Caso Diciotti, l’Ue: “detenzione per evitare fughe”. Patronaggio che dice?

Sta creando imbarazzo non solo in Italia il caso dei circa 50 immigrati della nave Diciotti, facenti parte del gruppo di 144 persone sbarcate nel porto di Catania lo scorso 25 agosto, che sono spariti nel nulla. Se il Viminale ha precisato che “per la legge queste persone hanno libertà di movimento e quindi non sono sottoposte alla sorveglianza dello Stato”, risuona inevitabilmente l’eco della piega che la faccenda aveva preso per il pm di Agrigento Patronaggio: il ministro dell’Interno Matteo Salvini, per la vicenda della Diciotti è stato indagato con le ipotesi di reato di sequestro di persona, arresto illegale e abuso d’ufficio.

E proprio dall’Ue invece arriva su Salvini quasi una  reprimenda, per non averli arrestati davvero: “Abbiamo chiesto a tutti gli Stati membri inclusa l’Italia di fornire adeguate capacità di accoglienza, inclusa la detenzione”, ha detto una portavoce della Commissione, Tove Ernst, commentando il caso di Rocca di Papa. “La detenzione può essere usata per l’identificazione dei migranti e evitare fughe”, ha spiegato la portavoce, ricordando che i migranti non hanno il diritto di “scegliere lo Stato membro in cui chiedere protezione internazionale”. Una posizione a cui fanno seguito le parole del commissario commissario Ue alla Migrazione Dimitris Avramopoulos, che para di “necessità di aumentare i rimpatri dall’Italia” e di “accrescere la capacità dell’Italia di detenzione”.

Avramopoulos aveva addirittura detto: “Sono d’accordo con Salvini sulla necessità di aumentare i rimpatri dei migranti dall’Italia. Capisco che il Paese è stato sotto un’enorme pressione, e che i rimpatri non sono facili, ma il Paese deve fare meglio: nel 2018 sono stati solo 4000. Ci sono ritardi, che ho segnalato più volte negli anni. Servono azioni immediate. Siamo pronti ad aiutare. Le misure che presenteremo la prossima settimana vanno in questa direzione”. Secondo il commissario Ue, “per aumentare i rimpatri dei migranti, l’Italia deve accrescere la sua capacità di detenzione (centri chiusi): gli attuali circa 500 posti non bastano”. Per questo, ribadisce Avramopoulos, “la prossima settimana presenteremo un pacchetto per rafforzare i rimpatri, così che l’Italia possa attuare procedure più veloci. Conosciamo la situazione del Paese, le sue debolezze, e in cosa non ha fatto il dovuto, ma siamo pronti a dare sostegno. Ci sarà un rapido miglioramento”. Anche il caso specifico dei 50 migranti irreperibili della Diciotti, “mostra la necessità urgente di soluzioni strutturali. L’Ue protegge chi ne ha bisogno, ma questo non significa che i profughi possano scegliere il Paese dove avere protezione”. Per il commissario di Bruxelles, “la riforma di Dublino è anche questo: non solo condividere responsabilità, ma anche porre fine a movimenti secondari e abusi”.

Patronaggio che ne pensa?

Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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