Liguria, il futuro del nostro mare

Il mare sembra diventato un nemico: è dal mare che arriva l’immigrazione illegale che per anni nessuno ha saputo governare, ed è il mare che abbiamo vissuto per decenni come semplice fondale di un turismo mordi e fuggi. La Liguria è una delle regioni italiane che ha un rapporto più profondo e complesso con il suo mare. Lunga e stretta, con gli appennini e le alpi marittime ad incombere su brevi spazi addossati, questa terra si è troppo spesso chiusa in se stessa. La politica dominante, PCI, PDS, DS, alleata con un ceto dirigente mediocre, impigrito e assistito, ha purtroppo assecondato la tendenza di molti liguri a rinserrarsi, ma qualcosa, da alcuni anni sta cambiando.
Dopo decenni di immobilità gestita da una sinistra arrogante, arretrata, curatori fallimentari della desertificazione industriale e necrofori di una popolazione in drammatico calo, una nuova primavera politica è fiorita sul Mar Ligure. Dopo la conquista della regione da parte del centrodestra nel 2015, è stato un effetto domino, con le roccheforti vetero sinistre di Savona, La Spezia e Genova espugnate una dopo l’altra. Il lavoro è tantissimo, la battaglia sarà lunga e complessa, ma uno spiraglio si è aperto. Protagonista deve tornare il nostro mare. La vocazione economico produttiva della Liguria, al di là del turismo, è quella della piattaforma logistica. Possediamo tre dei maggiori porti nazionali, Genova, il più grande e antico, La Spezia, che da alcuni decenni combatte la crisi della sua industria legata al ruolo della Marina Militare con lo sviluppo del porto mercantile, e Savona, lo scalo prescelto dal gigante dell’armamento Maersk come sede di una piattaforma logistica che muterà profondamente il futuro della città.
La lunga crisi dell’industria ligure, di cui è simbolo lo smantellamento di gran parte della vecchia Italsider e l’agonia di ciò che ne resta (Ilva) può essere affrontata solo a partire dal mare. Esaurita la stagione dell’industria pesante, con le sue ripercussioni ambientali, è finalmente l’ora dell’industria “pensante”. A pochi chilometri dalla nostra costa, l’area di Nizza è diventata un polo industriale di prim’ordine basato sull’innovazione e sulle nuove tecnologie. Genova – e con essa gran parte della Liguria – possono fare altrettanto. Di qui lo sviluppo dell’Istituto Italiano di Tecnologia, l’Enea, la robotica, il polo tecnologico di Sestri Ponente e tutto quanto potrà essere sviluppato in futuro. Non mancano certo le aree dismesse da riconvertire.
E’ principio consolidato che le attività di ricerca e innovazione basate sull’informatica, la cibernetica, la robotica si sviluppino meglio nelle aree caratterizzate da grande bellezza naturale e clima favorevole. Ne è prova il successo francese di Sophie Antipolis. La Liguria ha le carte in regola per sfruttare la sua bellezza e il suo mare anche come luogo ideale per nuove industrie basate sulla ricerca, l’intelligenza, la capacità di innovare e inventare.
Abbiamo bisogno di invertire una tendenza demografica negativa che dura da oltre 40 anni. Genova ha perduto oltre 200 mila abitanti: è come se Padova o Verona non esistessero più. Savona e La Spezia non sono sfuggite alla triste regola, significativamente hanno retto meglio Sanremo, Imperia e città turistiche come Chiavari, Rapallo, quelle legate alle attività di confine (Ventimiglia oggi ostaggio di un’intollerabile pressione migratoria) e Albenga, l’unica città ligure con vocazione agricola. Detentrice dello sgradito primato nazionale delle culle vuote, in Liguria si rende quindi necessario ridare slancio all’economia per attrarre nuovi abitanti, unito a un cambio di rotta favorevole alla natalità da parte delle istituzioni, i cui risultati saranno apprezzati nel lungo termine.
La scommessa è sfruttare la bellezza naturale per fare sì che la nostra terra non sia solo la meta del turismo balneare e dei fine settimana, ma torni a rappresentare un polo dello sviluppo e del lavoro. Puntiamo quindi sui porti, sui grandi margini di crescita di ciascuno dei tre, sulle “autostrade del mare” che possono trasferire alle navi da cabotaggio milioni di tonnellate di merce che intasano la rete stradale, ma abbiamo bisogno di infrastrutture. I lavori già finanziati e attivi per il cosiddetto “Terzo valico” che collegherà la Liguria alla pianura padana non possono essere oggetto di dispute politiche di retroguardia. Altrettanto urgente è completare il raddoppio della linea che collega la regione alla Francia, nonché il potenziamento della linea ferroviaria Pontremolese, chiave per il decollo della Liguria orientale.
Il treno ad alta velocità è una grande scommessa non solo per la vocazione logistica e turistica, ma anche per il rilancio dell’edilizia residenziale, attraendo in Liguria nuovi abitanti dalle regioni padane. La nostra scommessa è il mare, da millenni risorsa dei liguri. Le nostre eccellenze resistono nel settore della cantieristica, delle spedizioni, nel diritto marittimo, ma decenni di malgoverno della sinistra hanno impoverito una terra in cui i padri, paradossalmente, attraverso prepensionamenti e varie altre forme di assistenzialismo, hanno tolto il pane ai figli. Lo stesso turismo non riesce a generare il reddito che meriterebbe per la dissennata politica della cementificazione di intere aree della regione.
Negli anni 70 venne coniato il neologismo “rapallizzazione” per descrivere le colate di cemento che hanno investito paesi e città. La conseguenza fu l’arricchimento di pochi e la chiusura progressiva di un gran numero di attività alberghiere. L’industria ha ceduto terreno sulla costa e nell’entroterra. E’ il momento di riprendere nelle nostre mani il destino della Liguria, chiudere con un sistema di potere asfittico, chiuso, che ha fatto arretrare la nostra terra, animare un grande progetto basato sul nostro mare, il nostro clima, l’industria “leggera” e pensante, sostenuto da infrastrutture degne del Terzo Millennio. Negli anni 30 del Novecento, con i mezzi di allora, venne realizzata la famosa “camionale” verso la pianura padana. In gran parte, è ancora la stessa: un fiore all’occhiello per il 1935, una palla al piede ottant’anni dopo.
Negli stessi anni vedeva la luce una delle eccellenze sanitarie dell’intera nazione, l’ospedale Gaslini per bambini, si consolidavano i cantieri navali e le industrie manifatturiere. Fino agli anni 70, Genova e la Liguria ospitavano le sedi europee delle grandi multinazionali del petrolio e armatori navali di livello mondiale, La Spezia era al vertice della Marina Militare, nel savonese c’era un’eccellenza dell’industria fotografica internazionale, la Ferrania. Merito della posizione, dei porti, del nostro mare, di classi dirigenti lungimiranti e di una popolazione attiva e laboriosa. Quello slancio, quella lunga stagione che ha fatto grande la Liguria e l’Italia può adesso riprendere in modi nuovi. Il nostro Movimento fa e ancora più farà la sua parte: un contributo di idee per consolidare il centrodestra che guida la regione e le principali città verso il riscatto, dopo aver finalmente cancellato il rosso antico che ha impoverito, sgovernato, umiliato una terra ricca e bellissima.

Di Giuseppe Murolo

Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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