Basterebbero quattro parole della BCE per abbattere lo spread

Riportiamo qui di seguito un commento di Paolo Cardenà, analista finanziario e autore del blog vincitorievinti.com, sulla possibilità che la BCE possa anche solo con l’autorevolezza delle parole, calmierare lo spread, facendosi del debito pubblico italiano “senza stampare un centesimo“. Una tesi interessante che tende a dimostrare che l’euro più che una moneta “è un metodo di governo“.


Ipotizziamo se Draghi dicesse: “la Bce, da ora in avanti, tollererà, per tutti i paesi dell’eurozona, uno spread massimo rispetto al benchmark tedesco di 20 punti base”. Ovviamente è una dichiarazione di fantasia che, se fatta realmente, demolirebbe la retorica eurista degli ultimi 20 anni e con essa anche i canoni politici che governano la moneta unica.

Però, pensate un attimo cosa potrebbe accadere realmente, qualora venisse annunciato: i rendimenti dei titoli di stato italiani precipiterebbero, mentre quelli tedeschi, verosimilmente, salirebbero, convergendo verso un livello di equilibrio (diciamo 1,5% – numero di pura fantasia), dato che verrebbe meno l’eventualità di una dissoluzione monetaria e quindi anche l’esigenza di coprirsi da tale evento comprando Bund (che poi è una copertura solo per i gonzi).

L’Italia paga, ad occhio, una settantina di miliardi all’anno di interessi e da oltre 20 anni (tranne nel 2009) ha un saldo primario attivo, il che significa che, al netto della spesa per interessi, incassa più di quanto spende.

In pratica, con quattro parole, senza spendere o stampare un centesimo, la Bce si farebbe garante del debito sovrano della zona euro. Cosa che, peraltro , intrinsecamente, appartiene al DNA di ogni banca centrale degna di chiamarsi tale. Quindi, o la Bce non è una banca centrale (e quindi è un centro di potere e di governo) oppure l’euro non è una moneta, ma una cambiale. In questa ultima ipotesi è bene rimandare a quanto detto da qualcuno ben più autorevole di me (che non sono autorevole), che affermò che l’euro, più che una moneta, è un metodo di governo, per trarne le dovute considerazioni.

Disporre di 20 o 30 miliardi di euro, derivanti dal risparmio della spesa per interessi, equivale ad avere a disposizione una somma annua quasi analoga a quella che il governo ha previsto nella Nota di aggiornamento al Def (come deficit) e per la quale ci si sta scannando a tutte le latitudini. Sono il primo a sostenere che l’Italia ha bisogno di essere riformata in ogni sua parte (direi a partire dalla scuola e dall’istruzione), ma sostenere la perfezione della costruzione europea e della moneta unica, oltre a non essere vero, è fanatismo ideologico.

Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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