Alluvione Genova, dieci poliziotti a guardia del muro crollato in caserma

bolzanetoLa beffa di Bolzaneto: la recinzione ha ceduto per il maltempo, bisogna presidiarla giorno e notte. Ogni giorno la caserma “brucia” mille euro

Il muro crollato della caserma di Bolzaneto costa mille euro al giorno: e non per ripararlo. Per guardarlo. Proprio così: da quando l’alluvione ha travolto venti metri del perimetro di cemento che circonda la sede del reparto mobile di via Sardorella, le macerie sono ancora lì, come mattoncini di Lego abbattuti da un bambino capriccioso. E un lato della caserma – che custodisce alloggi, uffici, blindati e altri mezzi della Polizia di Stato – è completamente scoperto, con vista su un grande prato.

Così, per vigilare sul varco, rabberciato alla bell’e meglio da un recinto provvisorio, sono impiegati dieci agenti. Distribuiti in cinque turni: due per volta, ventiquattro ore su ventiquattro. Ognuno di questi poliziotti costa allo Stato tremila euro al mese: ovvero, i soldi di uno stipendio lordo, corrisposto per far sì che si alternino a osservare i calcinacci. Mille euro al giorno. Sessantamila euro spesi in soli due mesi, da quando il muro è venuto giù. Senza contare che, per guardare il moncherino di cemento, ci sono trecento poliziotti in meno al mese impegnati a presidiare il territorio: proprio in un momento in cui, dopo gli attentati di Parigi, anche a Genova si è alzato il livello di allerta.

“Una situazione clamorosa  –  denuncia Roberto Traverso, segretario del Silp-Cgil, il sindacato di Polizia di Stato  –  quando il muro è crollato, ha schiacciato il carrello di un’ambulanza della Croce Rossa: se ci fosse stato qualcuno, sarebbe stata una tragedia. Abbiamo chiesto, perciò, una certificazione che attesti che anche gli altri muri della caserma di Bolzaneto non sono pericolosi: tra l’altro, uno di questi insiste proprio sulla palazzina degli alloggi. La dirigenza del sesto reparto mobile della Polizia di Stato ha richiesto verifiche di staticità al Provveditorato delle Opere Pubbliche, e ci ha risposto che da un sopralluogo visivo sembrerebbero sicuri. Ma usare il condizionale su questi temi così delicati non può certo bastare”.

Il muro che affaccia sugli orti è un bene demaniale, e per ripararlo la competenza è del Provveditorato alle Opere Pubbliche, finanziato dal Ministero dell’Interno. Ma la cronica carenza di fondi ha rallentato il tutto: con il risultato che ogni giorno, a bordo di una jeep parcheggiata, dieci agenti sono impegnati (e pagati) per guardare. Da mezzanotte alle 7 del mattino, dalle 7 alle 13, dalle 13 alle 19, e dalle 19 a mezzanotte. E il giorno successivo, si ricomincia da capo.

Ma a preoccupare il sindacato sono anche le cause che hanno portato un muro di cemento a venire giù come un birillo per la pioggia e il fango: “Ora la priorità è mettere in sicurezza la caserma  –  continua Roberto Traverso  –  ma bisogna che l’amministrazione si autotuteli e verifichi come mai il muro è crollato. Bisogna fare un’indagine interna per capire come sono stati svolti questi lavori di ristrutturazione”. La struttura, che risale ai tempi della guerra, è stata ristrutturata ol- tre dieci anni fa: ma i muri sono stati innalzati  –  denuncia il sindacato  –  su monconi fatiscenti. “Quanto sono costati questi lavori? Perché sono stati svolti in questo modo?  –  incalza Traverso – Se non avremo risposte, stiamo valutando un esposto alla Procura: vogliamo che faccia chiarezza su come è stato ristrutturato questo muraglione, per accertare se ci sono delle responsabilità tecniche. O penali”.

In realtà, lo scandalo degli agenti pagati per guardare un muro non è il solo portato a galla (è il caso di dirlo) dall’alluvione: a ottobre si è allagata gran parte dell’Ufficio immigrazione nel seminterrato di via Diaz, e infatti dal 21 novembre è stato trasferito in via Ortiz ai Giardini di Plastica. E poi, le camere di sicurezza, sempre in via Diaz. Le nuove celle saranno costruite nella palazzina della Questura che era usata per accogliere gli immigrati, al piano terra: ma perché siano pronte bisognerà aspettare fino ad aprile. Allagati e ancora inagibili anche gli spogliatoi: così i poliziotti, per cambiarsi, devono arrangiarsi negli uffici vuoti. Sperando di non essere sorpresi in mutande.

Erica Manna per genova.repubblica.it
Foto genova.repubblica.it

Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
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