Che cosa manca

129In questi ultimi anni, dal 2011 ad oggi, periodo che ha visto accendersi e spegnersi in un battibaleno speranze diffuse di cambiamento, abbiamo notato, come una costante, la totale difficoltà che vi è nel connettere le istanze che provengono dal basso con quelle che vengono proposte da personalità e/o da gruppi, i quali, seppur non riconducibili al mondo della politica mainstream, sono caratterizzati da un maggiore background politico-culturale rispetto alla persona comune che è semplicemente incazzata e stufa dello stato di cose esistenti.
Sono costantemente due mondi che non si parlano e le motivazioni di ciò, da quello che abbiamo potuto constatare sul campo, dipendono da entrambi i soggetti in gioco.

Gli uni sono stufi di programmi, convegni ed intellettualismi vari, gli altri non riescono a trasmettere, ad altri che non siano già d’accordo, le loro idee e proposte operative di cambiamento.
Anche in natura, se vogliamo costruire una volta a cupola a partire da una base quadrata, abbiamo bisogno di una forma poligonale nel mezzo che sappia accompagnare la costruzione.
Questo è veramente ciò che manca per saldare la voglia di cambiamento esistente in questo paese in una proposta politica ed operativa di peso dove la società civile possa farla, se non da protagonista, almeno ricoprendo la parte di forza autonoma.

E non è un gap da colmare di poco conto.
Occorrerebbe una struttura di “facilitatori” di questo processo, visibili, abbastanza riconosciuti e che si facciano interpreti di questa integrazione fra Rete e Territorio, tra alto e basso e garantiscano a tutto il processo quella fluidità che ancora non esiste nel saper connettere questi due mondi che di fatto non parlano, non interagiscono, si storcono il naso l’uno con l’altro, con tutto il vantaggio che da ciò deriva allo status quo.
Qualcuno di noi, con l’esperienza accumulata in questi anni, può farcela a svolgere il ruolo, ne ha sia la capacità operativa, sia quella intellettuale, sia il cosiddetto ‘fisique du role’, se solo lo volesse.

Non sarebbe neanche un’impresa dove si dovesse partire proprio da zero, questo periodo di nuovo impegno politico ha dato già modo di poter individuare una serie di discrimini attraverso i quali selezionare, sia i “facilitatori” in carne ed ossa, sia il loro modus operandi necessario allo scopo.
Sappiamo, ad esempio, che la loro riconoscibilità non deve essere rinchiusa in una struttura di partito che ricordi il vecchio, sappiamo pure che la loro modalità di intervento, tra le varie istanze di cambiamento provenienti dalla pancia del paese, debba contemplare quella capacità di operare che non privilegi, in esclusiva, nessuna forma di operatività politica particolare, bensì tutte quelle che possano, anche per vie concomitanti ed in simultanea, arrivare allo scopo del cambiamento prefissato: si deve saper spaziare dalla valutazione congrua di una proposta elettorale su base locale o nazionale, alla mobilitazione di piazza o alla prossimità con tutti i fenomeni di sana insorgenza che abbiano alla loro base il principio di auto-determinazione dei popoli e le libertà individuali, anche quelle che sono attinenti alla libertà di escludere ciò che a casa nostra non volessimo far entrare.
Anche dal punto di vista dei contenuti economici entro i quali muoversi, sempre alla luce delle recenti passate esperienze, oggi possiamo dire che è perfettamente inutile inseguire ipotesi di cambiamento che, comunque, non condividano, come un minimo sindacale, almeno questi altri 2 punti di massima:

1) Diminuzione del carico fiscale, senza se e senza ma, con conseguente riduzione della spesa pubblica;
2) Liberalizzazione contemporanea di tutti i settori (o almeno di gran parte) della vita economica, sociale e culturale del paese.

Ci si vuole almeno provare a farlo questo sforzo? Gli uni e gli altri intendo, gli intellettuali e le persone sfiancate da questa crisi legata al peso che uno Stato consociativo ed abnorme fa gravare sui ceti produttivi di questo paese.
Poi non lamentiamoci se a decidere sono sempre gli stessi ed a pagare il conto pure.

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Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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