Il governo esorcizza il fantasma dello spread

È la cronaca di una giornata paradossale quella odierna, sul piano politico e finanziario. Con la bufera dello spread che ha dato l’idea di essere stata scatenata a comando. Ma tra i diktat di Juncker, gli allarmi di Moscovici e le minacce di Dombrovskis, di chi è stata la colpa secondo i soliti commentatori? Presto detto: del presidente della Commissione bilancio della Camera, il leghista Claudio Borghi, “colpevole” di avere detto ai microfoni di Radio Anch’io un’ovvietà: «Sono più che convinto che l’Italia, con una sua moneta, sarebbe in grado di risolvere i suoi problemi».

Apriti cielo! Spread a 300 punti, profezie su cavallette e piaghe d’Italia, pardon d’Egitto, a solcare il web sulle note della cavalcata delle Valchirie. Ma stavolta nei palazzi romani gli inquilini sono cambiati e non c’è voglia di chinare il capo al ringhio delle speculazioni finanziarie. Il leader leghista Matteo Salvini non arretra: “Le parole e le minacce di Juncker e di altri burocrati europei continuano a far salire lo spread, con l’obiettivo di attaccare il governo e l’economia italiane? Siamo pronti a chiedere i danni a chi vuole il male dell’Italia”. Posizione condivisa dall’altro vicepremier Luigi Di Maio: “Non c’è nessuna motivazione che possa rimettere in discussione il 2,4% – dice il ministro dello Sviluppo – e qualche istituzione europea gioca con le sue dichiarazioni a fare terrorismo sui mercati”.

Intanto però Piazza Affari ha tenuto botta, azzerando le perdite, e lo spread ha iniziato a frenare, scendendo dal picco e attestandosi a quota 290. Come dire che la paura bussò alla porta d’Italia: ma questa volta è andato ad aprire il coraggio…

Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo. Per maggiori info, leggi la nostra Cookie Policy e la nostra Privacy Policy.

Chiudi