Quando l’Europa degli europeisti non è l’Europa dei popoli

Giorgio Napolitano, in un’intervista concessa a Fabio Fazio, si è prodigato nel difendere l’Europa e le sue istituzioni. E lo ha fatto appassionatamente, chiudendo a qualsiasi possibilità che l’Italia possa uscirne. Ha dipinto l’Europa come un obiettivo, un sogno, perché il modello che “è stato scritto nei nostri trattati” – dice – è un modello di “economia sociale di mercato, che significa precisamente combinare dinamismo economico, produttività, competitività  dell’economia con diritti sociali, è qualcosa di irrinunciabile per l’Europa“.

Un sogno, naturalmente, che non tiene conto della dura realtà. Eppure che Napolitano sia consapevole che l’Europa per noi italiani abbia significato il peggio del peggio, lo ammette lui stesso quando afferma di avere spesso insistito “sulla incapacità dell’Unione Europea di dare una risposta soddisfacente alla crisi mondiale scoppiata nel 2008 … perché ci si era abituati all’idea che l’Europa significasse star meglio ogni volta rispetto all’anno  precedente“.

Giustappunto. Ma il vero problema della UE non è la sua incapacità di affrontare una qualsivoglia crisi economica mondiale; semmai essa è la conseguenza di un difetto di fondo dell’Unione Europea: l’assenza di democrazia. L’assenza di istituzioni democratiche e di diffuso consenso dei cittadini alle politiche europee, nonché la loro contrapposizione costante agli interessi nazionali. E’ questo il motivo per cui l’euroscetticismo oggi ha grande successo.

Ma questa è solo una parte del problema. Per quanto, infatti, il Capo dello Stato si prodighi nel difendere le istituzioni europee e ritiene che non si possa più tornare indietro, la verità è un’altra: si può e si deve tornare indietro. E lo si deve fare per rispettare la nostra Costituzione, che non ammette cessioni di sovranità nazionale, ma solo limitazioni ai sensi dell’art. 11 Cost. Questo è un dato giuridico-costituzionale insuperabile, di cui pochi in realtà oggi sono pienamente consapevoli.

La questione è tutta qui. L’Italia è un paese ed è una nazione che non può né deve rinunciare alla propria sovranità politica, monetaria ed economica. Lo dicono i fatti, lo dice l’economia in recessione, lo dicono gli assurdi vincoli europei che impongono un modello economico del tutto estraneo a quello delineato dalla nostra Costituzione, palesemente violata per fargli spazio. L’Italia, in altre parole, non ha solo il dovere, ma ha l’obbligo di riconquistare la sovranità perduta!

Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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