Perché oltre la diplomazia, l’intervento militare in Libia è necessario

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Ieri Salvini e in generale il Governo hanno escluso un qualsiasi intervento militare in Libia, dopo che le forze di Haftar hanno lanciato un missile su Tripoli, sfiorando l’ambasciata italiana. Una scelta piuttosto discutibile sotto molti punti di vista, soprattutto per le implicazioni geopolitiche che essa potrà avere, sia nella stabilizzazione dell’area mediterranea, e sia soprattutto nelle relazioni con l’Europa, e in particolare la Francia, che sostiene il generale ribelle contro il governo “legittimo” di Al Serraj.

Il mancato intervento militare è davvero incomprensibile, se si pensa che un’eventuale affermazione di Haftar, non potrà che favorire le mire egemoniche francesi sulla Libia, e dunque sulle fonti energetiche e sul controllo del nordafrica; l’Italia, caso mai Al Serraj arretrasse e peggio cadesse, avrebbe solo da perderci, sia politicamente e sia strategicamente, e sia da un punto di vista energetico. Senza contare che la presa di potere da parte di Haftar non potrà che incrementare ancora una volta le partenze clandestine dalla costa libica verso il nostro paese.

Ma non è tutto: una debolezza sul fronte libico, rischia di mettere a repentaglio la fiducia dell’amministrazione americana nei confronti del Governo Conte, rinnovata proprio nel vertice di luglio. Trump sta facendo parecchio affidamento sul Governo italiano, per la pacificazione della Libia. Un eventuale fallimento, e dunque l’affermazione e il successo dei piani francesi – in questo caso gli avversari (con buona pace della solidarietà europea tanto sbandierata dagli europeisti) – non potrà che avere pesanti ripercussioni pure sulle relazioni con gli americani. Soprattutto in vista di un eventuale appoggio economico anti-spread, dopo la ormai quasi certa fine del Quantitative Easing.

Insomma, detto francamente, non si comprende perché oggi il Governo escluda qualsiasi intervento militare, anche solo di pacificazione, quando è del tutto evidente che questa è l’unica soluzione per garantire non solo la stabilità nella regione e la leadership dell’Italia in Libia, ma anche per impedire che la crisi libica metta a repentaglio i buoni rapporti con gli USA di Trump e rafforzi – in sede europea – l’asse franco-tedesco, che da un indebolimento dell’Italia sul piano internazionale, ha da trarne il massimo vantaggio, sia per la stabilità dell’Unione e dunque dell’euro e sia per piegare meglio l’Italia ai voleri di Bruxelles.

In questo contesto non dobbiamo peraltro dimenticare la Russia e l’Egitto, che con la Francia sostengono Haftar. Se con l’Egitto, il nostro paese ha rapporti abbastanza buoni, nonostante il caso Regeni, con la Russia la situazione diplomatica è decisamente favorevole. Ecco perché, con entrambi il Governo deve muoversi con una diplomazia decisa, affinché il loro intervento possa scongiurare il peggio, e cioè un’affermazione dell’egemonia francese sulla Libia, che renderebbe peraltro i due attori quasi del tutto ininfluenti nell’eventuale processo di pacificazione sotto il controllo di Haftar, con un ruolo di primo piano della Francia, che farebbe da asso pigliatutto.

Infine due parole sul piano interno. E’ chiaro che è palpabile la delusione fra i sostenitori di questo Governo (soprattutto leghisti) per il mancato intervento militare in Libia. Gli ultimi sondaggi danno la Lega al 32%, con un distacco di quasi tre punti sul M5S. Ma è evidente che il crescente consenso della Lega, potrebbe crollare inesorabilmente davanti a un errore geopolitico così grossolano, soprattutto se questo errore geopolitico si riverberasse poi, come in un domino, sulle politiche economiche che dovranno essere delineate nelle prossime settimane. Salvini è avvisato: è facile conquistare il consenso soprattutto quando si fanno proclami a effetto, ma è altrettanto facile perderlo, quando ai proclami non seguono azioni politiche coerenti.

Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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