Chi vuol sfatare gli attentati si crede un creativo, ma è solo un conformista

hebdo-klxE-U10401321910950ElE-700x394@LaStampa.itQuante espressioni sornione serpeggiano in queste ore fra i volti dei soliti intellettuali e politici perennemente imbozzolati nel soffocante conformismo buonista di chi, pur di non dire che l’acqua è bagnata, preferisce dire che potrebbe non essere acqua, screditando però quel sangue che certo acqua non è.

Questi “creativi” pontificano la loro ignoranza come se le battaglie di Lepanto e Vienna fossero creazioni di storici visionari e islamofobi, e come se il “cornetto” che mangiamo ogni mattina derivasse da un portafortuna rosso anziché dalla “mezzaluna” panificata dai fornai viennesi in seguito allo scampato assedio del 1683, a cui il frate “cappuccino” Marco D’Aviano prese parte completando così il conio della tipica colazione letteraria “cornetto&cappuccino”, della quale pochi conoscono la reale vicenda.

Ebbene, queste cariatidi della fratellanza universale blaterano da giorni come sirene dalle pile scariche che “la paura alimenta l’odio”, anziché esser l’odio di chi vorrebbe falcidiarci a farci, giustamente e umanamente, paura.
Ma in fondo la libertà non è mai piaciuta a sinistra: lì non si ride, non si ama lo sberleffo, si detesta ogni forma di satira (salvo quella antiberlusconiana), si portano occhialetti e barbette, s’indossano kefie e s’ascolta musica rap: quindi, perché mai dovrebbero allarmarsi se qualcuno fa altrettanto, pur col piccolo dettaglio in più d’un kalashnikov fra le mani?!
E a proposito di musica rap: uno degli assassini era un musicista “rapper”, non suonava musica classica o rock. Cosa mai condivideranno stilisticamente rap e Islam, se non una comune origine di stilemi basati su violenza testuale e anti-occidentalismo militante? Fortunatamente, i rapper italiani hanno ben altro a cui pensare che ai kalashnikov.

Per carità, il complottismo può essere creativo, certo, ma non può prendere per i fondelli le percezioni comuni: come se tutti i filmati di repertorio in cui si spara, si scanna, si decapita, si impalano i “diversi” (cristiani, omosessuali, adultere) fossero cinema; come se i mille proclami d’odio elargiti al mondo da predicatori di vario ordine e grado fossero in realtà recitati da attori; come se i tanti sguardi carichi di rancore che incrociamo per le nostre strade, impressi su volti contornati da evidenti simbolismi islamici, fossero la creazione di un complotto registico ordito da presunti aspersori di xenofobia, anziché un’orrenda realtà creata dal menefreghismo di chi avrebbe dovuto curare meglio le frequentazioni del proprio androne condominiale.

Ma l’ossimoro più ipocrita di tutti è che questi “increduli” sono gli stessi che votano leggi contro l’approfondimento e la ricerca storica, come se poter ragionare sugli orrori del passato sia un crimine, mentre farlo su quelli attuali sia un creativo passatempo.

Qelsi Quotidiano

Giornale Online registrato presso il Tribunale di Roma al n. 178/2013 del 10 luglio.
Direttore Editoriale: Silvia Cirocchi.

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