Ahmed, il poliziotto ucciso dai terroristi

20150108_agenteSi chiamava Ahmed Merabet, aveva 42 anni ed era sposato. È l’uomo che tutti – o quasi – hanno visto morire in televisione, a terra su un marciapiede parigino, ferito, coprendosi il volto nell’ultimo, vano, tentativo di non essere ucciso da quegli uomini vestiti di nero e armati di kalashnikov.

Ahmed è un nome caro ai musulmani e usato frequentemente in tutti i paesi arabi. E come il suo nome, anche quell’uomo – che solo gli amici e i suoi cari avrebbero conosciuto se non fosse stato assegnato all’11 arrondissement il 7 gennaio 2015 – era di fede musulmana. La notizia è stata riportata dal sito statunitense Daily Caller, legato agli ambienti conservatori del paese, e ha immediatamente fatto il giro del mondo.

Come tanti di coloro che fanno parte di quell’8% circa di francesi di fede musulmana, Ahmed era perfettamente integrato nel sistema politico e democratico del paese, e – per scelta o per bisogno, poco importa – era un poliziotto di quartiere (si spostava in bicicletta), era un rappresentante della sicurezza di quello Stato che ieri ha subito uno dei più gravi attacchi di tutti i tempi.

L’Islam condanna esplicitamente l’uccisione di altri musulmani. I gruppi islamisti più oltranzisti giustificano azioni di questo tipo sostenendo che coloro che vivono in occidente hanno tradito il “vero Islam” e devono, quindi, essere considerati apostati. Ma anche gli uomini, identificati come autori del massacro alla redazione di Charlie Hebdo, sono nati e vissuti in Occidente. E ogni giorno Isis e altri movimenti fondamentalisti uccidono musulmani praticanti nei loro paesi. Solo pochi giorni fa in Bosnia, un imam locale ha denunciato di aver subito nove aggressioni, per aver predicato apertamente contro l’adesione dei musulmani bosniaci alla guerra in Siria.

Come sostengono molti studiosi, “non esiste un solo Islam”. Al di là di ciò che ognuno può pensare, dalle terribili immagini trasmesse da tutte le televisioni del mondo appare evidente che l’Islam di uno dei fratelli Kouachi e quello di Ahmed Merabet – almeno il 7 gennaio del 2015 – fossero profondamente diversi.

Il Messaggero

Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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