Usa 2016:il Super Tuesday avvierà con 3 mesi di anticipo il duello Clinton-Trump

unnamedLa conta dei voti espressi stasera nel Super Tuesday, nonchè dei relativi delegati assegnati a ciascun candidato alla nomination durante le Conventions di luglio di Cleveland e Philadelphia, risulterà più inutile che noiosa. Uno scrutinio che terminerà domattina col fuso orario italiano, che sarà noioso perchè sono in ballo caucuses e primarie contemporaneamente in molti stati, inutile perchè in queste presidenziali non ci saranno sorprese, nessuna emozione. Suspance e pathos che sempre hanno segnato le vigilie elettorali di tutte le presidenziali, questa volta sono stati messi da parte ed è già stato tutto deciso con tre mesi mesi di anticipo rispetto al tradizionale traguardo di fine maggio: per la Casa Bianca sarà una corsa a due, un grottesco “match race” tra Donald Trump ed Hillary Clinton, tra l’antipolitica e la demagogia, il palazzinaro “ruvido ed ignorante” di Manhattan contro la regina incontrastata del nulla e dell’ovvio. Ed i due mesi tra giugno e luglio che solitamente i candidati superstiti delle primarie impegnano per ottenere la nomination saranno destinati ad una serrata battaglia elettorale tra i due, che andrà avanti sino a novembre e senza esclusione di colpi (contro Trump), condotta più nelle corti che nelle aule della politica. Per gli americani non è per niente una bel menu quello che la politica attuale prospetta loro ed è un po’ quello che succede agli occidentali al ristorante cinese quando si trovano a dover scegliere tra le zampe d’anatra lesse e gli scorpioni abbrustoliti in padella.

Come più volte sottolineato, le primarie dei Dem sono degenerate in una farsa nazionale dopo che sono state “italianizzate”, per cui non è stata la base elettorale a scegliere tra una rosa di candidati quelli da far concorrere alla nomination, ma sono stati il “partito” e le lobbies che lo sostengono con fiumi di dollari pro domo loro ad indicare alla base di votare Clinton. E per evitare che qualcuno andasse fuori dai binari ed il plebiscito non risultasse tale, alla nominata in pectore le hanno opposto un candidato solo (un nel senso numerico di uno solo, si badi bene) e per di più semicomunista. Per cui le primarie americane dei Dem sono diventate come quelle del PD, candidati imposti dall’alto ed esito scontato delle elezioni con maggioranza bulgara. La Clinton deve conquistare 2383 candidati su 4765 per ottenere la nomination. Dei primi 1000 già assegnati se ne è presi più di 600 e si è trattato di votazioni “equilibrate” nelle previsioni e nei risultati. Ora, con il Super Tuesday, arriva l’orgia degli afroamericani, dei latinos, dei chicanos, dei musulmani, degli asiatici, dei disoccupati per professione, di quelli che vogliono vivere bene sulle spalle degli altri, che si battono per dissacrare ogni valore fondamentale di una società civile che i Dem stanno sgretolando.

Ha iniziato il lavoro Bill, poi i Dem hanno delegato il loro maggiordomo di colore a fare il lavoro più sporco sotto stretta sorveglianza, ed ora sarà la moglie del presidente fedifrago con il debole delle stagiste a portare a termine la “mission possible” di distruggere la società americana “orgogliosa, patriottica ed un po’ bacchettona” per sostituirla con un’altra basata su ogni più degradante immoralità, sul vizio, la depravazione, la prepotenza. Per questo vogliono anche disarmare fisicamente gli americani “benpensanti” che si ribellano, e conducono vigliacche e demagogiche campagne contro la possibilità di autodifesa. Lo Stato non ti difende, se non ti puoi difendere nemmeno da solo diventi un bersaglio facile ed una preda senza scampo. E’ questo l’obbiettivo dei Dem, trasformare i cittadini americani in un immenso gregge di pecoroni silenti e rassegnati alla dittatura delle cosiddette “minoranze”.

