Analisi non convenzionale dell’astensionismo – parte 2

basta_non_voto_nVediamo in questo articolo come i trend individuati caratteristici dell’astensionismo (bassa razionalità e andamento ondivago delle preferenze politiche espresse) hanno impattato con lo scenario politico tri-polare venutosi a creare dopo le elezioni politiche di Febbraio 2013.
Nell’area del M5S è perfettamente evidente e visibile il carattere ondivago e teso a visualizzare da subito risultati concreti del voto di protesta.
Questo trend ha determinato un consistente ripiegamento di voti, in gran parte di nuovo nell’astensione, facendo scontare, a Grillo e al suo partito, una serie di errori tattici venutisi a determinare nel tempo passato dalle ultime elezioni politiche a quelle europee.
Sicuramente una linea politica tipo quella che avevano suggerito alcuni, dopo il grande successo delle politiche, sarebbe stata più efficace di quella poi tenuta, la quale, solo in occasione dell’elezione del presidente della repubblica ha saputo, tardivamente e in modo un po’ goffo, provare a dettare le condizioni dell’agenda politica.
Occorreva invece incalzare Bersani da subito con la classica proposta che non si può rifiutare, magari facendolo poi cadere ad ogni sua minima resistenza a mantenere gli impegni assunti, ma dando agli italiani che li avevano votati la chiara idea della loro volontà di fare da subito qualcosa per il paese.
C’è anche da dire che cieco e/o sospetto è stato, nei confronti del M5S, l’atteggiamento di gran parte del mondo economico ed accademico nostrano che, invece di trattarli con la puzza sotto il naso, avrebbe dovuto cercare con questa forza politica nazionale, almeno di avere un atteggiamento più propositivo.

Poi non lamentiamoci se sono caduti sull’incompetenza economica e politica dei vari Becchi, Borghi, Napoleoni, Messora, Barnard, gli epigoni di Fresco, ecc. ecc., ma oramai è acqua passata ed è tardi per piangere sul latte versato.
Sugli altri 2 schieramenti in campo, compreso l’insignificante (ai fini del cambiamento) centro montiano, non c’è nemmeno bisogno di fare molte differenziazioni relativamente agli scopi di questa analisi.
Sono, detta crudamente, agglomerati politici, PD in testa, difficilmente rinnovabili dall’interno e le tante elezioni amministrative succedutesi dopo quelle politiche di febbraio 2013 ne sono stata la panoramica dimostrazione, qualora ci fosse voluta l’ennesima per dimostrarlo.
Il truce scenario di Siena con il candidato PD attorno al 40% di consensi, nonostante il fallimento completo di una economia cittadina seguito allo scempio effettuato da questo partito con la gestione delle nomine nel Monte dei Paschi di Siena, non può essere giustificato con un renziano proposto alla carica di Sindaco.
Troppo spesso dimentichiamo che la Spesa Pubblica che strangola questo paese, le politiche di monopolio e corporazione, le mancate liberalizzazioni non sono solo fatti che descrivono una situazione da migliorare per il bene di tutti, come se non fosse colpa di nessuno oppure causa solo della disattenzione o dell’incuria culturale nei riguardi dell’innovazione necessaria a ristabilire una certa efficienza nel sistema-paese.
Questo è solo il modo attraverso il quale i media tradizionali ci dipingono la situazione, per distrarci dalle vere cause che determinano questo immobilismo attraverso il quale anche i media tradizionali si sono ingrassati e sono stati, in vario modo, sovvenzionati fino ad ora da questo sistema politico-istituzionale.

La realtà, invece, è che tutte queste storture sono vive ed in atto continuamente e determinano il consenso elettorale oltre che i privilegi della politica che ne muove le leve ed è per questo che tutti gli schieramenti politici tradizionali sul non rimuoverle sono troppo spesso ancora e da sempre ineluttabilmente d’accordo.
Guardate che ignobile teatrino che ancora fanno sull’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti oppure sul tema dell’abolizione degli enti inutili, per non parlare del fatto di far uscire la politica dalle nomine in Enti, Imprese, Fondazioni e Banche, RAI, Sanità e l’elenco proseguirebbe interminabile.
Dal mantenimento di queste storture dipende la loro stessa vita politica ed i privilegi che incarna.
Forze che si scioglieranno come neve al sole proporzionalmente a quanto dall’esterno, altre forze votate al cambiamento, sapranno riuscire a ridurre in modo sostanziale il partito della spesa pubblica di questo paese.
Quanto abbiamo visto palesato nel voto comunale a Siena, è solo la punta dell’iceberg di un sistema che è diffuso su tutto il territorio nazionale e vede il PD, oltre che come asset centrale, enormemente potenziato dalle elezioni amministrative vinte nel corso degli ultimi due anni.
Se non si mette mano alla Spesa Pubblica improduttiva, agli stipendi di tutta la media-alta burocrazia, ad un ricalcolo delle pensioni d’oro secondo il sistema vigente ora, non c’è scandalo, malaffare, malcostume politico che potrà abbassare il centrosinistra sotto la soglia dei 5-6 milioni di voti nella peggiore delle ipotesi e questo loro lo sanno e ciò che a molti osservatori ingenui o interessati sembra solo incapacità o negligenza politica non è nient’altro che la consapevolezza di questo dato di fatto.

Da questo punto di vista il rapporto tra PD ed astensionismo è quello più antitetico, lavorano per il loro zoccolo duro e non sono minimamente interessati a quel target di riferimento elettorale, vedere la misura degli 80 euro in busta paga ai dipendenti promossa da Renzi sotto elezioni a suggello di quanto evidenziato.
Dall’altra parte della medaglia e al centro di essa, magari si è più sensibili a certi temi come i centri di interesse delle lobby e degli ordini professionali, di alcune corporazioni o alla parte della pubblica amministrazione legata al cosiddetto mondo cattolico, ma è la stessa musica anche qui da sempre.
Anche qui da sempre abbiamo a che fare con un sistema che si auto-replica a forza di Spesa Pubblica, mancate o finte liberalizzazioni, conflitti di interesse e monopoli che non consentono in alcun modo (che non sia puramente di facciata) una adeguata concorrenza ed una libertà di mercato in grado da far ripartire questo paese.

È talmente radicato, come un poliziotto nella testa, questo modo clientelare di intendere il rapporto con la politica che non si rendono neanche più conto di che cattivo affare hanno fatto i Romani, i Senesi ed i cittadini di tutti gli altri comuni chiamati al voto ultimamente sostenendo per un altro mandato, nelle loro città, il porco che ha divorato l’Italia.
Solo la coperta corta rende, seppur residuali, ancora possibili alcune convergenze tra chi è incline al non voto e talune forze del centro-destra, le quali, se sommate all’azione di un deciso civismo al loro interno, possono essere ancora interessate ed idonee a ribaltare la situazione e a recidere ogni legame consociativo con l’asset centrale del partito della spesa pubblica: il PD e dintorni.
A meno che non abbia altri fini più personali, senza tenere presenti questi dati strutturali della situazione politica, può anche cominciare ad occuparsi di altro chiunque voglia cimentarsi in questa coraggiosa e difficile opera di ingegneria politica tesa, attraverso il sistema di voto, a stanare tutta la peggiocrazia di questo paese!
Da osservatori stiamo valutando scenari vari di possibilità, secondo la miglior scuola della cosiddetta algoritmica genetica e per questo non vogliamo lasciare nulla di intentato.

Pubblicità

Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo. Per maggiori info, leggi la nostra Cookie Policy e la nostra Privacy Policy.

Chiudi