Trump e la NATO, problema o opportunità?

Fra le tante cose di cui è stato accusato Donald Trump, accuse preventive un po’ come fu preventivo il Nobel per la Pace a Obama, c’è anche quella di voler delegittimare la NATO.
Durante le ultime interviste rilasciate il presidente eletto, riguardo al rapporto degli USA con la Nato, ha affermato che “È un’istituzione obsoleta perché non si occupa di terrorismo ma è ancora molto importante per me” ma anche che “molti Paesi che la compongono non pagano ciò che dovrebbero ed è molto ingiusto verso gli Stati Uniti”.
Il senso di questa posizione è che la NATO dovrebbe concentrarsi di più a combattere il terrorismo piuttosto che fronteggiare una supposta minaccia russa e che gli stati membri dovranno accollarsi maggiormente la loro parte di spese, rispetto a quanto fatto finora dagli Stati Uniti.
Quello che non tutti sanno è che la richiesta della NATO di portare le spese per la Difesa al 2% del PIL non è una invenzione di Trump ma è una decisione presa durante il vertice del settembre 2014, in piena era Obama, quindi, in realtà, il nuovo Presidente non fa altro che seguire una linea già tracciata dalla precedente amministrazione, anche se lo fa con il suo stile non troppo diplomatico.
Se, per esempio, si prendono in considerazione i dati del Sipri,
lo Stockholm International Peace Research Institute, la spesa per la difesa italiana, sommando i fondi dei ministeri della Difesa e dello Sviluppo Economico con i soldi stanziati per le missioni all’estero, corrisponde all’1,5% del PIL. Quello che però questi dati non dicono è che nella spesa totale vengono conteggiati anche i 5,6 miliardi destinati ai Carabinieri, che svolgono la funzione di PS. Scorporando questi soldi, che in altre nazioni vengono imputati al Ministero degli Interni, arriviamo ad un totale dell’1,1% del PIL, circa la metà di quanto richiesto dalla NATO. Il che vuol dire che

mancano all’appello, solo considerando l’Italia, circa 14 miliardi di euro ogni anno.
E la situazione è simile per molti altri paesi facenti parte dell’Alleanza, visto che soltanto Stati Uniti, Francia, Grecia, Turchia, Gran Bretagna ed Estonia superano la soglia psicologica del 2%

I dividendi per la pace seguiti al crollo del muro di Berlino sono stati una pia illusione, perché di pace in questi decenni non se n’è vista, se dalla caduta del muro di Berlino la NATO è intervenuta nella ex Jugoslavia ed in Afghanistan con le cosiddette operazioni di peacekeeping e peace enforcing, tutte operazioni condotte a seguito di un forte impulso americano e che hanno prodotto diffuse polemiche proprio perché viste come funzionali alla politica estera degli USA.

Lo slogan America First, che ha caratterizzato la campagna elettorale di Trump, potrebbe portare ad un progressivo allontanamento dell’America dalle ingerenze nella politica estera. A questo punto nasce un paradosso, perché quasi tutti nel mondo si lamentano della ingerenza che gli Stati Uniti vogliono avere nella creazione di un cosiddetto “nuovo ordine mondiale” ma, allo stesso tempo, quando gli Stati Uniti decidono di ritirarsi dalla politica estera attiva ecco che subito si levano altre voci a lamentarsi dell’isolazionismo americano e del fatto che gli USA non siano sempre pronti a risolvere i problemi dell’orbe terracqueo.

Ed è la stessa linea portata avanti dalla maggior parte dell’Unione Europea, e anche dall’Italia, quando si dice di voler implementare una struttura europea della difesa, testimoniata anche dalla fatto che vengano considerati fuori dal patto di stabilità le spese per la sicurezza e la difesa. È una linea che, con l’uscita della Gran Bretagna, da sempre contraria ad ogni forma di integrazione militare nella UE, e con l’elezione di Trump, teoricamente più isolazionista del predecessore, potrebbe avere migliori chance di successo.
Noi tutti abbiamo in Europa goduto della “Pax Americana”, di cui ci siamo lamentati ma che ci ha fatto risparmiare un sacco di soldi. Se ora vogliamo contare di più nella Nato e vogliamo incidere più significativamente sulle sue scelte politiche, lo scotto che dovremo pagare è un aumento delle spese militari. Altrimenti non potremo più continuare a lamentarci della nostra sudditanza ma continuare solo a seguire le direttive di chi paga il conto.

Pietro Torri

Pietro Torri116 Posts

Mezzo lombardo e mezzo emiliano, sperando di aver preso il meglio di entrambi. Appassionato di politica e di Difesa perché, non seguendo il calcio, un hobby devo pur averlo.

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