In campo GOP siamo allo psicodramma. Hanno usato Trump come un forerunner, un battistrada che facesse rumore ed inducesse i nativi a riscoprire l’orgoglio americano. Un apripista che preludesse alla discesa in campo di un candidato forte, capace di risvegliare la speranza in un futuro migliore, da sogno americano, e l’amore per i valori fondanti della democrazia degli yankees che sono andati quasi in disuso con 16 anni di clinton-obamismo. Ma è successo che Trump sia partito, ma che poi, giratosi a guardare dietro per vedere chi ci fosse, si sia accorto di essere rimasto a correre da solo. Ormai è tardi per parlare di programmi e di economia, di riforme, di controriforme e di rilancio della politica estera per fare fronte comune contro i mali delle società contemporanee di tutto il mondo, l’estremismo islamico del terrore e la finanza d’assalto delle grandi concentrazioni che muovono le leve dell’economia planetaria. Secondo le ultime rilevazioni, oltre il 50 % del GOP si è compattato attorno al miliardario del Queens e solo il 25 % degli elettori repubblicani di Trump sarebbe disposto a votare un candidato diverso da lui se gliene proponessero uno.

Per Trump è un grande risultato, ma per il GOP ed il Paese? Anche Pirro ad Eraclea riteneva di aver vinto contro i romani, ma poi contò i superstiti e si accorse che aveva perso la metà dei suoi soldati sterminati dalle armi che gli avevano consentito di vincere la battaglia: gli elefanti. Se, come appare ormai scontato, Trump spunterà la nomination in quel di Cleveland, non conquisterà fette consistenti dell’elettorato Dem, ma avrà fatto strage dei candidati politici all’interno del suo stesso partito, gli unici che avrebbero eventualmente potuto battere “politicamente” la demagogia, il populismo da baraccone, il clientelismo della Clinton. Nei sondaggi, e sono decine gli istituti demoscopici e le università impegnate nell’esercizio, non ce n’è uno che sia uno che conceda la minima possibilità a Trump di prevalere sulla Clinton, ed il massimo cui può aspirare il “palazzinaro” in chiave White House è un testa a testa con l’ex first lady da coin flip, un lancio della moneta con soltanto il 50 % di possibilità di prevalere.

Da mesi la rimonta di Trump sulla Clinton si è arrestata, lasciando tra i due un solco tra il 3 ed il 5 % delle intenzioni di voto che sembra più destinato ad allargarsi, che a ridursi. L’unica cosa certa è che Trump le tenterà tutte in questa lunga campagna elettorale da qui a novembre, che ha persino fagocitato le primarie che ormai non interessano più a nessuno. Il tempo c’è. Ma c’è pure per i Dem per avviare una vergognosa e puntuale aggressione a Trump (ed al GOP) condotta per screditarlo come uomo, come imprenditore e come politico con attacchi personali e con scandali e casi ad orologeria letteralmente partoriti dalla loro fervida ed inesauribili immaginazione. Se Obama ed il suo partito sono riusciti a spiare Berlusconi, uno che vive in Italia, Paese associato ad altri 27 stati d’Europa, ed a complottare contro il suo governo regalandoci 4 anni di non democrazia, di diffuso impoverimento economico-sociale, e di assolutismo renziano, figuriamoci cosa potranno fare ad uno che hanno in casa, che non ha alcuna malizia “politica”, che non può contare sull’appoggio di media, lobbies e poteri forti, nè di quelli che avrebbero interesse a votarlo perchè ormai clientelarmente plagiati, ma che anzì avrà contro tutti costoro.

Rosengarten

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Romana, 19enne, studentessa al Department of Economics presso Primaria Università Usa, ama la discomusic, la storia, la natura selvaggia, gli animali e la finanza etica, ma soprattutto viaggiare. Abituata a lottare contro due fratelli più grandi per trovare uno suo proprio spazio vitale, formazione cattolica, schierata a destra, idealista si contrappone al dissoluto materialismo dilagante di una sinistra immorale, rozza e corrotta. Nel tempo libero si diletta in cucina. Tanti, troppi amici, poco tempo da dedicare a loro.

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