Sanzioni all’Ungheria, copy-right, ora legale: delirio Ue prima della fine?

È la prima volta nella sua storia, già questo la dice lunga: fatto sta che l’Europarlamento, con la significativa circostanza che la spinta decisiva è arrivata grazie al “libertà di voto di coscienza” del Partito Popolare, ha dato l’avvio della procedura dell’Articolo 7 del Trattato di Lisbona nei confronti dell’Ungheria. Il Parlamento europeo riunito in sessione plenaria a Strasburgo, con 448 voti favorevoli e 197 contrari, ha in sostanza compiuto il primo passo verso le sanzioni nei confronti del Paese guidato da Viktor Orban per “violazione dei principi fondanti dell’Ue”. Resta comunque ancora molto complicato (se non impossibile) l’iter di questa procedura poiché è ancora necessaria l’approvazione all’unanimità del Consiglio europeo, ovvero di tutti i Paesi membri salvo l’Ungheria.

Ma la plenaria era letteralmente scatenata e ha preso altre decisioni. Quella sul copyright, tanto per dirne una, è particolarmente controversa. La direttiva – che era stata bocciata due mesi fa dallo stesso Parlamento europeo – è stata approvata con 438 voti favorevoli, 226 contrari e 39 astensioni. È stato anche adottato a maggioranza il mandato per cominciare i negoziati con Consiglio e Commissione Ue, necessari per arrivare alla definizione del testo legislativo finale. Il vicepresidente della Commissione Ue al mercato digitale Andrus Ansip e la commissaria al digitale Mariya Gabriel assicurano di essere “pronti a iniziare a lavorare con Parlamento e Consiglio in modo che la direttiva sia approvata il prima possibile, idealmente entro la fine del 2018”.

C’è fretta, insomma, è tutto lascia intendere che sia dettata dall’imminenza, guarda un po’, delle lezioni per il rinnovo dell’Europarlamento, in programma a maggio. È vero che ci sono diverse modifiche rispetto al criticato testo che era stato presentato a luglio e rinviato e che il testo legislativo finale verrà definito solo al termine dei negoziati tra Parlamento, Consiglio e Commissione Ue che cominceranno nelle prossime settimane. Ma le perplessità restano.

Finita qui? Macché: ebbro di volontà di cambiamento, Jean-Claude Juncker ritorna alla carica su un altro cavallo di battaglia, molto sentito all’estremo nord del continente: l’ora legale. “È necessario abolire lo spostamento delle lancette, gli Stati membri dovrebbero decidere da soli se i loro cittadini devono seguire l’ora legale o quella solare”, ha annunciato a Strasburgo il Commissario Ue. Lo stop al cambio d’ora dovrebbe giungere già dall’anno prossimo, con un ultimo passaggio all’ora legale il 31 marzo 2019 e, per quei Paesi che volessero invece scegliere di restare all’ora solare, il 27 ottobre 2019. La proposta legislativa intende assicurare che qualsiasi modifica avvenga con l’opportuno coordinamento tra Paesi confinanti, in modo da non turbare il corretto funzionamento del mercato interno ed evitare una situazione di frammentazione, che potrebbe presentarsi se alcuni Stati membri conservassero il regime dell’ora legale mentre altri lo abbandonano. Ogni Paese dovrà notificare entro il prossimo aprile se applicherà in modo permanente l’ora legale o quella solare. Serve però l’ok di Parlamento e Consiglio entro marzo.

Ultimi fuochi di un potere che sente vicina la fine?

Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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