Aiuti di Stato: le banche tedesche possono, quelle italiane no

merkel-renzi100_v-videoweblIn Europa ci sono risparmiatori di serie A e risparmiatori di serie B, cittadini che vanno tutelati perché appartengono ad un paese e cittadini che non vanno tutelati perché appartengono a un altro, governi che fanno gli interessi del proprio popolo e governi che non lo fanno. E’ il caso della Germania e dell’Italia. Qualche giorno fa Pier Carlo Padoan, ministro dell’Economia, è andato a Bruxelles con il cappello in mano, proprio come fanno i mendicanti di fronte alle chiese, per chiedere agli euroburocrati di considerare “misure umanitarie” per aiutare parte dei risparmiatori che in un attimo hanno visto andare in fumo i sacrifici di una vita.

Il ministro del governo Renzi ha parlato 150/200 milioni di euro su un totale di 800 milioni. Una cifra irrisoria, sia rispetto al bilancio dello Stato italiano sia rispetto a quello che in questi anni la banche tedesche hanno ricevuto in termini di aiuti di Stato. Cosa che, in teoria, l’Europa vieta. In teoria, sia chiaro, perché in pratica accade tutt’altro. A Berlino fanno la voce grossa quando qualcuno si azzarda a ipotizzare aiuti di Stato per salvare le banche. Predicano bene e razzolano male, perché le banche teutoniche, dal 2007 ad oggi, hanno ricevuto 247 miliardi in aiuti di Stato.

L’ultimo caso, il più recente, è quello della HSH Nordbank di Amburgo, specializzata nel credito navale, che avrà dallo Stato tedesco garanzie per 3 miliardi di euro. Il piano è stato addirittura approvato dalla Commissione europea lo scorso 19 ottobre, che ha consentito la cessione di oltre 6 miliardi di crediti deteriorati provenienti principalmente dal settore navale a un veicolo posseduto dagli azionisti della banca.

Il caso della HSH Nordbank è solo uno dei tanti. Beniamino Piccone, su Econopoly, ne offre una lista più completa:

Nel 2001 Dresdner Bank viene acquisita dal colosso assicurativo Allianz;

Nel settembre 2008 Dresdner Bank passa alla Commerzbank, altra banca in forte difficoltà economica;

Tra il 2008 e il 2009 Commerzbank, la seconda più grande banca tedesca, è stata salvata dallo Stato. Il fondo salva banche tedesco, il Soffin, stanziò oltre 30 miliardi di garanzie e circa 18 miliardi di aiuti diretti per evitarne il collasso. Nel 2011, ancora in sofferenza la banca è costretta ad affettuare un aumento di capitale chiedendo agli azionisti circa 11 miliardi;

La WestLb, Westdeutsche Landesbank, banca fallita dopo aver parcheggiato i crediti deteriorati in una bad bank garantita dal potere pubblico regionale. La sua chiusura è arrivata su pressione di Bruxelles, che dove aver bocciato diversi miliardi di aiuti illeciti e averne imposto la restituzione, ha certificato perdite totali per circa 18 miliardi di euro.

Nel 2006 HypoVereinsbank sull’orlo del fallimento è stata venduta ad Unicredit;

Nel 2015 emerge che anche la principale banca tedesca, la Deutsche Bank, è in profonda crisi. Gli scandali legati alla manipolazione dei tassi e i risarcimenti miliardari sborsati dalla banca hanno contribuito negli ultimi anni a erodere il 50% del suo capitale.

La domanda che si pone, dunque, è la seguente: come è possibile tutto questo? Su Panorama, Marco Cobianchi ha scritto che “la Germania di Angela Merkel in 4 anni ha stanziato 646 miliardi di euro e ne ha usati 259. Tanti? Tantissimi. Basti dire che 259 miliardi di euro è pari al 10,1% del Pil tedesco e che 646 rappresenta addirittura il 25,1% del prodotto interno lordo del Paese”. E l’Italia? “Ha stanziato 130 miliardi di euro ma ne ha usati solo 15 che comprendono i famosi Tremonti bond attraverso i quali lo Stato ha comprato obbligazioni bancarie in cambio, però, di rendimenti stratosferici. Per dare l’idea della sproporzione: i soldi messi a disposizione dall’Italia per le proprie banche rappresentano l’8,2% del Pil e quelli usati appena l’1%”. Vien da chiedersi se siamo fessi o solo schiavi di questa burocrazia europea molto malata.

@eugcipolla

 

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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