Rilanciamo l’elezione diretta del Capo dello Stato

NapolitanoIeri Berlusconi ha rilanciato ancora una volta l’elezione diretta del Capo dello Stato. E a quanto pare, persino Renzi sembra concordare. Come sempre capita, ora che la sinistra è al potere, si può fare tutto o quasi, e niente è più tabù: né la riforma della giustizia, né l’elezione diretta del Presidente della Repubblica.

Il problema è trovare una maggioranza solida e ampia che lo permetta, e soprattutto una formula che non si risolva nel solito pastrocchio all’Italiana, del tipo mattarellum/porcellum/italicum. Perché non è affatto scontato che, se mai si dovesse arrivare all’elezione diretta del Capo dello Stato, questa iniziativa diventi la solita farsa elettorale ed elettoralistica.

Le ragioni costituzionali e politiche all’elezione diretta ormai le conosciamo. Il Presidente della Repubblica negli ultimi anni ha assunto un ruolo e un peso politico che non aveva in precedenza. Oggi può definirsi il vero governatore dell’Italia. La sua moral suasion è diventata qualcosa di più: un macigno politico che pesa davanti a maggioranze troppo spesso umorali e labili e a una figura – quella del Presidente del Consiglio – del tutto irrilevante per i ridotti poteri di cui dispone e per la sua dipendenza dal Parlamento. Costituzionalmente, poi, la figura del Capo dello Stato non contrasta con il parlamentarismo, nel momento in cui si stabiliscono con precisione i paletti e gli ambiti di competenza, come avviene nelle consolidate realtà presidenziali (USA e Francia).

Naturalmente ci saranno sempre coloro i quali ritengono l’elezione diretta un attentato alla democrazia e una restaurazione fascista. Tesi assolutamente assurda e infondata. Il rapporto diretto tra la massima carica dello Stato e i cittadini semmai garantirebbe una maggiore rappresentatività popolare e una stabilità politica che prescinderebbe dagli umorali stati delle maggioranze contingenti.

Quale formula però? Presidenziale o semi-presidenziale? I due modelli sono entrambi buoni, ma sicuramente quello più vicino alla nostra cultura giuridica e costituzionale è il modello francese, che prevede un presidenzialismo spurio o più comunemente un semi-presidenzialismo. In verità si tratta di presidenzialismo vero e proprio, con una variante: il Capo dello Stato nomina e revoca il Capo del Governo e i ministri. Il Parlamento comunque può sfiduciare il Governo il quale deve ottenere la fiducia del Parlamento.

Sicuramente con questa formula, nella migliore tradizione salomonica, accontenteremmo un po’ tutti: i paurosi e i detrattori del presidenzialismo, che scorgono fascismi dappertutto, e i suoi sostenitori, che invece intravedono nel presidenzialismo una nuova forma di democrazia che renderebbe il nostro paese democraticamente più stabile e maturo.

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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