Cosa ci insegna la lunga storia della sanitopoli lucana

Lo scandalo che ha travolto il vertice della Regione Basilicata col presidente Pittella e i vertici della sanità lucana, anche perché verificatosi  alla vigilia delle elezioni per il rinnovo del consiglio regionale, merita una riflessione che si rapporti in qualche maniera allo scenario nazionale.

In soldoni, si sarebbe scoperto che il Presidente della Giunta Regionale Pittella, fratello di Gianni Pittella, ex vice- presidente del Parlamento Europeo e supporter di Renzi, avrebbe preparato vere e proprie liste di candidati che avrebbero dovuto vincere concorsi truccati nell’ambito della sanità lucana. Tutto ciò sarebbe avvenuto con la complicità di Pietro Quinto, general manager della sanità, grand commis regionale, figura buona per tutte le stagioni: da quella del democristiano Di Nardo che presiedette la Regione di Emilio Colombo dal 1995 al 2000 a quella di Filippo Bubbico che la governò dal 2000 al 2005 a quella di Vito De Filippo (2005-2013) che attraversò, senza “rivoluzioni” e stravolgimenti di equilibri anche lo scandalo di “rimborsopoli”.

Non ci interessa più di tanto l’aspetto giudiziario né vogliamo indulgere in campagne moralisticamente “giustizialiste” che finirebbero per essere fuorvianti rispetto al problema principale che attiene alle origini di questo fenomeno e alle conseguenze.

Il perverso sistema dell’uso della sanità regionale per procurare e procacciare consensi elettorali e consolidare il potere del centrosinistra lucano non nasce con Pittella ma si afferma e si sviluppa già negli anni ’90  allorchè  in Basilicata si verificò, sotto l’egida di Emilio Colombo, la saldatura tra potere democristiano e partito comunista, già trasformatosi in PDS, con l’accordo che fece eleggere governatore  Raffaelle Di  Nardo (DC, sostenitore di Colombo) e suo vice, con delega alla sanità, Filippo Bubbico (PDS). Questo sistema di potere aveva poi articolazioni molto agguerrite e pervasive in periferia; l’ex parlamentare Chiurazzi (colombiano anche lui) era il dominus delle aziende sanitarie locali di Matera e di Montalbano Jonico.

Questo accordo di potere lasciò solo spazi residuali ad un’opposizione di centrodestra che, spiace dirlo ma è così, non ha saputo costruire un’alternativa seria e credibile. Sicchè esso è riuscito ad attraversare quasi indenne “rimborsopoli” e “scontrinopoli” anche perché nella coalizione di centrodestra vigeva l’egemonia del “centro” che non aveva aderito alla proposta colombiana di accordo con gli ex PCI e che si era strutturato all’interno dello schieramento di opposizione. Spesso questo schieramento includeva anche “cellule impazzite” del centrosinistra che non erano riuscite a lucrare assessorati e incarichi di potere e quindi si erano rifugiate sotto l’ombrello del centrodestra, salvo poi, appena rieletti i propri rappresentanti, rientrare nella casa madre.

Questo è il contesto desolante in cui si sono verificati i fatti che hanno riempito anche la cronaca nazionale in questi ultimi giorni.

Se questa è “l’eziologia” del fenomeno quali ne sono le conseguenze e gli effetti? Sul piano politico una fragilità ed una debolezza estrema dell’opposizione. Anche il Movimento 5 Stelle, che ha avuto nell’ultima legislatura due consiglieri, ha dato vita ad un’opposizione risibile ed impalpabile. Sicchè questi signori sono arrivati al punto da vivere in una vera e propria sindrome da “delirio di onnipotenza” ritenendosi impunibili e esenti da ogni forma di controllo. Le intercettazioni avrebbero rivelato per esempio che il manager Pietro Quinto, coinvolgendo un docente di Diritto Amministrativo dell’Università di Bari negli organismi deputati al controllo (sic) dell’attività della ASM Matera, era riuscito a far superare al figlio in men di una settimana cinque, sei esami importanti come Diritto Penale eccetera eccetera.

L’altro effetto, quello più grave e che più dovrebbe interessare la politica, è stato quello di un sistema sanitario costosissimo nel quale si riversavano anche risorse da utilizzare come investimenti (i proventi delle royalties del petrolio per esempio) e che produceva un’emigrazione sanitaria in altre regioni da far spavento. Lo stesso Presidente Pittella (medico) per un suo intervento aveva deciso di utilizzare la struttura ospedaliera di altra regione.

Qual è la lezione che ne deve trarre il centrodestra. Ci si trova davanti ad un’occasione storica per ribaltare la situazione ed espugnare “la cittadella bianco-rossa” di Basilicata. Si devono però evitare gli errori del passato nel quale non sarebbe difficile cadere se poco poco si accetta di conferire dignità politica al fuggi-fuggi generale che comincia a verificarsi nel centrosinistra; in verità più a livello periferico che centrale, ma che non esclude anche figure di vertice. L’ex Presidente del Consiglio Regionale Benedetto, per esempio, è riuscito a farsi candidare da “Noi con l’Italia” alle recenti elezioni politiche; adesso con l’evidente scopo di rifarsi una verginità propone l’autoscioglimento del Consiglio e, a sentire alcune voci, aspirerebbe a candidarsi governatore capeggiando la compagine di centrodestra.

L’accettazione di operazioni chiaramente trasformistiche come questa, lascerebbe spazi amplissimi al Movimento 5 Stelle che, da solo non riuscirebbe a vincere e che toglierebbe voti a chi vuole eleggere un’alternativa seria e concreta al malgoverno trentennale del centrosinistra lucano. Vincere in Basilicata ed espugnare la “cittadella bianco-rossa”, per gli scenari nazionali, avrebbe un grande significato simbolico: quello di un centrodestra che è capace di vincere anche al Sud e di iniziare ad erodere il consenso grillino nel meridione. Si aggiungerebbe un altro tassello alla cavalcata “sovranista” che ha riguardato tanti municipi e tante regioni d’Italia; anche quelli che fino a ieri sembravano “inespugnabili”.

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