Caso Severi-Giordano: chi di querela ferisce, di querela perisce

10893785_770309513051253_740993451_n«Scrivo su incarico della signora Francesca Severi in merito agli articoli di stampa che riportano il contenuto delle affermazioni false e gravemente offensive che sono apparse sul profilo Facebook del colonnello Alberto Giordano, riprese da un quotidiano on-line per informare che Francesca Severi ha già presentato alla polizia postale di Modena querele per diffamazione nei confronti del colonnello Giordano e del quotidiano on-line, chiedendo il sequestro/oscuramento dell’articolo».

Sono gli sviluppi del caso Severi-Giordano, dopo la sparizione del profilo facebook di Alberto Giordano che dichiara di essere vittima di hacker. In questo modo veniamo a conoscenza di una querela per diffamazione che l’avvocato modenese Alessandro Sivelli avrebbe presentato nei confronti di Qelsi Quotidiano per l’articolo “Bufera a Modena. Tradimenti e bilanci falsi: il finanziere accusa la sua ex campagna”, pubblicato lo scorso 1 gennaio.
E con questa abbiamo inaugurato una nuova moda: le querele annunciate sui giornali.
Lo facciamo anche noi, scrivendo su queste colonne che abbiamo dato mandato ai nostri legali di preparare una querela per calunnia nei confronti della signora Francesca Severi, che ha dato l’incarico all’avvocato Sivelli. In fondo siamo stati accusati pubblicamente di aver commesso un reato, quello di diffamazione, che sappiamo di non aver commesso. Siamo vittime di una calunnia, per l’appunto.

La notizia modenese, riportata da Qelsi, è stata il classico botto di capodanno: scritta da noi il 1 gennaio, è stata ripresa il giorno successivo da tutti i quotidiani cartacei della provincia, come La Gazzetta di Modena e Prima Pagina, che correttamente hanno citato la fonte. Eravamo noi la fonte, anche se in realtà non abbiamo aggiunto nulla di nostro. Aveva già fatto tutto il colonnello Alberto Giordano, pubblicando una lettera livorosa indirizzata alla ex Francesca Severi e soprattutto foto, diciamolo pure, intime. Foto che noi abbiamo trovato su facebook, sul profilo pubblico (visibile a chiunque) di Alberto Giordano, ma non abbiamo diffuso per scelta. E, ovviamente, non le abbiamo neppure acquisite.
Questo per tranquillizzare lo studio legale, che ha avvertito che chiunque si trovi in possesso delle immagini private che ritraggono la stilista, magari anche diffondendole, incapperebbe nel’accusa di violazione della privacy. Lo condividiamo e ribadiamo che non l’abbiamo fatto e mai lo faremmo, sarebbe la nostra stessa deontologia a impedircelo.

L’avvocato continua

La condotta del colonnello Giordano, considerando anche l’alto incarico che ricopre, non merita commenti. Le affermazioni ingiuriose riportate nella lettera a firma del colonnello oltre ad essere false, appartengono comunque a rapporti e vicende private che non hanno alcuna rilevanza ed interesse pubblici. Conseguentemente la loro diffusione configura ipotesi di diffamazione ed è per questo che vi chiedo di rispettare il diritto alla riservatezza della mia cliente e non diffondere ulteriormente il contenuto di tali affermazioni

Non siamo d’accordo. Si tratta di corrispondenza tra due persone resa pubblica da una delle due. Si tratta di due personaggi pubblici. Si tratta di un colonnello della guardia di finanza che accusa di bilanci falsi ed evasione fiscale una imprenditrice apprezzata.
Lo fa senza prove, è vero. E noi l’abbiamo scritto.
Sono affermazioni ingiuriose che il colonnello ha diffuso pubblicamente, secondo l’avvocato. Può esserci diffamazione, ma se c’è, allora l’ha commessa il colonnello Giordano. Noi non abbiamo diffuso le affermazioni ingiuriose, abbiamo dato la notizia specificando che le accuse sono da verificare. Come se scrivessimo un articolo sul fatto che Renzi ha insultato Berlusconi durante una trasmissione televisiva, riportando il video. L’ingiuria sarebbe di Renzi, non di chi dà la notizia, ormai già pubblica.

Sulla “rilevanza e interessi pubblici” della notizia in questione, facciamo nostre le parole di Enrico Grazioli sulla Gazzetta di Modena, testata di cui è direttore responsabile:

Ma quelle parole inquietano perché lasciano un’ombra più grande: che l’intera attività di un corpo fondamentale dell’ordine pubblico, di un presidio insostituibile della legalità sul fronte delle attività economiche sia stata per anni in questa provincia viziata da occhi di riguardo o da occhi distratti, troppo presi a rimirare altro… No, non è Francesca, che nel suo vivere sentimento ed eros può fare liberamente ciò che vuole, il corpo discinto del reato. Non è lei il cuore dell’attenzione pubblica, ma chi doveva essere, nel suo lavoro al nostro servizio, al di sopra di ogni sospetto e debolezza, un garante della legge: una moglie di Cesare e non ciò che traspare da quelle lettere cariche di risentimento ma incoscienti del ruolo rivestito per anni in una comunità prima di essere spedito altrove perché forse, finalmente, qualcuno qualcosa aveva compreso.
La battaglia legale dovrà aiutarci a comprendere soprattutto questo: se e come le esuberanze private si sono trasformate in vizi pubblici, se il danno personale oggi inferto a qualcuno sia stato preceduto o meno da un danno alla comunità. In questo caso, non chiedete a chi informa la compassione o il silenzio.

Ribadendo la nostra disponibilità a concedere uno spazio di replica alla signora Francesca Severi e anche a difenderla se necessario, come già abbiamo parzialmente fatto stigmatizzando il comportamento del colonnello Giordano nel nostro primo articolo e potremo fare ancora meglio se l’avvocato Sivelli decidesse di contattarci ora che sappiamo avere i nostri recapiti, diciamo assieme al direttore Grazioli: se battaglia legale deve essere, noi siamo pronti.

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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