Migranti: #maglietterosse (e notizie nascoste)

Dispiace, quasi, guastare l’idillio cromatico delle magliette rosse che occhieggiano dai terrazzi di Portofino e dagli attici di New York. Però, a qualcuno toccherà pure fare informazione. Ed informare gli italiani che questi momenti emotivi che vanno moltiplicandosi (con servizi strappalacrime sulla storia del migrante che ritrova il portafogli e lo restituisce, che cerca una nuova vita in Europa e che ci paga la pensione) potrebbero pur sempre nascondere qualche tranello.
Così fu ad esempio un anno fa (e lo sappiamo a stento solo oggi): allora televisioni, giornali ed emittenti radiofoniche si recarono tutte a Palermo, in una processione che lasciava dietro di sé l’asfalto sdrucciolevole per le lacrime del web, commosso come da copione. Accadeva che una bimba di quattro anni originaria della Costa d’Avorio era sbarcata nel novembre 2016 a Lampedusa senza la madre. Tra mille peripezie, la donna era stata rintracciata e invitata in Italia, con volo di linea da Tunisi, per riabbracciare la figlia. Cosa regolarmente avvenuta a marzo 2017, davanti alle telecamere spianate, con le agenzie di stampa che facevano a gara per battere, istante dopo istante, lanci di copertura sul lieto avvenimento. Premi quirinalizi, note melense a decibel sparati delle fanfare del buonismo e via dicendo.
Va da sé: la piccola Oumoh, questo il suo nome, e la madre sono state “spammate” a manetta su social network e quant’altro, dando rinnovata corrente alla narrazione dell’allora governo che l’Italia che sa accogliere, eccetera. Anche se molto non si spiegava, e tutt’ora non si spiega, sulle disavventure di questa donna che dalla Costa d’Avorio era scappata (“per evitare le mutilazioni genitali rituali alla figlia”, era emerso) raggiungendo la Tunisia, poi si era accorta di non avere il passaporto e perciò tornava in Patria affidando la figlia a una semisconosciuta, che nel frattempo senza dire nulla s’imbarcava su un gommone… Mah!
Tralasciando il passato, si puntava tutto sul futuro: “Ora Oumoh e sua madre potranno iniziare una nuova vita nella comunità di Palermo presso la quale la bimba è stata ospitata”. Lieto fine? No, le storie continuano, anche quando le telecamere e i microfoni si allontanano alla ricerca della prossima “foto che commuove il web”. E così si è appreso qualche giorno fa che la piccola Oumoh si ritrova un’altra volta abbandonata, fortunatamente tra le braccia sicure dello Stato italiano. È infatti accaduto che la madre è scomparsa. Nel nulla. “Si è trasferita”, si è limitato a dire, laconico, il presidente del tribunale dei minori di Palermo Francesco Micela, nel mentre che apriva un fascicolo avviando la procedura per l’adozione della bambina.
Zanabou, questo il nome della “madre”, è filata via, inseguendo non si sa quali affari. E l’avete letto su pochi giornali: la cronaca palermitana de La Repubblica, Il Mattino di Padova, Fanpage e qualche altra testata. Nessun tg, nessuna agenzia di stampa. “Niente telecamere, non c’è nulla da vedere, circolate”, deve aver ordinato qualcuno.
Ora, dice Saviano che i migranti indossano magliette rosse per essere individuati in caso di naufragio. Chissà che Zanabou non ne abbia anch’ella indossata una della Lacoste, per mimetizzarsi meglio in mezzo ai coccodrilli piangenti nostrani. Con un asciugamano, per non bagnarsi dalle lacrime.

Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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