai 22 del 2012 in una scala da uno a cento. Migliora invece notevolmente la performance del Mozambico, che sale a 31 punti alla posizione 112 (nel 2014 era a 21 punti alla posizione 156). Avanzano in classifica, pur mantenendo un punteggio grossomodo invariato rispetto al 2014, anche Ghana (dalla sessantunesima alla cinquantaseiesima posizione), Congo Brazzaville (dalla posizione 152 alla 146) e Kenya (dalla 145 alla 139). Arretra invece il Gabon, che scende dal novantaquattresimo al novantesimo posto. “Se la corruzione e l’impunità devono diventare ‘una cosa del passato’, come affermato dall’Unione Africana nell’agenda al 2063, i governi devono prendere iniziative coraggiose per assicurare che il rispetto della legge sia una realtà per tutti”, conclude Transparency International, “perseguire la corruzione ripristinerà la fiducia tra le persone che non credono più nelle istituzioni che dovrebbero proteggerle”

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1 Comment

  • Carlo Lauletta Reply

    27 gennaio 2016 at 11:34 pm

    Questa Transparency International dichiara, correttamente, che la classifica si basa sulla corruzione percepita e non
    su quella reale. Allora, però, l’interesse dei confronti è scarso: in un paese come l’Italia, dove non solo si può dire e
    scrivere qualunque cosa, ma 1)I media tendono all’enfasi massima 2) C’è la propensione a dare la colpa alle autorità
    terrene piuttosto che a quelle celesti, in un paese come l’Italia, dicevo, la corruzione sarà percepita assai più che in
    uno Stato 1) fatalista e 2) dove quella che noi riguardiamo come corruzione (il committente di un appalto che prende
    una percentuale) è un fatto legale.

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