La questione del presidenzialismo

L’impasse istituzionale che si è verificata prima della formazione del governo e le dichiarazioni del Presidente Mattarella in tema di immigrazione e di accoglienza del 3 luglio scorso, che si configurano come un vero e proprio “rimbrotto” politico al governo, hanno reso di viva attualità la questione del ruolo del Capo dello Stato e della forma che deve assumere la sua legittimazione ad intervenire in maniera così “influente” sull’esecutivo e la sua attività. In altri termini si ripropone la necessità di una revisione della Costituzione in senso presidenzialista; tant’è che su impulso di Giovanni Guzzetta ed altri, si sono costituiti i Comitati “Nuova Repubblica” con lo scopo di arrivare alla elezione diretta del presidente della Repubblica attraverso lo strumento di una proposta di legge di iniziativa popolare che possa conseguire almeno l’obiettivo di un referendum.

Si potrebbe aprire una fase costituente spinta dal basso cui il nostro Movimento deve partecipare conquistando spazi di protagonismo che siano i più ampi possibili , se non altro perché, per la nostra storia ed il nostro retroterra, sul tema potremmo tranquillamente rivendicare diritti di primogenitura.

Una cosa però va chiarita: la sola elezione diretta del presidente della Repubblica non risolve granchè. Anche nella fragilissima Repubblica di Weimar, il presidente era eletto direttamente dal popolo, ai sensi dell’articolo 41 era considerato “un capo politico” ed aveva l’importante potere di dichiarare lo stato di emergenza con l’articolo 48 ma una legge elettorale rigidamente proporzionale impedì il coagularsi di maggioranze solide; una fase storica gravida di tensioni politiche e sociali  e di fermenti rivoluzionari ostacolò qualsiasi ricomposizione, sia a destra che a sinistra, di compagini partitiche omogenee che potessero fronteggiare questioni emergenziali come l’iperinflazione del 1923 e gli effetti di Wall Street e della recessione del 1929; sicchè l’oggettivo e irreversibile esito fu l’ascesa al potere di Adolf Hitler e del Nazionalsocialismo.

E’ necessario allora accompagnare lo strumento dell’elezione diretta del Capo dello Stato con una legge elettorale in grado di promuovere la formazione di una maggioranza di governo omogenea e coesa che possa mettere in grado la politica di confrontarsi, senza soggezione e complessi di inferiorità, con poteri forti e influenti quali l’Europa delle burocrazie, certa Magistratura, l’alta burocrazia ministeriale dei così detti civil servant, i poteri finanziari internazionali che spesso usano i media per cercare di (dis)orientare l’opinione pubblica.

Vi sarebbe bisogno anche di misure di riforma sociale che possano in qualche modo ricostruire il tessuto connettivo della comunità nazionale, una comunità che, secondo l’ultimo rapporto CENSIS, non è più “comunità”, si è sempre più “coriandolizzata” ed è sempre più divenuta “rancorosa”.

Vi è la necessità di riformare la burocrazia ministeriale che anziché fungere da propulsione dell’azione di governo spesso assume il ruolo deleterio  e frenante di filtro eccessivamente stretto.

Per riprendere l’esempio di Weimar, l’unica figura politica che a suo tempo in Germania aveva compreso queste cose e che pertanto fu latore e promotore  di proposte di riforme elettorali maggioritarie e di una riforma sociale elaborata dalla così detta “Commissione Wissell – Moellendorf” che prevedeva larghe forme di partecipazione e di azionariato popolare, fu Walter Rathenau,  ammazzato dai Corpi Franchi in un attentato perché, come sosteneva Ernst Von Salomon nel romanzo I Proscritti, quel disegno avrebbe stabilizzato la Germania.

Alla luce di queste considerazioni l’iniziativa di Guzzetta è positiva perché non si ferma alla sola elezione diretta del Presidente della Repubblica ma chiede anche l’istituzione di un’Assemblea Costituente per porre all’ordine del giorno della discussione politica queste emergenze e conseguentemente avviarne la risoluzione.

  • L’autore è Componente Direzione Nazionale MNS

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