Quando Giovanni Paolo disse: “Vigilate sulla Sovranità della Nazione”

In un memorabile discorso a Parigi lunedì 2 giugno 2980, San Giovanni Paolo II, rivolgendosi all’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura (UNESCO) affermò in nome del primato delle realtà culturali del luogo, delle comunità umane, dei popoli e delle nazioni: “vigilate, con tutti i mezzi a vostra disposizione, su questa sovranità fondamentale che possiede ogni nazione in virtù della sua propria cultura. Proteggetela come la pupilla dei vostri occhi per l’avvenire della grande famiglia umana. Proteggetela! Non permettete che questa sovranità fondamentale diventi la preda di qualche interesse politico o economico. Non permettete che diventi vittima dei totalitarismi, degli imperialismi o delle egemonie, per i quali l’uomo non conta che come oggetto di dominazione e non come soggetto della sua propria esistenza umana.
Già 38 anni fa il Santo Papa polacco ci metteva in guardia da chi utilizzava la nazione – la loro propria nazione o le altre – come oggetto di dominazione ed esca di interessi diversi, e non come soggetto della propria: “sovranità che proviene dalla cultura autentica che le appartiene in proprio. Non ci sono forse sulla carta d’Europa e del mondo delle nazioni che hanno una meravigliosa sovranità storica che proviene dalla loro cultura e che sono tuttavia e allo stesso tempo private della loro piena sovranità? Non è questo un punto importante per l’avvenire della cultura umana, importante soprattutto nella nostra epoca, quando è quanto urgente eliminare i resti del colonialismo?”.

Questa sovranità esiste e trae la sua origine dalla cultura propria della nazione e della società, dal primato della famiglia nell’opera dell’educazione e dalla dignità personale di ogni uomo, deve restare il criterio fondamentale nella maniera di trattare quel problema importante per l’umanità d’oggi che è il problema dei mezzi di comunicazione sociale, ora mezzi di dominazione sugli altri da parte di agenti del potere politico come di quello delle potenze finanziarie che impongono il loro programma e il loro modello. Sovranità di un popolo significa tener conto della cultura della nazione e della sua storia, significa rispettare la responsabilità della famiglia nell’ambito dell’educazione, tenere conto del bene dell’uomo, della sua dignità. Significa non accettare la sottomissione al criterio dell’interesse, del sensazionale e del successo immediato, ma al contrario tenere in conto le esigenze dell’etica, che devono servire alla costruzione di una vita «più umana» per il bene comune di tutti gli italiani. Grazie Lolek ce ne ricorderemo.

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