Berlusconi assolto: la rosicata di Sabina Guzzanti

Immagine 4Non ci vuole stare. Sabina Guzzanti non ha preso affatto bene l’assoluzione definitiva di Silvio Berlusconi nel processo Ruby e si è abbandonata ad un livoroso sfogo su facebook. In un post intitolato “Non ci sono prove che Berlusconi sia Berlusconi”, la soubrette, nota esperta di diritto, lancia gravi accuse nei confronti dei giudici della Corte di Cassazione: “L’unica cosa provata è che questi giudici della CASSAZIONE sono dei giudici in primis perché prendono lo stipendio da giudici e poi perché sono stati nominati giudici da personaggi simili niente popo’ che allo stesso statista: stessa stoffa, stesso stile, stesse frequentazioni, stesse logge”. Un’invettiva al termine di una breve sentenza di colpevolezza emanata dalla Guzzanti.
Ecco il testo della rosicata:

NON CI SONO PROVE CHE BERLUSCONI SIA BERLUSCONI

Primo, non ci sono prove che sapesse che Ruby era minorenne. E se ignorare che c’è un divieto di sosta non ha mai assolto nessuno quella ragazza è una puttanelle e le è andata fin troppo bene, se vogliamo parlare di tutele di minori, se invece vogliamo parlare del fatto che tutti sono uguali davanti alla legge allora stiamo facendo politica. Dice ma lo dice la costituzione: appunto.

Secondo, secondo la cassazione RUBY dice bugie.
Ha detto addirittura che Berlusconi faceva sesso con la Carfagna e la Gelmini. Totalmente inattendibile.

I giudici si limitano a registrare che la ragazza ha cambiato versione più volte. Non collegano questi cambiamenti ai milioni che ha ricevuto.

Non li collegano con l’indicazione che arrivò dallo statista: “fai la pazza”.

Non è provato il nesso tra questa richiesta e il pagamento.

Non è provato che Berlusconi che secondo la moglie era MALATO per le ninfette, sapesse che Ruby era minorenne.
Il fatto che ci fosse il precedente di Noemi non è una prova.

Sanno bene i giudici quello che è accaduto, cioè che il Presidente del Consiglio ha ordinato alla questura di togliere Ruby minorenne dalla tutela dell’assistente sociale e rimetterla a BATTERE.

La bimba viene affidata alla Minetti.
La Minetti che per questo caso è stata condannata, procacciava le ragazze per le feste del premier. Ma non è provato che il premier sapesse che venivano procacciate delle ragazze per le sue feste.
E che quindi mettere una ragazza nelle mani della Minetti significasse rimetterla nel giro della prostituzione e che lui lo sapesse.

Il fatto che la Minetti poi la accompagni a casa di un’atra prostituta cosa prova?
Ci vogliono le prove signori cari, non i teoremi.
L’unica cosa provata è che questi giudici della CASSAZIONE sono dei giudici in primis perché prendono lo stipendio da giudici e poi perché sono stati nominati giudici da personaggi simili niente popo’ che allo stesso statista: stessa stoffa, stesso stile, stesse frequentazioni, stesse logge.

Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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