Atreju 2015: la differenza tra lui e la Leopolda

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Un nuovo format al posto delle consuete tavole rotonde tra politici. Un pantheon di uomini e donne in carne ed ossa in grado di rappresentare, ognuno nel proprio ambito di competenza, i nuovi punti di riferimento della destra italiana. Ma senza chieder loro di prendere una tessera di partito. È questa la novità più significativa dell’edizione 2015 di Atreju, al via oggi alle Officine Farneto a Roma.

Sul palco dell’ex fabbrica di ceramiche del complesso del Foro Italico sfileranno le «eccellenze» scelte da Fratelli d’Italia: personaggi molto diversi tra loro, alle prese con un monologo di dieci minuti a testa, capaci di comporre il mosaico identitario del movimento guidato da Giorgia Meloni. Nella tre giorni si alterneranno rappresentanti dell’agricoltura e della pesca, dell’ingegneria automobilistica, dell’ambientalismo, dell’innovazione, della scuola, dei lavoratori autonomi, del mondo del lavoro in senso lato, ma anche artisti, corrispondenti di guerra e sportivi. Con tante sorprese, come il padre del punk italiano Giovanni Lindo Ferretti ed ex leader dei CCCP, ormai dedito al pensiero religioso cristiano, oppure il decano dei registi italiani, Pupi Avati.

Un modello simile per certi aspetti alla Leopolda di Renzi, ma dai contenuti diametralmente opposti. Nel confronto con la lista degli ospiti dell’ex sindaco di Firenze, infatti, spicca la dicotomia tra l’economia reale e la finanza: ad Atreju ci sarà il leader dei pescatori, Francesco Caldaroni, in guerra contro un Europa che sta massacrando la pesca italiana, mentre sul palco della Leopolda i riflettori erano puntati su un finanziere internazionale come Davide Serra. Non passa nemmeno inosservata la differenza tra l’imprenditore del cibo Oscar Farinetti e l’agricoltore Paolo Baldini, che sarà a Roma per difendere dalle grinfie dell’Europa il suo formaggio fatto con il latte vero e non con quello in polvere. C’è poi la differenza siderale tra un giornalista e uno scrittore “di guerra” impegnato nel documentare la terribile persecuzione dei cristiani da parte dell’Isis come Gian Micalessin e l’eterea poesia di Alessandro Baricco. Non solo: ad Atreju sarà possibile confrontare l’esperienza diretta sul tema dell’immigrazione da parte di Daniele Contucci della Polizia delle Frontiere rispetto alle proposte di Haziz Haicbah, urlate a gran voce nella prima edizione della Leopolda ma successivamente accantonate da Renzi appena insediato a Palazzo Chigi.

Significativa e simbolica anche la scelta della location della kermesse della destra italiana. Se l’ex sindaco di Firenze sceglie una ex stazione ferroviaria, la Meloni preferisce una ex fabbrica (recuperata e trasformata in spazio polifunzionale): un luogo che parla di lavoro, fatica, impegno e cose concrete. L’obiettivo? Dare voce all’Italia produttiva e a tutti coloro che ogni giorno contribuiscono a mandare avanti la Nazione col sudore della propria fronte. L’esatto contrario del mondo della finanza e della speculazione tanto cara al Pd e alla sinistra. Atreju o Leopolda: poche somiglianze, un universo di differenze.

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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