Unioni civili, Renzi se ne lava le mani

Di Redazione, il - # - Replica

family day striscione renzi ci ricorderemoMatteo Renzi decide di lavarsi le mani del ddl Cirinnà, scaricando tutta la responsabilità sul Parlamento. Il presidente del Consiglio ha infatti dichiarato: «Toccherà al parlamento confrontarsi, a partire dalla stepchild adoption». Ne ha parlato Sergio Rame su Il Giornale.

di Sergio Rame

Matteo Renzi preme l’acceleratore sulle unioni civili. Vuole portare a casa al più presto il ddl Cirinnà anche se la sua stessa maggioranza ne mina l’approvazione.

“La stragrande maggioranza degli italiani vuole un istituto che legittimi le unioni civili anche per persone dello stesso sesso – spiega nella sua e-news – è finita la stagione in cui nascondersi: i diritti (e i doveri) sono tali solo se sono per tutti. È un passo in avanti”. Ma gli ostacoli restano. E il più grande è sicuramente la stepchild adoption. Dopo la marcia indietro di Beppe Grillo, è venuto meno anche l’appoggio del Movimento 5 Stelle e il premier è costretto a scendere a patti con i cattodem e i malpancisti Ncd. Per questo non gli resta che fare lo scaricabarile e lasciare che sia ogni singolo parlamentare a prendersi la responsabilità di votare le adozioni per le coppie omosessuali.

Della legge sulle unioni civili rimangono aperti alcuni punti. Sondaggi alla mano, Renzi sa bene che è meglio non mettersi in mezzo tra cattolici e lacisti. Meglio passare la patata bollente alle Camere. “Toccherà al parlamento confrontarsi, a partire dalla stepchild adoption – spiega il premier – la ratio non è consentire il via libera alle adozioni ma garantire la continuità affettiva del minore”. A Renzi interessa portare a casa il ddl Cirinnà. Poi che passi con i voti dei Cinque Stelle o con il soccorso dei verdiniani non gli importa. La scorsa settimana aveva già detto ai suoi che non bisogna fare gli “schifiltosi” davanti ai voti. Ma il dibattito sulla stepchild adoption rischia di essere cruciale per la tenuta della maggioranza. “Non è il punto principale di questa legge – minimizza Renzi – ma credo giusto che il parlamento si pronunci anche su questo”. E insiste: “È giusto che su questi temi si voti, dopo anni in cui si è fatto melina. Perché la politica che finge di non vedere la realtà, non è seria”.

Se da una parte Renzi sposa le unioni civili dall’altra dà un contentino agli alfaniani schierandosi al loro fianco contro “pratiche come l’utero in affitto che rendono una donna oggetto di mercimonio”. “Pensare che si possa comprare o vendere considerando la maternità o la paternità un diritto da soddisfare pagando mi sembra ingiusto – spiega il premier nella e-news – in Italia tutto ciò è vietato, ma altrove è consentito: rilanciare questa sfida culturale è una battaglia politica che non solo le donne hanno il dovere di fare”. Peccato che la stepchild adoption, contro cui lui si guarda bene dallo schierarsi, è l’anticamera all’utero in affitto. E la proposta di Anna Finocchiaro di presentare una mozione per mettere al bando l’utero affitto è solo uno specchietto per le allodole.

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