Bufera sugli arretrati di colonnelli e generali: “È una lotta impari e non sempre vince Davide”

davide e golia.jpgUna vera e propria bufera mediatica. Migliaia di appartenenti alle Forze Armate e di Polizia, hanno deciso di far giungere il proprio “accorato” commento sull’articolo in cui si preannunciavano gli arretrati per Colonnelli e Generali, relativamente all’indennità di posizione e perequativa, in virtù di un’”elaborata” sentenza della Corte Costituzionale risalente al 2013 che, nell’amaro ambito del blocco stipendi, limitava i danni per i manager pubblici.
Già ci pensava Napoleone ad aumentare lo stipendio ai Generali quando la truppa si lamentava. Oggi però la truppa si lamenta perché ha fame – riferisce in una nota il delegato Co.Ce.R. carabinieri Giuseppe La Fortuna – Il 75% del personale del comparto Sicurezza e Difesa ha lo stipendio falcidiato dai prestiti da restituire, le cessioni del quinto e a quant’altro la crisi li abbia obbligati. Per loro non ci sono soluzioni! Per Dirigenti, Generali e Colonnelli – aggiunge La Fortuna – che ogni giorno chiedono ai dipendenti sacrifici, comportamenti parsimoniosi, risparmi al limite del ridicolo, che “pregano” la Rappresentanza di dimezzare le spese, (che significa limitarne la libertà di azione) basta una magia, invece, per ripristinare un “indebito squilibrio” economico e riempirne di nuovo le tasche. È una lotta impari – conclude La Fortuna – Non è sempre Davide a vincere!

Tra i vari commenti ricevuti, centinaia a dire la verità, riportiamo quello di un altro delegato della Rappresentanza Militare dei Carabinieri, Francesco Patiti. “La notizia non è nuova ma fa male più di un fresco rasoio! Non è invidia o atavico complesso di inferiorità! Sappiamo – continua Patiti – che questa società difende chi è già forte e non chi ha bisogno, ma a volte il limite superato genera uno sdegno più forte di quel che si poteva immaginare! Che poi il Direttore Generale dell’Ente che ha “finalmente” attivato la procedura di elargizione degli arretrati coincida col Presidente di uno dei Cocer più importanti del nostro Paese, la dice lunga sulla validità di questo modello di rappresentanza.
Non riepilogo le situazioni di disagio del personale non solo per mancanza di spazio, ma soprattutto per sfinimento. Non è colpa dei Dirigenti se il sistema li difende proteggendoli con ombrelli normativi che ne salvaguardano l’integrità economica. Non hanno colpa se per anni il personale non dirigente NON:
– ha pensato a dotarsi di un sistema di tutela sindacale (anche di una semplice modifica del modello della Rappresentanza Militare);
– si è occupato delle proprie pensioni trovandosi tutt’ora in una condizione vergognosa con particolare riferimento ai giovani;
– ha preteso di discutere della propria condizione di servizio e di impiego accontentandosi di briciole;
– ha avuto la lungimiranza di pensare alla propria retribuzione sottoscrivendo l’impegno al silenzio contrattuale fino al 2020!
– valuta la possibilità di separare il “mondo economico” retributivo e previdenziale dei Dirigenti dal proprio.

Potrei continuare – conclude Patiti – ma credo sia sufficiente per attirare l’attenzione di tutti sulla necessità di porsi delle domande, di impegnarsi in prima persona, ove possibile per modificare la situazione offrendo proposte, nuove idee, e soluzioni concrete, non lasciando ai social network il compito di dar voce, senza volume, ad un disagio che oramai dura da troppo tempo”.

Guido Lanzo

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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