Cos’è l’ecumenismo?

Di Andrea Menegotto, il - # - Replica

 

ecumenismoCome ogni anno, dal 18 al 25 gennaio si svolge la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani,  preceduta dalla Giornata per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo tra cattolici ed ebrei il giorno 17, che ha visto la scorsa domenica la visita di papa Francesco alla Sinagoga di Roma, la quale ha ottenuto un’ampia eco massmediatica.

La Settimana di preghiera è contornata in molte Diocesi da importanti iniziative comuni, da scambi culturali, di conoscenza reciproca e di dialogo fra le Chiese cristiane.

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A proposito dei rapporti fra la Chiesa cattolica e le altre Chiese cristiane si parla di “ecumenismo” o di “dialogo ecumenico”, una parola non raramente fraintesa o male interpretata e compresa, ovvero spesso confusa con un banale irenismo o con il dialogo interreligioso, che – pur animato da intenzioni di reciproca valorizzazione – si fonda su premesse teologiche di carattere differente.

L’origine etimologica della parola ecumenismo getta le radici nella lingua greca, laddove  oikus significa casa, focolare o abitazione. Oikoumene è un termine che fa riferimento al mondo abitato e originariamente all’Impero romano, cioè al mondo conosciuto e in tal senso intende indicare ciò che è universale, mondiale. Con la caduta dell’Impero ha perso le connotazioni politiche ed è passato ad avere esclusivamente significato ecclesiastico, alludendo al movimento ideale di riunificazione delle Chiese cristiane in una Chiesa unica ed universale, nella quale tutti i membri siano uniti dall’amore e nell’amore di Gesù Cristo. Preceduta da vari episodi a partire dal XVIII secolo, la nascita di un vero e proprio movimento ecumenico si fa risalire al 1910, con il Congresso Missionario di Edimburgo (Scozia), sorto in ambiente protestante e in un contesto missionario caratterizzato dalla necessità di presentare un fronte cristiano unito nei paesi pagani.

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Dunque, intendendo il termine “ecumenismo” in senso proprio, ovvero secondo i criteri  fissati in ambito cattolico dal Decreto del Concilio Vaticano II sull’ecumenismo Unitatis Redintegratio (21 novembre 1964), occorre notare che il dialogo ecumenico prevede che a priori sussistano almeno alcuni capisaldi fondamentali e comuni agli attori del dialogo, quali la comunione nel battesimo, il riconoscimento della Sacra Scrittura come Parola di Dio e lo sforzo per una mutua comprensione teologica illuminata dal desiderio condiviso di un’unità fra cristiani. Talora, peraltro, risulta difficile tracciare una linea netta fra i gruppi che potrebbero essere classificati come “comunità o Chiese cristiane” e i veri e propri “nuovi movimenti religiosi”, soprattutto quando questi appartengono alla famiglia classificabile come avente origine cristiana. Tuttavia, appare piuttosto evidente come la stragrande maggioranza di questi movimenti non condivida i presupposti fondamentali per poter intraprendere il dialogo ecumenico con la Chiesa cattolica.

Quello dell’ecumenismo è certamente un cammino serio e irto di difficoltà, ma dove i seppur lenti progressi, passi di avvicinamento e comprensione reciproca fra le Chiese cristiane sono tutt’altro che assenti. Proprio perché la via da percorrere è difficile, le Chiese ritengono giustamente che non tutto può dipende dalle seppur lodevoli iniziative umane, ma occorre certamente un “supplemento di Spirito” che esse invocano fiduciose nella preghiera e in maniera particolare ogni anno, in questa settimana dedicata.

 Andrea Menegotto

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