Spagna: il re dà l’incarico di governo ai socialisti ma è già lite con Podemos

podemosIl re di Spagna Filippo VI ha assegnato l’incarico di formare il governo a Pedro Sanchez, leader del partito socialista, che tenterà di formare un escutivo con l’appoggio di Podemos e degli indipendentisti. Si parte però con il piede sbagliato: con Podemos è polemica prima ancora di governare. Ne ha parlato Francesco Olivo su La Stampa.

di Francesco Olivo

L’incarico c’è, il governo di sinistra ancora no. Il Re di Spagna, dopo il rifiuto di Rajoy di dieci giorni fa, ha dato mandato al leader socialista, Pedro Sánchez di cercare una maggioranza che sostenga un esecutivo. A oltre 40 giorni dalle elezioni, quindi, cominceranno le trattative vere e proprie, in vista del dibattito dell’investitura, ancora non fissato (tre settimane minimo, è il previsione che si fa nei corridoi del Congresso).

Ma quelli che dovrebbero essere i partner, socialisti e Podemos, polemizzano tra loro con toni violenti “Pablo è arrogante”, dice Sánchez, “Pedro non risponde alla nostra offerta: ridicolo”, risponde l’altro. E il fatto che queste bordate siano arrivate proprio nel giorno in cui Filippo VI ha dato l’incarico, la dice lunga su quanto un ritorno alle urne in primavera sia probabile. Al momento le soluzioni sul tavolo sono due: o un governo di larghe intese guidato da Rajoy, scartato con energia dai socialisti, o un esecutivo di sinistra, con l’appoggio (fra gli altri) degli indipendentisti catalani, che però il Psoe non vuole per ragioni di principio. Veti reciproci impediscono, poi, un soccorso di Ciudadanos, il nuovo partito centrista, alla coalizione progressista.

Mariano Rajoy resta a guardare la situazione, stavolta Filippo VI non gli ha offerto la chance di formare un governo, “è ragionevole, non ho i numeri”, ha commentato lui. La speranza del premier è riposta nel fallimento delle trattative dei partiti di sinistra, “resto candidato, non rinuncio a presentarmi nei prossimi giorni, per formare un governo di larghe intese con socialisti e Ciudadanos, sarebbe una cosa positiva per la Spagna e per l’Europa. Sulle cose fondamentali siamo d’accordo: lotta al terrorismo, al secessionismo e alla disoccupazione”. Il Psoe non ci pensa nemmeno, forse un passo indietro dell’attuale premier potrebbe sbloccare la situazione, “ma non è un’ipotesi che prendiamo in considerazione”, dice Rajoy. Cominciano le trattative, ma sembra la campagna elettorale.

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1 Comment

  • Stefano Carboni Reply

    4 febbraio 2016 at 10:03 am

    In Italia abbiamo già vissuto questa situazione, dopo le elezioni del 2013.
    Sicuramente allora la crisi era più acuta e colpiva milioni di Italiani per cui cincischiare e perdere tempo era poco sensato, inoltre una legge elettorale assurda imponeva che il governo si imperniasse sul PD anche se aveva avuto solo il 30% dei voti, in quanto disponeva del 54% dei seggi alla Camera.

    Vediamo come prosegue l’impasse spagnolo e se anche da loro si manifestano tanti “pentiti” che eletti con un partito poi passano ai concorrenti o danno vita a nuovi gruppi che non hanno avuto il consenso dei cittadini

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