Tutti contro Trump. Ma tutti chi?

I Democratici proprio non ci stanno ad aver perso le elezioni presidenziali ma forse, più che il partito della Clinton e di Obama, a non volerci stare sono gli organi di informazione, che non avevano capito nulla dell’America che sarebbe andata a votare lo scorso novembre e che, adesso, sono gli stessi che ci stanno raccontando che il mondo osteggia le politiche di Trump. Viene il dubbio che anche adesso ci stiano capendo poco e che il racconto di queste proteste sia artificiosamente amplificato, esattamente come era stata mistificata la narrazione della campagna elettorale americana.

In pratica con gli Stati Uniti continuiamo a fare lo stesso errore. Quasi tutti ci raccontano che gli americani “sono contro Trump”, dimenticando che non tutti gli statunitensi abitano a S. Francisco o New York e che non tutti sono amministratori delegati di multinazionali high tech o star di Hollywood.
L’ordine di scuderia è comunque quello di attaccare il Presidente a testa bassa e se per questo bisogna dare una falsa percezione della realtà, poco importa.
Come si fa ad attaccare Trump?
Non ha ancora bombardato nessuno stato sovrano, quelli erano Clinton, Bush figlio e Obama (anche Bush padre fece la prima guerra del Golfo, ma sotto egida dell’ONU).
Non si è ancora fatto praticare del sesso orale nell’Ufficio Ovale, quello era Bill Clinton.
Non può essere attaccato per l’invito fatto alle industrie americane ad investire negli Stati Uniti, perché sarebbe un autogol clamoroso. I sindacati sono infatti usciti dall’incontro avuto con il Presidente con una opinione positiva, anche perché l’idea di riportare le fabbriche in America non può che essere vista di buon occhio da chi difende i lavoratori.

Non è facile neanche attaccarlo sul “buy american” perché è un concetto abbastanza popolare negli USA ed era la stessa politica praticata dal suo predecessore. Al riguardo giova ricordare che, appena insediato, Obama annullò il contratto per i nuovi elicotteri presidenziali che era stato regolarmente vinto dall’Agusta. La versione ufficiale parlò di un problema di costi mentre, in realtà, per Obama bisognava “comprare americano” e fare un favore al Senatore del Connecticut, Democratico, dove ha sede la Sikorsky. Tanto è vero che nel 2013 venne fatta una nuova gara con caratteristiche che avrebbero permesso solo la vittoria del competitore americano, e infatti la Sikorsky vinse.
L’unica cosa per cui lo si può attaccare è la politica su immigrazione e visti perché, come ampiamente dimostrato, basta mettere in rete la foto di un bambino siriano per stimolare i sentimenti caritatevoli anche dei granitici tedeschi.

La cosa però importante è descrivere Trump come un politico senza cuore, omettendo, volutamente, di raccontare cosa aveva fatto precedentemente il Premio Nobel.
Trump vuole erigere il muro con il Messico? In realtà il muro c’è già. È stato in gran parte costruito durante l’amministrazione Clinton e quando nel 2005 e 2006, Bush Presidente, venne deciso di ampliarlo ci furono anche i voti favorevoli di Hillary Clinton e Barak Obama. Trump vuole solo rafforzarlo ma l’importante è che passi l’immagine del mostro.
Trump ha promesso, durante la campagna elettorale, che avrebbe espulso 3 milioni di clandestini che hanno commesso reati? Nei primi 6 anni di amministrazione Obama i clandestini espulsi sono stati quasi 2.800.000, e mancano ancora le cifre relative agli ultimi 2 anni. È passato anche sotto relativo silenzio il fatto che Obama abbia, negli ultimi giorni della sua presidenza, cambiato lo status dei profughi cubani, che non sono più esuli politici ma semplici immigrati perché evidentemente Cuba non è più una dittatura. Ma anche in questo caso deve passare il messaggio che è solo Trump, e i suoi beceri elettori bianchi e razzisti, che non vogliono aiutare i poveri del Sud America.
Trump firma il divieto di tre mesi all’ingresso negli Stati per i cittadini di sette Stati? Ecco che subito è un islamofobo che vuole limitare la libera circolazione. Non serve ricordare che i sette paesi sono gli stessi identificati dall’amministrazione Obama con il Terrorist Travel Prevention Act nel 2015 e nel 2016 e che, nel 2011, lo stesso Obama impedì per 6 mesi l’accesso agli Stati Uniti dei cittadini iracheni. Non è nemmeno vero che Trump voglia impedire l’accesso a “tutti i musulmani”. Messi assieme i sette paesi, Iraq, Yemen, Iran, Siria, Libia, Somalia e Sudan, contano poco più di 200 milioni di abitanti mentre i musulmani sono in totale 1 miliardo e 700 milioni, ma anche questa forzatura serve alla narrazione mainstream.

Come considerare questa rappresentazione parziale dei fatti? Sono bufale? Tecnicamente no ma anche queste sono, in un certo senso, “fake news” o “post verità” perché raccontano una verità addomesticata o smentita dai fatti.
Viene il sospetto, e non solo il sospetto, che tutto l’allarme scatenato contro i social media, che avrebbero favorito l’elezione di Trump, sia dovuto al fatto che le “bufale” non ci sono più propinate solo dagli organi di informazione più o meno allineati al potere e che, per questo, non siano più controllabili.

Pietro Torri

Pietro Torri116 Posts

Mezzo lombardo e mezzo emiliano, sperando di aver preso il meglio di entrambi. Appassionato di politica e di Difesa perché, non seguendo il calcio, un hobby devo pur averlo.

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